20/02/2012 -

Italia-Mondo


È morto Renato Dulbecco, Nobel per la Medicina: ha cambiato la lotta ai tumori

Il premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco è morto. Lo ha confermato all’Ansa il presidente del Cnr Luigi Nicolais. Dulbecco, ha spiegato Paolo Vezzoni, uno dei suoi più stretti collaboratori al Cnr di Milano, è morto in California, dove viveva con sua moglie. Fino a qualche mese fa le sue condizioni di salute erano buone ma nell’ultimo periodo aveva accusato alcuni problemi circolatori. Il prossimo 22 febbraio avrebbe compito 98 anni.

LE SUE RICERCHE GETTARONO LE BASI DELLA MODERNA MEDICINA CONTRO I TUMORI. Dulbecco ricevette il premio nel 1975. A lui va il merito di avere risolto il mistero sull'origine di alcune forme di tumore. In contrasto con le idee scientifiche prevalenti nel suo tempo, ha per primo concepito il tumore come una malattia scatenata da un difetto del Dna.
La strada che lo porta a questa scoperta comincia a intraprenderla all’inizio degli anni '60, a pochi anni dalla prima descrizione della molecola a doppia elica del Dna da parte di James Watson e Francis Crick.
Esplorando le cause che costringono una cellula sana ad «impazzire», i primi sospetti di Dulbecco si concentrano sull'infezione da parte di alcuni virus, che riescono a introdursi nel Dna umano fino a diventarne parte integrante e "scombussolandone" il corretto funzionamento. Questi virus, chiamati virus oncogeni, riuscivano cioè a trasformare una cellula sana in una cellula tumorale. David Baltimore e Howard Temin, che nel 1975 condivisero il Nobel con Dulbecco, scoprirono che il trasferimento del materiale genetico del virus nella cellula è opera di un enzima chiamato trascrittasi inversa: questo è il motore molecolare che permette al virus di replicare il suo materiale genetico, che sarà poi incorporato in quello della cellula. Gli oncovirus sono all’origine di molte forme di tumore nell’uomo e la ricerca di Dulbecco ha gettato le basi per comprendere in modo più preciso i meccanismi molecolari attraverso i quali si propagano. Inoltre il meccanismo con il quale gli oncovirus fanno degenerare una cellula sana in tumorale somigliano molto a quello più generale con cui una cellula degenera.
Sono state queste ricerche a gettare le basi di quella che oggi è la strategia più avanzata della lotta contro il cancro e che si basa sulla possibilità di identificare le tante mutazioni genetiche che permettono al tumore di sfuggire ai farmaci, o di interferire con i meccanismi molecolari grazie ai quali il tumore si sviluppa e si diffonde nell’organismo.

PROPUGNO' IL PROGETTO GENOMA. Proprio alle basi genetiche dei tumori, in particolare quelli del seno, Dulbecco dedica gli ultimi anni delle sue ricerche. In quest’ottica partecipò direttamente al Progetto Genoma Umano, il progetto internazionale che ha permesso di ottenere la mappa completa del Dna dell’uomo. Il Nobel torna infatti in Italia nel 1987 per coordinare i 29 gruppi di ricerca impiegati nella parte italiana dell’impresa, lavorando presso l'Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Milano. Il progetto però si arena nel 1995 per mancanza di fondi pubblici.

DULBECCO CAMBIO' LA RICERCA SUL CANCRO. NEL 1999 CONDUSSE IL FESTIVAL DI SANREMO CON FABIO FAZIO.
(Enrica Battifoglia - agenzia Ansa)

ROMA - Se oggi sappiamo che i tumori sono malattie dai mille volti e che il primo bersaglio per aggredirli è il loro Dna il merito è di Renato Dulbecco, il pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro. In pochi decenni la lotta ai tumori ha imparato a parlare un linguaggio completamente nuovo grazie alle sue ricerche.  Nonostante avesse la cittadinanza americana dal 1953, Dulbecco ha sempre mantenuto un forte legame con l’Italia, tanto da essere considerato il padre delle ricerche italiane sulla mappa del Dna, condotte presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Milano. Solo l’età avanzata e le condizioni di salute precarie hanno interrotto la spola tra Milano e La Jolla, in California, dove viveva e lavorava presso l’istituto Salk. Tuttavia la sua presenza in Italia ha lasciato tracce significative, sia nei risultati scientifici sia nella difesa del valore della ricerca. Al punto che nel 1999 non ha esitato ad accettare l’invito a condurre il Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio, devolvendo il compenso a favore del rientro in Italia di cervelli fuggiti all’estero. Un’iniziativa simbolica che ancora oggi prosegue nel Progetto Carriere Dulbecco promosso da Telethon.
Non è stato solo il palco di Sanremo a favorire la popolarità di Dulbecco: il suo sorriso spontaneo, la cortesia innata e il grande entusiasmo per la ricerca hanno fatto di lui uno «scienziato gentiluomo», schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l’Evoluzionismo nei libri scolastici.  Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere «assaporato» anche chimica e matematica. A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell’università di Torino e segue i corsi dell’anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire. Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino.    Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: «senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave», raccontava mezzo secolo più tardi ancora divertito, ripensando all’incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. «Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare: lei alle sue idee sullo sviluppo embrionale e io alle cellule in vitro per fare un mucchio di cose in fisiologia e medicina». Sono le strade che entrambi seguono negli Usa e che portano Dulbecco nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia ad occuparsi di tumori. Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà «oncogeni».
Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell’ Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all’Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l’avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un’esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti.
 
 

 







Un grande!!!
inviato da oberto il 21/02/2012 alle 09:45
Un calabrese che ha segnato il destino dell'umanità. Grazie! era anche un grande antifascista.
inviato da raf il 20/02/2012 alle 21:08
Ci mancherai... Grazie di tutto!
inviato da Piero il 20/02/2012 alle 19:30

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