07/03/2010 -

Speciali


Ottomarzo2010 - Il cammino della Valceno - Festa della donna

 

 

 


Donne

Penso a noi come individui in mezzo ad altri individui diversi fra loro per idee, cultura, usi, colore, gusti, religione, caste, strato sociale, età ed anche sesso!
E’ giusto che tutti si possa vivere dignitosamente in armonia con i propri pensieri e nel rispetto di quelli altrui. Per essere rispettate come persone, in questa società, dobbiamo essere emancipate.
Ma cosa significa? Che siamo in grado di sopravvivere con le nostre forze, non dipendenti psicologicamente ed economicamente da altri.
Però perché la società ci riconosca tali non basta esserle: il principio deve essere riconosciuto ed accettato da chi ha fatto le regole: gli uomini. Ogni rapporto è costruito rispettando le esigenze di questo sistema.
Dobbiamo porre attenzione a quanto diamo per scontato ed usare la nostra capacità critica per riconoscere quali sono le sovrastrutture su cui si appoggia.
I ruoli sono necessari per una convivenza organizzata, ma essi dovrebbero essere frutto di una scelta personale e cosciente e questo vale anche per gli uomini. Anche loro hanno degli stereotipi, funzionali a questa società, a cui devono adeguarsi.
ORA, ad esempio, che la nostra vita è basata sul CONSUMO,  e che il termine PRODUZIONE ci fa pensare ad una società in crescita, ricca e felice….ORA anche noi donne “dobbiamo” andare a lavorare per aumentare questa produzione….e per poterci permettere “un po’” di quel consumo.
Con questo non voglio dire..SIA CHIARO..che non dobbiamo lavorare fuori dalle mura domestiche, è sbagliato il motivo per cui ci è stato concesso. Le donne sono state accettate nelle fabbriche quando, in tempo di guerra, gli uomini, per motivi contingenti, non potevano portare avanti la produzione.
Ma è veramente una scelta per tutte noi?
Il nostro ruolo è intercambiabile con quello dell’uomo o abbiamo mantenuto quello vecchio aggiungendo semplicemente un lavoro in più? (Ogni lavoro per il buon funzionamento della famiglia e della società ha uguale dignità e deve avere lo stesso rispetto!)
Nel frattempo, prese dalla volontà di cambiamento e preoccupate di non apparire “donne di casa”, come fosse una riduzione, abbiamo abbandonato, fortunatamente non tutte, le vecchie conoscenze.
Solo le donne che non lavorano fuori casa hanno il tempo di dedicarsi alla cucina, al cucito, alla maglia, le altre sono costrette a fare una scelta perché il tempo a loro disposizione è limitato.
Così si è creato un pregiudizio nei confronti di queste attività, sono diventate simbolo della nostra schiavitù, non sono più conoscenze degne di essere tramandate ed in questo modo stiamo perdendo un patrimonio che da generazioni, da sempre, le donne si sono tramandate con orgoglio e saggezza.
Molti giovani se ne stanno rendendo conto, per fortuna, e si sta cercando di salvare ciò che ancora non è andato perduto.
Non era sbagliato insegnare alle figlie a cucinare, cucire, gestire una casa,  era  sbagliato non insegnarlo anche ai figli. Ognuno dovrebbe poter scegliere il ruolo che più gli si confà senza pregiudizi di genere. E’ con questo pensiero: ridare dignità e valore sociale, oltre che morale, a quelli che comunemente sono definiti dagli uomini “lavori da donna” che abbiamo deciso come festeggiarci. Quindi la nostra attenzione si è concentrata sui manufatti lo scorso anno e sulla cucina tradizionale quest’anno. Una cucina che unisce,  nazioni diverse, gusti diversi, profumi diversi..donne che provano le stesse emozioni.
Il cibo è vitale, non a caso si dice: “guadagnarsi la pagnotta”; è magico vedi le “pozioni delle streghe”; è conviviale: spesso ci si trova a parlare intorno ad un tavolo; può essere “afrodisiaco”, probabilmente il cibo lo è indipendentemente da ciò che si mangia solo per il fatto che mette di buon umore; è curativo: vedi le erbe delle nostre nonne;  è storia; è geografia; è “economia”.
Il cattivo rapporto con lui crea anoressia e bulimia, malattie, non a caso, del nostro tempo e caratteristiche quasi totalmente delle donne…giovani.
Donne giovani che  questa società svuota di valori e certezze e a cui chiede doti quasi irraggiungibili.
Società che poi le accusa di superficialità senza fare un minimo di autocritica.
A tutte noi dico: siamo forti, lo dobbiamo essere perché diamo la vita…… non facciamoci intimidire dai pregiudizi e viviamo!!!

Meri Luciano
 







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