Perse le chiavi di Wembley: alle Olimpiadi continua la farsa della sicurezza
Alessandra Baldini
LONDRA – Capita a tutti di perdere le chiavi di casa, ma di uno stadio? E nei giorni delle Olimpiadi? Farsa sicurezza ai Giochi di Londra 2012: dopo il fiasco della G4s, la società privata a cui era stata appaltato il buon andamento dei Giochi e che in extremis non era riuscita a reperire personale a sufficienza, adesso si sono perse le chiavi dello stadio di Wembley. La scomparsa delle chiavi laser dell’arena, che costano 40 mila sterline, dunque assai più di un normale paio di quelle casalinghe, ha scatenato una caccia al colpevole oltre alla necessità di cambiare le serrature.
«La sicurezza dello stadio non è mai stata messa in pericolo», ha assicurato il comitato organizzatore Locog precisando che le chiavi perdute erano quelle che aprivano porte interne dell’edificio dove si svolgono alcune delle gare di calcio delle Olimpiadi.
A ogni buon conto Scotland Yard ha aperto un’inchiesta nel timore che le chiavi, dello stesso tipo di quelle usate nelle prigioni, siano state rubate da qualche malintenzionato. Come se non bastasse, secondo il Daily Mail, è emerso nelle ultime ore che anche un paio di simili chiavi per Wimbledon, dove sono in corso le gare di tennis, sono state smarrite in circostanze analoghe. Il giallo delle chiavi sparite si è aggiunto alla bagarre delle poltrone vuote riprese dalle tv sulle tribune degli stadi nonostante il tutto esaurito dichiarato. Centinaia di posti vuoti sulle gradinate che ieri avevano messo in imbarazzo il Locog provocando la rabbia dei tifosi. Oggi, come per miracolo, gli organizzatori dei Giochi hanno "trovato" tremila biglietti da distribuire al pubblico provocando un sospiro di sollievo a Downing Street.
Le poltrone diventate di nuovo disponibili – in buona parte per la ginnastica, ma anche il nuoto, gli sport equestri e il beach volley – erano state assegnate a gruppi della "famiglia olimpica", un eufemismo che indica tra l’altro le federazioni sportive, i comitati olimpici nazionali e gli sponsor, che adesso, in conseguenza di un discreto pressing dietro le quinte da parte del governo britannico, hanno accettato di rimetterle sul mercato.
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