03/02/2012 -

Sport


Gli 80 anni di Cesare Maldini: un patriarca del calcio e quella rimonta parmigiana

(Franco Zuccalà/Italpress)

MILANO - Cesare Maldini domenica compie 80 anni. Ha  attraversato tante epoche di un calcio in continua evoluzione.  Quando cominciò a giocare, nella natia Trieste, il calcio era  un’altra cosa: un atto di fede, era un gioco eroico, il pallone  era pesantissimo, le calzature sembravano delle armi improprie, le  partite un avvenimento epico. Cesare aveva vissuto la guerra in un  posto di frontiera come la città giuliana. E quando il Milan lo  chiamò, lui capì che era la svolta della sua vita.  

Divenne il fedelissimo di Nereo Rocco che ne fece il suo scudiero,  il capitano e il suo consigliere. Il Paron chiamava Cesare,  Rivera, Ghezzi, Pivatelli Sani, Schnellinger e qualche altro,  nelle varie epoche, per decidere il piano di battaglia delle  partite, se dare o no fiducia a un giocatore, addirittura le  marcature. Non per nulla Cesare Maldini, nella sua carriera di  allenatore, si è sempre ispirato al suo vecchio allenatore.  Cesare è stato il primo giocatore italiano a sollevare una Coppa  dei Campioni, a Londra, nel 1963, ha vinto quattro scudetti (1955,  1957, 1959 e 1962) e una Coppa Latina. Dopo l’esordio in serie A a  Palermo il 24 maggio 1953 (0-0) ha giocato 412 partite nel massimo  campionato: 32 con la Triestina, 347 col Milan, 33 col Torino,  segnando in tutto tre gol. Poche le presenze in Nazionale (14),  con esordio il giorno della Befana 1960 a Roma con la Svizzera.

La  sua carriera di allenatore lo ha visto sulle panchine del Foggia e  del Milan, prima del salto in azzurro: tre titoli europei con la  Under 21, prima della promozione alla Nazionale maggiore con cui  esordì -guardacaso- ancora a Palermo contro l’Irlanda del Nord  (2-0) il 22 gennaio 1996.La sua gestione azzurra venne dopo quella, molto sofisticata, di  Arrigo Sacchi e venne definita "pane e salame": si fermò ai  Mondiali del 1998 in Francia, dove l’Italia fu eliminata dai  padroni di casa per 4-3 ai rigori nei quarti. La sua più grande  soddisfazione forse è stata la vittoria a Wembley contro  l'Inghilterra, con gol di Zola. Quel giorno in campo c'erano due  Maldini, Cesare e Paolo. Non era successo mai, in azzurro, che  papà e figlio fossero in campo, da allenatore e da capitano. In  effetti la "dinastia" dei Maldini detiene un record mondiale,  difficilmente battibile: ben dieci finali di Champions League.  Certo, non tutte vinte: Cesare ne ha giocate due, conquistandone  una; Paolo ha dato il suo contributo alla disputa, da parte del  Milan, di ben otto finali (cinque vinte). Insomma, nella bacheca  di casa Maldini ci sono Coppe dei Campioni, scudetti, Supercoppe  europee, Coppe Intercontinentali, ecc. Quale famiglia può vantare  un simile palmares ? Nessuna, crediamo. "Il merito dei successi  della nostra famiglia - ha ripetuto Cesare diverse volte - è  della società rossonera che ha un’organizzazione eccezionale sin  dai miei tempi. Con l’arrivo di Silvio Berlusconi al vertice, il  Milan è diventato uno dei migliori club del mondo e si vede anche  dai risultati". Ma chi ha aperto la strada a tanti successi è  stato l’ottantenne Cesare.
Tuttavia, dopo Paolo ci sono altri due Maldini, Christian e  Daniel, pronti a battere le strade di papà e nonno. Certo, finora  la premiata ditta Cesare & Paolo Maldini ci ha offerto oltre  sessant'anni di calcio pluridecorato e ad alto livello. Buon  sangue non mente. Cin Cin, vecchio Cesare.

Quella rimonta parmigiana

Il giusto omaggio di Zuccalà a Cresare Maldini dimentica una importante parentesi parmigiana. Cesare maldini, infatti, fu chiamato da Ernesto Ceresini, che ancora credeva nella possibilità di rimontare la lanciatissima Triestina nonostante la brutta partenza della gestione Landoni.

E Maldini riuscì nel miracolo. Valorizzò il giovane Ancelotti alle spalle di Scarpa e Bonci. Inventò a Torresani (l'allenatore dei Crociati Noceto una posizione di finta ala). Inventò una particolarissima staffetta Colonnelli-Toscani e finì per cancellare, lui triestino di nascita, il sogno dei suoi concittadini: prima con la vittoria a Trieste nello scontro diretto (gol di Bonci), poi nello spareggio di Vicenza vinto 3-1 (prima Scarpa, poi la doppietta di Ancelotti nei supplementari con il Parma in dieci  per l'infortunio a Agretti. In porta il dottor Boranga).

L'anno successivo il clima si incrinò soprattutto con i "senatori" dello spogliatoio. Finì con l'esonero, una (infelice) lettera alla Gazzetta della squadra e con una ormai inevitabile retrocessione, nonostante i tentativi del nuovo tecnico Tom Rosati.

Chi scrive, allora inviato 21enne della Gazzetta nel ritiro sulle colline vicentine prima dello spareggio, ricorda non solo le qualità del tecnico in quella rimonta, ma anche la disponibilità e la gentilezza verso il cronista "pivellino".   Buon compleanno, mister !  (g.b.)
 



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La città si dimostrò irriconoscente ma una storica scritta sul muro dentro al Tardini diceva MALDINI SEI FANTASTICO
inviato da Sergioker il 03/02/2012 alle 15:59
Aggiungo anch'io un ricorso personale a quello di Balestrazzi. Il mio da tifoso allora diciassettenne che fece la sua prima trasferta nella mitica partita di Trieste con gli ultimi ...
inviato da Gianfranco il 03/02/2012 alle 15:56
TANTI AUGURI PER GLI 80 ANNI Tanto di cappello,i MALDINI padre e figlio, seri sportivi e persone degne di rispetto aspetto l'uscita di un nipotino ad alti livelli per continuare ...
inviato da claudio il 03/02/2012 alle 15:35

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