07/03/2010 -

Speciali


Ottomarzo2010 - Il cammino della Valceno - "Quaderno"

Come un quaderno, in cui si mescolano storia, parole, poesie e...ricette delle donne del Cammino della  Val Ceno:

 

- ASPETTANDO LA LUCE!


Non parlerò, non penserò a nulla.
Lascerò che l’infinito investa i miei pensieri.
Non hanno più importanza ormai
il peso delle lacrime
le so sopportare bene.
Sono la mia schiavitù
e la mia libertà,
sono la solitudine e la folla.
Non c’è più conforto in me
Se non la speranza che torni il verde,
che torni la luce.
Facciamola finita.
Basta con questi cattivi sogni,
con le labbra strette,con il peso nel petto.
Voglio svegliarmi da questa lunga notte,
vedere la luce di un amore immortale
così violento, tenero e disperato
da lasciarmi senza fiato.

Silvia Pezza
 
- IL CORPO DELLE DONNE

La cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti senza un’adeguata reazione.
In una selezione di immagini tratte da un documento si mostra l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne dove si evince come le donne vere stiano scomparendo dalla televisione sostituite da rappresentazioni grottesche, volgari ed umilianti.
 I mezzi di informazione italiani non fanno che esasperare questa situazione presentando donne mezze nude e silenziose che fanno da contorno a uomini vestiti che conducono i programmi.
Il risultato di questo lavaggio del cervello, che dura da anni, è evidente: le ultime ricerche dimostrano che per molte adolescenti l’ambizione più grande è diventare una velina. Le ragazze imparano che la chiave del successo è il loro corpo, non la loro intelligenza e le loro competenze.
Al tempo stesso il sessismo italiano alimenta il maschilismo della parte culurale più debole della popolazione.
L’immagine della donna diffusa oggi in Italia rievoca i momenti più bui della storia del paese. Ai tempi del fascismo abbondavano le rappresentazioni offensive degli abitanti delle colonie italiane in Africa: le donne erano dipinte come oggetto sessuale e gli uomini come barbari e spietati..
Negli ultimi anni i rozzi stereotipi di allora sono tornati di moda, infatti uno dei nostri parlamentari, un leader di partito, chiama gli immigrati “bingo-bongo”.
Questo atteggiamento è in parte un riflesso della sensazione di insicurezza economica e sociale. In questo senso il sessismo ed il razzismo sono facce della stessa medaglia.
Ultimamente, però, si intravede qualche segnale di cambiamento.
Basti pensare alla denuncia pervenuta alla Corte Europea dei diritti dell’uomo contro alcuni programmi televisivi, oppure all’invito di un gruppo di docenti universitarie italiane alle first-lady dei paesi del G8 a  boicottare il vertice per protestare contro certi atteggiamenti sessisti del Governo.
L’appello ha ottenuto l’attenzione della stampa internazionale ma non di quella nazionale!!! Cosa possono fare allora le donne italiane?
Il primo passo è far conoscere il loro dissenso, inoltre gli episodi di discriminazione sessuale dovrebbero essere sistematicamente documentati.
Una migliore organizzazione, facendo pressione sui partiti e, non ultima, più fiducia di noi stesse potranno aiutare nell’eliminazione di una visione antiquata della donna.

 Margherita Rosati


- I miei pensieri ed i miei ricordi, nel festeggiare l’8 marzo 2010, vanno a tutte le donne che hanno vissuto, subito e lottato per portare noi a vivere con uno spirito più libero e disincantato la nostra condizione di donna e promuovere in tanti modi e momenti questa nostra festa…
Il mio pensiero più caro va oltremodo alle donne ancora prigioniere di se stesse, vittime per la condizione in cui altre donne e uomini le sottopongono e trattengono.
Il mio abbraccio a chi è libera ed a chi potrà esserla in un “Cammino” prossimo e futuro con l’aiuto di noi tutte.
Da “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini:
“…Distesa sul divano, con le mani fra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra.Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte nel mondo.
Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frammenti, cadendo silenziosamente sulla gente.
-A ricordo di come soffrono le donne come noi-
 aveva detto.
-Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso.-…”
Silvana Lampredi

 


- E’ una domenica come tante, sono lontana dai rumori, frastuoni, interferenze che la routine quotidiana impone.
Mi fermo senza quasi rendermi conto frugo, cerco, cerco i miei tesori: scatole impolverate che racchiudono il mio passato ormai lontano ma così prezioso.
Vecchie fotografie, vecchi quaderni, vecchie agende, ed ecco spuntare un foglio ingiallito con una ricetta che mi fa tornare improvvisamente bambina; sento ancora il profumo e mi viene l’aquolina in bocca: “DOLCE GRAZIELLA”.
Il dolce ipercalorico che la “ZIONA” mi preparava per il mio compleanno e le feste più importanti….3 volte all’anno. Non esageriamo con i vizi!!!!!

                                                                                                                    Elisabetta Ferri Mazzera


“SORAGNA” BASSA PARMENSE


DOLCE GRAZIELLA

1 etto e mezzo di zucchero,
1 etto e mezzo di burro,
3 uova,
mezzo etto di cioccolato,
mezzo etto di amaretti,
18 savoiardi.


Mescolare il burro e lo zucchero, poi aggiungere i tuorli.
Le chiare montarle a neve poi unire tutto.
Dividere l’impasto in due parti, uno si lascia giallo, nell’altro si unisce il cioccolato. Si bagnano i savoiardi nella marsala.

Elisabetta Ferri Mazzera


- 1907, una storia, un fiore, tanti pallini gialli come tante piccole e grandi storie di donne, fatte di successi e sconfitte, di nuove libertà conquistate, di diritti ancora negati, uscire da ristretti confini, per coltivare una nuova mimosa, multietnica e multiculturale, per diritti e libertà universali.
Ciao piccola donna!


Silvie Ucart


 

STORIA

Nel VII Congresso della II Internazionale Socialista (Stoccarda, 18-25 agosto 1907), al quale parteciparono 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti socialisti del tempo, come le tedesche Rosa Luxmburg e Clara Zetkin -, venne discussa anche la questione femminile e la rivendicazione del voto alla donne.
Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a “lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne”, senza “allearsi con le femministe borghesi ...”. Due giorni dopo, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di delegate di 13 paesi, si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.
Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le “femministe borghesi”: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown, scrisse  che il Congresso non aveva avuto “alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione”. Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.
Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali “di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile”. Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909.
Il lunghissimo sciopero, che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, fu considerato, nel Woman's Day tenuto a New York, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decisero pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi a Copenaghen l’anno seguente, di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.
Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse “stata assunta come risoluzione”.
Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in Europa la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911, su proposta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, in quel giorno, nel 1848, “... il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne”.
La giornata della donna non fu però celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta solo nel 1913, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti, mentre in Francia il primo raduno si ebbe a Parigi il 9 marzo 1914, organizzato dal partito socialista.
Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 (23 febbraio, secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia), le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la mancata reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni che portarono infine al crollo dello zar, ormai privo anche dell'appoggio delle forze armate; così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della “Rivoluzione russa di febbraio”. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, nel 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, fissò all'8 marzo la “Giornata internazionale dell'operaia”.
In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto ne 1922, per iniziativa del PCI, che volle celebrarla il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo.

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento della Russia e del movimento comunista e, infine, la guerra, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare versioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cottons, a New York, confondendolo probabilmente con la tragedia realmente verificatasi il 25 marzo 1911 con l’incendio alla fabbrica di camice Triangle, fabbrica diventata già famosa prima: il massivo sciopero delle operaie tessili del 1909, conosciuto come “protesta delle 20.000”, era iniziato spontaneamente alla Triangle.
La Triangle Shirtwaist Company, di proprietà di Max Blanck e Isaac Harris, occupava i 3 piani più alti di un palazzo a 10 piani a New York City. Per la Compagnia lavoravano circa 500 persone, la maggior parte giovani donne immigrate dalla Germania, dall’Italia, dall’Europa dell’est. Alcune  avevano 12 o 13 anni e facevano turni di 14 ore per una settimana lavorativa che andava dalle 60  alle 72 ore, con un salario medio di 6 - 7 dollari la settimana. Quell’anno l’Unione sindacale negoziò, dopo uno sciopero di 4 mesi, un contratto collettivo di lavoro che copriva quasi tutti i dipendenti, ma la proprietà rifiutò di firmare l'accordo.
Le condizioni della fabbrica erano quelle tipiche del tempo. Tessuti infiammabili erano immagazzinati ovunque, scarti di stoffe sparsi per il pavimento, gli uomini che lavoravano come tagliatori a volte fumavano, l'illuminazione era fornita da luci a gas aperte e c'erano pochi secchi d'acqua per spegnere gli incendi.
Il pomeriggio del 25 marzo 1911, un incendio iniziato all'ottavo piano della Triangle uccise 146 operai di entrambi i sessi. La maggioranza di essi erano giovani donne italiane o ebree dell’Europa orientale. Poiché la fabbrica occupava gli ultimi tre piani, 62 delle vittime morirono nel tentativo disperato di salvarsi lanciandosi dalle finestre dello stabile non essendoci altra via d'uscita.
I proprietari della fabbrica, che al momento dell'incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne. Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 445 dollari per ogni operaia morta: il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.

Nel settembre del 1944 si costituisce a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, PSI, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana, Democrazia del Lavoro, ed è l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. L’8 marzo 1946 fu finalmente celebrato in tutta Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio in quei giorni, secondo un'idea di Rita Montagnana e Teresa Mattei.
Negli anni Cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere “Noi Donne”, il mensile dell’UDI, divenne un gesto “atto a turbare l’ordine pubblico”, mentre tenere un banchetto per strada diveniva “occupazione abusiva di suolo pubblico”. Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma cadde nel vuoto.
Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un nuovo fenomeno: il movimento femminista.
L'8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tiene a Roma in piazza Campo de’ Fiori: vi partecipa anche l'attrice americana Jane Fonda, pronunciando un breve discorso di adesione, ma soprattutto vi è un folto reparto di polizia che blocca la piazza, nella quale poche decine di manifestanti inalberano cartelli con scritte inconsuete e “scandalose”: “Legalizzazione dell'aborto”, “Matrimonio prostituzione legalizzata”, mentre circola un volantino che chiede che “non siano lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità”. La polizia carica, manganella e disperde le manifestanti.
Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite. Le organizzazioni femminili osservarono la giornata della donna in tutto il mondo l’8 marzo, tenendo eventi su larga scala che onorassero gli avanzamenti della donna e ricordassero diligentemente che la continua vigilanza e l'azione sono richieste per assicurare che l'uguaglianza  ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita. A partire da quell'anno l’ONU cominciò a celebrare la giornata internazionale della donna in quella data. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una “giornata delle nazioni unite per i diritti della donna e la pace internazionale” da osservare in un qualsiasi giorno dell'anno dagli stati membri in accordo con le proprie tradizioni storiche e nazionali. Adottando questa risoluzione, l'assemblea generale riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace, nonchè l'urgenza di porre fine alla discriminazione e di aumentare il supporto alla piena ed eguale partecipazione.

Patrizia Raggio

 

HANNO SCRITTO DI NOI...

 

Bibbia, Cantico di Salomone
Ca 4:1-11; 6:4-10

2 Come sono belli i tuoi piedi nei tuoi calzari, o figlia di principe!
I contorni delle tue anche sono come monili,
opera di mano d'artefice.
3 Il tuo ombelico è una tazza rotonda,
dove non manca mai vino profumato.
Il tuo grembo è un mucchio di grano,
circondato di gigli.
4 Le tue mammelle sembrano due gemelli di gazzella.
5 Il tuo collo è come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come le piscine di Chesbon
presso la porta di Bat-Rabbim.
Il tuo naso è come la torre del Libano,
che guarda verso Damasco.
6 Il tuo capo si eleva come il Carmelo,
e la chioma del tuo capo sembra di porpora;
un re è incatenato dalle tue trecce!
7 Quanto sei bella, quanto sei piacevole,
amore mio, in mezzo alle delizie!
8 La tua statura è simile alla palma,
le tue mammelle a grappoli d'uva.


Omero, Odissea,
Libro XI

505  E tai voci, nomandolo, gli volsi:
         “O inclito d'Atrèo figlio, o de' prodi
         re, Agamennòne, qual destin ti vinse,
         E i lunghi t'arrecò sonni di morte?
         .................................

551  “Oh quanta”, io ripigliai, “sovra gli Atridi
        Le femmine attirâro ira di Giove!
        Fu di molti de' Greci Elena strage!
        E a te, cogliendo l'assenza il tempo,       
        Funesta rete Clitennestra tese”.

        “Quindi troppa tu stesso”, ei rispondea,
        “Con la tua donna non usar dolcezza,
        Né il tutto a lei svelar, ma parte narra
        De' tuoi secreti a lei, parte ne taci,       
        Benché a te dalla tua venir disastro
        Non debba: ché Penelope, la saggia
        Figlia d'Icario, altri consigli ha in core.


                                                                            

 


Iscrizione funeraria,
II sec. a.C.

Amico, non è molto quello che ho da
dirti, ma fermati e leggi. Questo è il
modesto sepolcro di una donna bella.
I genitori le diedero il nome di
Claudia. Amò suo marito, con tutto
il suo cuore. Allevò due figli, uno dei
quali lasciò in vita, l’altro sotto terra.
Sapeva conversare piacevolmente,
camminava con grazia. Lavorò la
lana e custodì la casa. Questo è tutto.
Puoi andare

Servio,
frammento 13, 84-85

L’amore rivolto alla moglie di un altro è turpe, quello rivolto alla propria è eccessivo. L’uomo saggio deve amare la propria moglie con giudizio, non con affetto. ... Nulla è più sbagliato che amare la propria moglie come se fosse un’adultera.

 

 


Maometto, Corano,
Sura IV, An-Nisâ’
19. O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà*. Non trattatele con durezza nell'intento di riprendervi parte di quello che avevate donato, a meno che abbiano commesso una palese infamità. Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene.   *[Nel costume arabo preislamico la vedova faceva parte dell'eredità del defunto. L'erede ne disponeva a suo piacimento, sposandola se la voleva, maritandola ad un terzo lucrando la dote, o tenendola presso di sé in condizione di semischiavitù. Il Corano ristabilisce la piena dignità della donna e proibisce questa pratica]   
20. Se volete cambiare una sposa con un'altra, non riprendetevi nulla, anche se avete dato ad una un qintâr d'oro: il riprendere sarebbe un oltraggio e un peccato evidente.
21. E come lo riprendereste, dopo che vi siete accostati l'uno all'altra e dopo che esse hanno ottenuto da voi una stretta alleanza?

PaoloDiacono, Historia Langobardorum
III, 35

Agilulfo prese la tazza e le baciò delicatamente la mano; ella allora, sorridendo e diventando tutta rossa in volto, gli disse che non doveva baciarle la mano, ma il volto. E avvicinandosi per farsi baciare, gli annunciò che lo aveva scelto come marito e re del suo popolo.


Dante Alighieri, La Vita Nova,
XXIV, 5-7

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e gli occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per gli occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova.

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso,
Canto I

42 La verginella è simile alla rosa,
     ch'in bel giardin su la nativa spina
     mentre sola e sicura si riposa,
     né gregge né pastor se le avvicina;
     l'aura soave e l'alba rugiadosa,
     l'acqua, la terra al suo favor s'inchina:
     gioveni vaghi e donne inamorate
     amano averne e seni e tempie ornate.

43 Ma non sì tosto dal materno stelo
     rimossa viene e dal suo ceppo verde,
     che quanto avea dagli uomini e dal cielo
     favor, grazia e bellezza, tutto perde.
     La vergine che 'l fior, di che più zelo
     che de' begli occhi e de la vita aver de',
     lascia altrui corre, il pregio ch'avea inanti
     perde nel cor di tutti gli altri amanti.

 

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi,
Capitolo IX

Era essa l'ultima figlia del principe ***, gran gentiluomo milanese, che poteva contarsi tra i più doviziosi della città. Ma l'alta opinione che aveva del suo titolo gli faceva parer le sue sostanze appena sufficienti, anzi scarse, a sostenerne il decoro; ...
La nostra infelice era ancor nascosta nel ventre della madre, che la sua condizione era già irrevocabilmente stabilita. ...  monaca; decisione per la quale faceva bisogno, non il suo consenso, ma la sua presenza. Quando venne alla luce, il principe suo padre, volendo darle un nome che risvegliasse immediatamente l'idea del chiostro, e che fosse stato portato da una santa d'alti natali, la chiamò Gertrude. Bambole vestite da monaca furono i primi balocchi che le si diedero in mano; poi santini che rappresentavan monache; e que' regali eran sempre accompagnati con gran raccomandazioni di tenerli ben di conto; come cosa preziosa, e con quell'interrogare affermativo: - bello eh? - Quando il principe, o la principessa ..., volevano lodar l'aspetto prosperoso della fanciullina, pareva che non trovasser modo d'esprimer bene la loro idea, se non con le parole: - che madre badessa!

                                                   Patrizia Raggio

 







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