Pavarini non apre la porta
dal nostro inviato Sandro Piovani
Trentacinque anni compiuti e tanta voglia di restare a Parma. Nonostante le richieste di mercato. Nonostante l’arrivo di Mirante. Nicola Pavarini ha saldato il debito con Parma: ci ha messo la faccia e alla fine è stato uno dei protagonisti dell’immediata risalita in serie A. «Ho avuto delle richieste, con la possibilità di andare a giocare in qualche altra squadra - conferma Pavarini -, però penso di essermi meritato questa serie A, insieme ai miei compagni, e aggiungo che ci tengo. Come avevo detto l’anno scorso che non volevo andare via dopo essere retrocesso, rimanendo così a Parma, anche ora voglio giocarmi le mie chance perché l’anno scorso ho dato anch’io il mio contributo per la serie A». Insomma Pavarini è convinto di avere ancora molte carte da giocare con il Parma, nonostante l’arrivo di Mirante. Una rivalità che non sembra impensierire l’esperto numero uno del Parma.
«Darò il massimo per giocarmi il posto da titolare e cercherò di mettere in difficoltà l’allenatore. Se poi Mirante sarà più bravo, allora giocherà lui. Mi giocherò al cento per cento tutte le mie possibilità». Dovrà essere una rivalità costruttiva comunque, vista la delicatezza del ruolo: servirà una gestione oculata degli equilibri per non rischiare di perdere entrambi i giocatori, dal punto di vista psicologico, della fiducia in sé stessi e della squadra. Oggi intanto sarà presentato Mirante, ultimo colpo di un mercato ancora lungo. Troppo lungo per Pavarini. «Quello che mi dà fastidio del mercato è che si giocheranno due partite di campionato prima che si chiudano le trattative. Un giocatore può iniziare in una squadra e dopo poco può giocarle contro. Non credo sia giusto: secondo me quando inizia il campionato, il mercato deve essere finito. In ogni caso non credo che le voci di mercato possano disturbare più di tanto: tra i miei compagni vedo la giusta serenità». Insomma il giusto atteggiamento per iniziare bene la stagione, concentrandosi sul lavoro di squadra e dimenticando i problemi personali. «Il Parma sta nascendo bene - continua Pavarini -, anche i nuovi si sono inseriti, si sono messi subito a disposizione. Siamo sulla strada giusta». Parlando di tecnica e sistemi di gioco, ragionamenti tanto di moda in preparazione, inevitabile parlare dell’assetto difensivo del Parma che sta nascendo. Se nella passata stagione poche volte il Parma aveva abbandonato la difesa a tre, ora sembra voler ripartire da una linea a quattro. «Stiamo provando delle soluzioni secondo le caratteristiche dei nostri giocatori - spiega ancora Pavarini -. Proviamo la difesa a tre ma anche a quattro, proseguendo un lavoro già iniziato l’anno scorso. Ora si può fare con calma, senza la pressione della partita, senza preoccupazioni. C'è tempo e modo per allenare vari tipi di schieramento».
In un reparto arretrato che è cambiato poco, in attesa di eventuali rinforzi. «La difesa è praticamente quella dell’anno scorso, con gli innesti di Fontanello e Dellafiore». Una difesa che due anni fa si era portata a casa la maglia nera di peggiore della serie A mentre l’anno scorso è risultata la migliore della B. «Sono due categorie diverse e l’anno scorso il reparto ha trovato la giusta sintonia e siamo riusciti ad essere la miglior difesa del campionato: un risultato a cui tengo perché all’inizio eravamo stati criticati. E perché l’anno prima eravamo stati i peggiori. Lavorando invece sulle basi dell’organizzazione di gioco dell’anno scorso, della compattezza della difesa vista in B e apportando le migliorie che richiede la categoria, credo che potremmo affrontare la A dicendo la nostra». Con una considerazione che può affrancare un cauto ottimismo: in fondo Guidolin ora conosce bene la squadra, conosce le potenzialità e le difficoltà dei suoi giocatori. «L'allenatore conosce i nostri pregi e i nostri difetti - conferma Pavarini -: lavoriamo sulle difficoltà che avevamo l’anno scorso». In questi giorni Guidolin sta cercando soprattutto di lavorare sul gioco di squadra, sia nella fase difensiva che in quella offensiva. «Non dobbiamo essere una squadra “lunga”, dobbiamo essere un corpo unico e la difesa deve giocare più alta - ribatte Pavarini -: giocare da squadra e meno da singoli». Come sempre sarà il campo a giudicare la bontà del lavoro svolto: tra un mese il primo di trentotto responsi.
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