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di Andrea Violi
Nelle opere di arte contemporanea di Giorgia Barabaski l'immagine del corpo femminile abbonda. Foto di donne più o meno svestite, video con l'artista senza veli e così via. Ma non si tratta di un mero utilizzo del corpo, non è - non vuole essere - un nudo banale. È arte, perché se tu che guardi vedi soltanto una donna nuda, significa che devi impegnarti di più: non hai colto il messaggio intrinseco. Messaggio che in queste opere c'è, mentre in molti programmi televisivi o in certe pubblicità, la presenza della donna è davvero soltanto un contorno.
Così Giorgia Barabaschi (in arte Giorgia Barabaski - Gbk) spiega che c'è nudo e nudo. A Parma la sua mostra «Wall less room» ha creato dibattito proprio per l'uso del corpo femminile (leggi l'articolo) e lei, in quell'occasione, ha spiegato che è soltanto «lo spettatore che può generare osservazioni e nutrire fantasie». «Wall less room» è una serie di installazioni e foto di modelle senza vestiti. Nel video «- 1» si vede una ragazza nuda sotto un telo: prima si muove in modo ammiccante, poi le manca l'aria e cerca di liberarsi, tagliando quel telo che la imprigiona. E alla fine, conquistata la libertà, la ragazza va via.
Giorgia usa il nudo, mettendosi in gioco in prima persona, nelle sue opere di artista free lance.
Giorgia non sopporta il nudo fine a se stesso, di cui sono pieni i media, che secondo lei non aiutano gli spettatori a usare l'intelligenza.
In generale, l'(ab)uso del corpo femminile nei media è un tema sentito o c'è una certa «assuefazione» nel pubblico?
Penso che in Italia il corpo della donna sia posto come un oggetto o come uno scambio di merci, a livello mediatico. E c'è un richiamo molto sessuale.
Quindi la tua opinione è negativa...
Sì, la gente guarda più l'estetica che i valori veri. Non per questo, comunque, il nudo è da censurare. Dipende dal modo con cui si mostrano le cose: in Austria puoi vedere persone nude al bagno turco ma lo vivono in modo spontaneo, naturale. In Italia la nudità è vista come qualcosa di negativo, mentre è la cosa più elementare che c'è, dato che nessuno è nato sotto i cavoli. Ed è quando c'è una negazione, una chiusura, che le persone vedono la trasgressione.
Nelle tue opere - «Wall less room» ma non soltanto - fai un ricorso al linguaggio del corpo femminile. Perché?
Sono una donna, sono stata avvantaggiata a livello estetico però... non sono soltanto estetica. Purtroppo invece le persone spesso si fermano a questo, quando vedono la tua immagine... Per esempio: se devo parlare di lavoro con una persona, mi invita a cena e non sta neanche a sentire ciò che dico. Magari avviene in tutte le parti del mondo però... non lo so, (all'estero, ndr) c'è anche più serietà in questo.
Anche nell'approccio alle tue opere, hai notato che ci si ferma più spesso all'esteriorità e non a un messaggio più profondo?
Attenzione: si tratta di diversi livelli di tipo culturale. Le opere presentate in galleria (nella Temporary station, ndr) sono rivolte a un target abituato a masticare cose forti. In generale però abbiamo una media culturale piuttosto bassa: non c'è abbastanza istruzione, né analisi della forma e dei contenuti... Molti non sono capaci di avere riferimenti storici, né di provocare un cambiamento.
Come si può fare per migliorare questa situazione?
Innanzitutto bisogna smettere di far finta che le persone si accontentino. Molti sono stufi di vedere donnette piuttosto che di parlare solo di calcio e in tv vorrebbero programmi più intelligenti. Solo che molte persone sono pigre e passive. Chi è passivo immagazzina tutto e si rincoglionisce.
Insomma, prima ancora che i media e la pubblicità, secondo te dev'essere ognuno di noi a “svegliarsi dentro”...
Assolutamente sì. Bisogna svegliarsi per forza: gli altri Paesi ci stanno sorpassando alla grande. La realtà è che tutto va avanti, non possiamo avere pensieri ristagnanti.
Multimedia
Foto: la mostra "Wall less room" a Parma
Video: "- 1" e "Babelibiza"
Video: le performance artistiche di Giorgia Barabaski su Vimeo
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