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di Andrea Violi
La donna è un oggetto. Che sia ballerina in una trasmissione o testimonial muto e anonimo di un prodotto, in televisione e nella pubblicità le capita spesso di fare da contorno. Le modelle e le ballerine-veline (e varianti) sono donne-oggetto ma sembra ne siano consapevoli, quando scelgono di tentare una carriera nel mondo dello spettacolo. Carriera che parte dalla gavetta. Sono donne-oggetto, è vero, ma tutto sommato sono anche ciò che accettano di essere, per un periodo più o meno breve della loro vita. E il pubblico più di tanto non si pone il problema.
E' davvero così? E poi: tutto questo è giusto o no? Ecco, su questo c'è un grande dibattito, che dura nel tempo e nelle ultime settimane si è rinfocolato, a livello nazionale sia nazionale sia locale.
Fra i primi sotto accusa c'è la televisione. Prendiamo un esempio. C'è una ragazza legata con corda e moschettone viene alzata in mezzo a una cantina piena di prosciutti. La ragazza - protagonista di uno “scherzo” televisivo - è sospesa ed è alla mercé degli eventi. Gli slip che indossa lasciano scoperte le natiche e alla fine un finto salumiere ci stampa sopra un marchio. Come si fa con i prosciutti. La scena, tratta da una nota trasmissione televisiva, da qualcuno può essere giudicata divertente, da altri forse un po' trash. Ma c'è anche chi la prende a simbolo di una tv che usa la donna e il suo corpo. La scena della ragazza trattata da prosciutto ad esempio è usata come chiusura del filmato-denuncia «Il corpo delle donne». Il documentario critica la mercificazione dell'immagine femminile nei media. E critica le donne stesse, che rischierebbero di perdere la propria identità, omologandosi a stereotipi inculcati dagli uomini. La stessa critica l'ha fatta, nei giorni scorsi, Claudia Mori al genere femminile. La Mori, intervistata da un quotidiano nazionale, invocava «più rispetto per il corpo femminile». La cultura moderna che esalta l'estetica a tutti i costi può anche essere fatale, come nel caso di Solange Magnano, Miss Argentina 1994, morta a 38 anni dopo un intervento di chirurgia plastica.
Quello della donna-oggetto è un tema controverso e, volendo, sempre di attualità. Certo non è da oggi che i media “usano” il corpo della donna, ma va chiarito che non sempre questo è (percepito come) un problema. È passato alla storia il manifesto dei jeans Jesus: una modella indossava un paio di jeans e veniva immortalata da dietro. Sul suo «lato b», lo slogan con riferimenti evangelici «Chi mi ama mi segua». La pubblicità del parmigiano Emanuele Pirella fece scalpore ma è una pietra miliare nel campo pubblicitario. Se ne potrebbero ricordare molte altre, che fanno ricorso all'immagine femminile: da Charlize Theron che si sveste pian piano pubblicizzando una bevanda alcolica (in uno spot del 1993) a due modelle ammiccanti che reclamizzano un orologio da uomini. Per non parlare del binomio che accomuna donne e motori. L'ultimo manifesto del Motor Show è stato fatto usando i giocattoli: una bambola appoggia un ginocchio su una fuoriserie, ammiccante, e lo slogan è «Venite a giocare». Il manifesto ha suscistato le ire dell'associazione Protocollo contro la pubblicità sessista, fondata dal fotografo Ico Gasparri. A fronte di chi critica, comunque, molti altri difendono la pubblicità, i mass media, i calendari sexy e il mondo dello spettacolo in genere.
Così Gazzettadiparma.it si è chiesta: la tematica della donna-oggetto è di attualità oppure nel pubblico c'è una sorta di «assuefazione» a veline, ballerine, nudi e ammiccamenti vari? Anche perché, in fin dei conti, chi va in tv per ricoprire certi ruoli sembra proprio non essere costretto. Abbiamo girato le nostre domande a diversi personaggi, che danno un quadro multiforme di opinioni. C'è chi condanna duramente i media e la pubblicità, come Cecilia Cortesi Venturini (avvocato del Centro Antiviolenza e consigliera di parità della Provincia) e il fotografo Ico Gasparri, che da quasi vent'anni «combatte» contro i manifesti pubblicitari che fanno uso della donna come contorno sexy per il prodotto di turno.
C'è chi il mondo dello spettacolo lo vive da dentro e ha tutta un'altra visione. Platinette sottolinea come tutto dipenda dalla donna: le aspiranti ballerine/prezzemoline del piccolo schermo sono le prime ad aspirare a ruoli di contorno, dove sono appunto donne-oggetto. Alberto Petrolini, attore per Tinto Brass ed ex interprete di pubblicità e fotoromanzi, trae un esempio dalla sua esperienza: a un casting per un film erotico si sono presentate 920 ragazze. Per due posti. Ogni persona è padrona di sé e dei ruoli che sceglie di interpretare anche nel giudizio di Ciro Andrea Piccinini, che ha inventato il calendario sexy-ironico «Sexpolitik».
I ruoli minori forse sono meno qualificanti ma sono indispensabili per fare carriera: lo sottolinea Marianna Angelucci, la giovane parmigiana che ha partecipato a «Veline» nel 2008 ed è arrivata quarta in finale. Si può dire che per un soffio non sia diventata una velina bionda di «Striscia la notizia». Lei ha continuato la carriera televisiva su «Paperissima» e altre trasmissioni. Fino allo scorso giugno Marianna ha fatto la “Vitamina” a «Vivere meglio», su Rete4. Da allora niente televisione: Marianna si è presa una pausa di riflessione. Valuta proposte su Parma ma ora ha voglia di stare più con la sua famiglia che davanti alle telecamere.
Gazzettadiparma.it ha interpellato anche l'attrice Franca Tragni e l'artista Giorgia Barabaski. La Tragni non se la prende con le donne che si spogliano, ma con quelle che, per “esigenze” di spettacolo, si prestano alla volgarità. La Barabaski addirittura è una donna che fa ricorso al nudo femminile per le sue foto-performance artistiche. Alcune sue opere hanno suscitato dibattito a Parma, ancora una volta, sull'uso più o meno improprio del corpo femminile. Lei ha risposto che il nudo in sé non va censurato. «Sì al nudo, no all'ignoranza», abbiamo titolato la sua intervista, per sintetizzare la sua opinione sul tema della donna-oggetto.
Vi proponiamo le interviste che abbiamo raccolto in questi giorni, che offrono una panoramica di opinioni «Viste da lei» e «Viste da lui». Con una buona varietà di punti di vista: sbaglierebbe, chi si aspettasse le donne compatte contro la pubblicità sessista e tutti gli uomini a favore. Sta al lettore confrontare le diverse idee e magari esprimere la propria nello spazio "Dite la vostra".
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In sequenza: Marianna Angelucci, Cecilia Cortesi Venturini, Mauro Coruzzi, Ico Gasparri, Giorgia Barabaski, Alberto Petrolini, Franca Tragni, Ciro Piccinini
VISTO DA LEI
Marianna Angelucci, velina mancata per un soffio
Cecilia Cortesi, avvocato del Centro Antiviolenza e consigliera di parità
Franca Tragni, attrice: "Il problema è dire qualcosa di intelligente"
Giorgia Barabaski: donne nude nei suoi quadri ma nessun "oggetto"
VISTO DA LUI
Alberto Petrolini, attore nei film di Tinto Brass
Ico Gasparri, fotografo contro la pubblicità sessista
Ciro Piccinini, inventore del calendario "Sexpolitik"
Mauro Coruzzi: Platinette e i consigli per le future starlette
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