Fini: il Pdl non c'è più
Per Fini «il Pdl non c'è più». Per Maroni «è rinata An». Dalla festa tricolore a Mirabello, una decina di chilometri da Ferrara, il presidente della Camera e leader di «Futuro e Libertà» ha marcato i confini da Berlusconi tracciando la nuova rotta del suo gruppo. «Mi hanno cacciato con un atto illiberale e autoritario degno del peggior stalinismo». Comunque, «si va avanti con le nostre idee e senza farci intimidire dai metodi Boffo, per evitare che il governo commetta errori e perché la legislatura arrivi alla fine, senza cambi di campo, ribaltoni o ribaltini: se lo tolgano dalla testa».
«Non ci ritiriamo ha scandito Fini respingendo le ultime offerte del Cavaliere - né in convento né tantomeno andiamo raminghi in attesa di perdono perché Berlusconi, che è uomo di spirito, deve capire che i nostri parlamentari non possono essere trattati come clienti della Standa, che se non cambiano supermercato hanno il premio fedeltà».
Quando si tratterà in Parlamento di votare i 5 punti di programma sui quali Berlusconi chiede la fiducia «i nostri capigruppo diranno sì a nome di tutti, senza distinzioni tra falchi e colombe, perché non siamo appassionati di ornitologia». Si chiede però di discutere «con spirito costruttivo», e di farlo ogni volta «con un nuovo patto di legislatura e non un tavolo a due gambe e con l’acquiescenza del Pdl alla Lega». «Da oggi - ha concluso Fini - ci sono «la Lega, Forza Italia allargata e Futuro e Liberta, chiamatelo partito o come volete». Come andrà a finire? Bossi è pessimista: «Situazione difficile, non dura».
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