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di Andrea Violi
Le ragazze immortalate nei calendari sexy non sono affatto donne-oggetto. Né oggetti né soggetti. Semplicemente interpreti - ben felici di farlo - di scatti che permettono alla loro bellezza di resistere alla brutalità del tempo che passa. Lo spiega il giornalista e blogger reggiano Ciro Andrea Piccinini, inventore del calendario «Sexpolitik», che abbina scatti sexy e ironici a un messaggio di tipo politico (quest'anno a sostegno di Piero Marrazzo, nel 2008 per il ministro Gelmini, mentre l'anno prima le ragazze erano “nude per Prodi”). E prima che si chiamasse Sexpolitik, il calendario di Piccinini proponeva scatti di ragazze di Scandiano e dintorni.
Ogni anno 12 o 13 modelle non professioniste accettano di farsi fotografare in pose da “burlesque”, cioè sexy ma nel contempo ironiche. Ciro Piccinini parla quindi per esperienza diretta, quando dice che non c'è abuso dell'immagine del corpo femminile: non c'è nelle sue intenzioni così come nell'idea che le modelle hanno di se stesse. Una di loro è stata chiamata per un provino per un reality show, altre continuano magari a fare le modelle, altre ancora hanno soltanto fatto un'esperienza diversa. Tutte queste ragazze hanno in comune la percezione di se stesse: non si sentono strumentalizzate ma valorizzate dal calendario. Lo si pubblica solo con la loro approvazione, spiega il promotore dell'iniziativa, che critica la mercificazione non tanto dell'immagine quanto del lavoro e della dignità stessa delle donne.
Ciro, al giorno d'oggi esiste ancora il tema della donna-oggetto oppure non più?
Secondo me, posto così, non è un problema di attualità ma un tema vetero-femminista...
Le nostre interviste nascono da spunti locali e nazionali molto recenti...
Si presume sempre che sia l'uomo a sfruttare il corpo della donna invece no: è la donna che utilizza il suo corpo senza tabù, senza farsi problemi. Bisogna sempre usare la testa: il problema subentra quando c'è uno sfruttamento, ma se è normale lavoro... ormai il discorso della tv, dei giornali e della pubblicità lo ha ampiamente sdoganato. E non da oggi.
Ma nel lanciare il tuo calendario qualcuno ti ha criticato, accusandoti di sfruttare l'immagine della donna?
Sì, qualche anno fa è successo con un sacerdote. Il parroco di Scandiano aveva scritto una lettera a un giornale, ponendo la questione che si trattasse di donne... troppo svestite.
Come hai risposto?
È venuta la Rai a intervistarmi. Io ho invitato il parroco per un confronto, lui ha accettato volentieri. È stato un modo per fargli prendere atto che è un'iniziativa tranquilla, controllata e ironica. In pratica, si sta insieme giocando a fare il calendario. C'è una componente di gioco, di scherzo fra amiche che poi guardano le foto.
In un calendario come Sexpolitik la donna è insomma più un soggetto che un oggetto?
È un'interprete. Ci sono donne che interpretano un ruolo in un film o a teatro e altre che interpretano un calendario. Vale anche per gli uomini. Alcune ragazze si calano meglio nella parte, altre all'inizio sono più impacciate perché magari è la prima volta. Nel nostro calendario c'è ironia: è un po' una parodia dei grandi calendari, come quello della Pirelli. Si parla sempre di questo grande calendario, che ha un grande budget e bravi fotografi. Quest'anno Terry Richardson, che ha fatto anche libri molto trasgressivi. Nel 2008 hanno fatto le foto in Botswana e c'era poco nudo, mentre quest'anno ce n'è di più. È piaciuto molto, soprattutto alle donne. L'importante è che piaccia proprio alle donne: sono loro le più critiche nei confronti delle modelle.
Il calendario sexy è un genere che resiste nel tempo...
Sì. In generale però bisogna stare molto attenti a non scadere nel volgare. Noi (organizzatori di Sexpolitik, ndr) secondo me non siamo mai scaduti nel volgare: abbiamo fatto foto morigerate, con qualche topless e vedo-non vedo. Comunque sono interpretazioni delle modelle. In televisione, anche al pomeriggio e nei programmi di prima serata, si vede di peggio. Per le ragazze, interpretare un calendario è un'esperienza di vita. Fare belle foto, in un bel contesto, nel quale le ragazze si giudicano belle... fa bene anche alla loro autostima. È un po' un modo per fermare il tempo: le foto fatte oggi restano; magari fra vent'anni si possono guardare con nostalgia o con un sorriso. Nel calendario non c'è alcun tipo di sfruttamento: ogni passaggio è controllato e autorizzato dalle ragazze. In altri contesti c'è un più sottile sfruttamento della donna, non solo nel corpo: in molti ambienti di lavoro ci sono donne mobbizzate o sfruttate con un posto a basso costo. In politica si parla di quote rosa ma poi c'è una preclusione ai ruoli apicali. Queste donne si lasciano sfruttare con l'anima; più di quanto accada su un set fotografico. Non vedo come ci si possa stupire o scandalizzare. E lo sfruttamento dell'immagine è maggiore in altri contesti.
Quali, ad esempio?
Le sfilate di moda e i vari concorsi di bellezza. Le ragazze sembrano buoi al pascolo o al mercato: devono sfilare davanti a una giuria o alle telecamere. Io direi: come ti permetti tu di sceglierne una a scapito dell'altra?
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