Piccoli Eden a costo zero
Una delle mail di auguri che mi è arrivata da una azienda leader di perenni e graminacee, riportava questa immagine che ho trovato fantastica, che mi ha fatto piacevolmente sorridere e riflettere.
Il concetto di giardino è in realtà talmente vasto che può contemplare qualunque formula di «addomesticamento» della natura e in qualunque veste o forma la fantasia umana possa immaginarla. Non mi stupisce dunque che anche una parata di arrugginite latte di recupero e contenitori di plastica ricolma di fioriture spettinate e povere risulti assolutamente affascinante e strappi un sorriso di ammirazione. Questo fotografato, è un giardino a tutti gli effetti, molto alternativo certamente ma con una forte personalità, prodotto a costo zero, probabilmente nato da un pugno di semi di garofanini, da qualche ramo di pelargonio rubato in giro, o da qualche talea trafugata ma dietro c’è l’impegno di qualche mano che l’ha seminato, piantato, che ha allineato i contenitori e sostenuto le piante con i cannicci, accudendole amorevolmente. Tutto questo è fare giardinaggio, «estremo» se vogliamo ma proprio per questo stupendo. Mi era già capitato in Sicilia di soffermarmi ad immortalare con un dettagliato servizio fotografico, uno dei «giardini» più stravaganti mai visti. Davanti ad una officina di un fabbro, tra lame, rottami e rumori infernali, a lato della porta di ingresso c’era una complicata struttura in ferro che poteva essere partita da una vecchia enorme stufa ma poi elaborata dall’artigiano, farcita con ogni sorta di anfratti e contenitori sempre in ferro, che contenevano una varietà infinita di piante grasse, esotiche o tropicali. In pochi metri quadrati, veniva rappresentato un universo botanico proveniente almeno dalla metà del nostro pianeta. Una sorta di micro orto botanico concentrato in un’ unica struttura complessa ed articolata.
Curiosa di conoscere l’autore del «capolavoro» entrai nella bottega e conobbi il fabbro che orgogliosissimo della sua opera botanica, mi raccontò che da oltre 5 anni ormai arricchiva costantemente la sua collezione di piante colte in giro e mai comprate, aggiungendo ogni volta alla struttura, un pezzo adatto alla nuova entrata. Il progetto era dunque in continua evoluzione e assolutamente più divertente di quanto non immaginassi. Sarei curiosa di vedere dopo tre anni a che punto di espansione siamo arrivati. Fortunatamente osservai che la struttura metallica era posta a mezz’ombra, riparata dal sole cocente del mezzogiorno che avrebbe altrimenti «stufato» tutte le piante ospiti.
Mi congedai da quell’originale giardiniere complimentandomi sinceramente per la sua fantasia e maestria, stringendo una enorme mano rude, ruvida, annerita da anni di lavoro e indurita dai colpi sul ferro, capace però di forgiare un giardino tanto soave, leggero e delicato, un vero piccolo Eden. S. M.
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