Il fascino del giardino d'inverno
Sandra Migliavacca
Spazi perduti, ossature nascoste, rami, tronchi e semi, con l’avanzare dell’inverno e con il gelo, il giardino si offre in una veste più intima e segreta, svelando eleganza e leggerezza nascoste per il resto delle stagioni dietro abiti più eccentrici e sfarzosi. E’ uno spettacolo silenzioso e solenne quello del giardino in inverno. Mi piace passeggiare in silenzio con i miei cani e coglierne le coraggiose nudità dei rami che si stagliano verso cieli tersi e luminosi. Mi rallegrano il leggero ed evanescente sfavillio dei pennacchi delle graminacee, masse arcuate e morbide che si ergono su rigidi steli legnosi, il bianco argentato e il morbido colore madreperlato delle cortecce delle betulle e dei pioppi argentati. Osservo che il colore più vivace in questo momento nel mio giardino è il rosso: rossi vividi e arancio accesi di bacche che si materializzano su rami nudi, rossi i rami dei salici e dei cornus, rossi i petti degli agili e leggeri pettirossi mi accompagnano anticipando con rapidi svolazzi il mio percorso. Cerco sempre quando il gelo si fa più serio, di ricordarmi di loro e di provvedere al loro nutrimento preparando impasti di briciole, di dolci e noci o uvetta appassita molto nutrienti e dei quali loro sono ghiottissimi, pur consapevole che a fine inverno per alcuni di loro, grazie alle mie «amorevoli attenzioni l’ innata eleganza e leggerezza che li contraddistingue cederà il posto ad una marcata pinguedine che li farà assomigliare più a quaglie con il panciotto rosso che a leggiadri pettirossi.
Nel frutteto qua e là qualche compare qualche guancia arrossata tra le piccole mele lasciate sui rami per cibare gli uccellini. A terra incontro un letto di grossi frutti gialli di cydonia che non colgo volutamente. Nei giorni più duri qualche abitante del giardino mi sarà grato per questa «dimenticanza».
E’ una soddisfazione ammirare la lunga quinta di trame rosso arancio vivo che forma la siepe di salice sul confine. Solo quattro anni fa era una misera siepina di fuscelli insignificanti ora è un muro di intrecci luminosi dentro il quale si infiltra e si riflette la luce vivace dell’inverno creando geometrie degne di un’ opera scultorea. Con orgoglio scopro che molti degli alberi piantati negli ultimi anni, piccoli e fragili sono diventati adulti e cominciano a mettere in mostra le forme definite e solide dei tronchi e dei rami. E’ un po’ come accorgersi all’improvviso di quanto rapidamente siano cresciute le proprie creature.
Vedere crescere ed evolvere o involvere il proprio giardino è il lato « materno» del giardiniere e mai come in inverno si devono mettere a fuoco progetti o strategie per il futuro. Con metodo mi annoto quindi i difetti, le carenze o le ingenuità più evidenti e a lato poi scriverò le soluzioni, le modifiche o le innovazioni che dovrò adottare.
Il giardino in inverno ci parla con un linguaggio limpido e diretto ed è proprio in questa intensa e costante comunicazione con il giardiniere sta il segreto che trasforma un luogo qualunque in un paesaggio magico e pulsante di vita.
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