07/03/2010 -

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Ottomarzo2010 - Cristiani per servire

Cristiani per servire
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“Giornata della Donna”

8 marzo 1908/ 8 marzo 2010 : 91 anni legati alla “lotta” sulla condizione femminile.
Non sono molto certe le origini della festa dell’8 marzo, forse la più attendibile è quella che risale al marzo 1908 quando le operaie dell’industria tessile Cotton di New York scioperarono per contestare le condizioni in cui erano costrette a lavorare.
Quel giorno il proprietario Mr.Johnson bloccò le porte della fabbrica, ma subito scoppiò un incendio e le 129 operaie, tra cui molte italiane, persero la vita mentre cercavano di difendere il loro diritto di lavoro, per un minimo di tutela e rispetto della loro dignità di persona umana e di lavoratrici.
Rosa Luxemburg, una propagandista socialista tedesca, propose una “Giornata Internazionale” di lotta a favore delle donne : un movimento di ispirazione popolare.
Assumendo una importanza mondiale divenne, in seguito, denominata la “Giornata della Donna”, ulteriore occasione per far conoscere all’opinione pubblica ed alle Istituzioni i problemi della donna.

La ricorrenza dell’8 marzo, che continua ad avere una cadenza annuale, è diventata il simbolo del ricordo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso degli anni, il punto di partenza del proprio riscatto, ancora oggi viene celebrata per porre all’attenzione delle Istituzioni tematiche d’attualità, anche nel lungo processo dell’unificazione europea, come una speranza di democrazia, giustizia e pace.
Soprattutto, di non vedere cadere taluni fondamentali valori etici e sociali che possono produrre un profondo divario tra situazioni legislative nel “problema donna” che resta, pur sempre, protagonista privilegiata del cambiamento in continua evoluzione della nostra società, dove si tenta, ancora, di distruggere il principio fondamentale della famiglia che è la cellula fondamentale della n/s società.
Cambiamento, fra i due sessi, indirizzati alla ricerca di una vita individuale e coniugale in cui si possa esprimere il meglio di sé e per il bene comune, anche se si “starnazza” di aiuti alla famiglia che non è sola quella dei pannolini, assegni familiari et similia!
Anche se si assiste ad una “fragilità” della famiglia, ad una comunità “bersagliata” da nuovi disagi sociali, la donna la madre la sposa sono sempre, ancora, in grado di rispondere alle debolezze dell’etica rispetto alle situazioni del quotidiano che diminuiscono il valore e le modalità educative verso le giovani generazioni.

Non si deve ignorare che esistono altre famiglie, e sono tantissime, dove insiste un malato in stato vegetativo, un malato psichico in cerca di una giustizia legislativa ( da ben 32 anni), quello fisico che trova ancora “intralci architettonici” nelle strade delle n/s città e dove tutti “vivono” con euro 256,67 al mese, che i “paladini della famiglia” difendono solo a parole?
Non è vergognoso e scandaloso tutto ciò, mentre si dilapidano mezzi finanziari per spese inutili ?
Tutti sono in cerca della ribalta televisiva, nella certezza che “sposare” la causa “famiglia” porti consensi.
Alle parole ci vogliono i fatti!
E’ opportuno ricordare madri, sorelle vittime indifese di violenze d’ogni genere, di stupri ricorrenti, che lasciano nella “vittima” ferite profonde nel corpo e nell’anima!
Ricordo quelle donne casalinghe (“eroine” sociali, “angeli” della famiglia) che devono “combattere” quasi quotidianamente con la presenza in famiglia di congiunti disabili siano essi fisici, malati in stato vegetativo, malati psichici, senza adeguati specifici provvedimenti legislativi finalizzati ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita.
Pare che si vada uniformando un “caso” molto delicato, importante e grave per la salute dei cittadini in quanto logiche di convenienza, come si vocifera, in nome del concetto supremo economico di risparmio, si tende ad abbandonare al loro destino pazienti dimettendoli anzitempo dalle strutture ospedaliere, ancor più gravi se questi sono disabili, anziani ed in condizioni di fine vita. Questa è eutanasia “fuori” dalla legislazione vigente in Italia.

Il problema femminile non può essere ricordato solo in questa Giornata, ma nella quasi certezza di continuare a proporre soluzioni atte a risolvere anche quelle specificità di essere donna, riconoscendo il loro ottimo lavoro di laboriosità e di ingegno sia nel sociale che nel politico, parità di partecipazione non ancora efficienti ed efficaci in qualche parte del mondo.
Questo è il significativo ricordo della “Giornata della Donna”nella consapevolezza e nell’augurio di un rinnovamento continuo della società verso valori umani e di bene comune fra il genere umano.
 

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