07/03/2010 -

Speciali


Ottomarzo2010 - Maschile Plurale

 

Se gli uomini festeggiano la libertà delle donne


L’8 marzo è la festa della donna, ma è anche un’occasione di riflessione per noi uomini. Certo ci si può limitare a regalare mimose o fiori, in uno schema di gentilezza e galanteria apprezzabile, ma non estraneo, per altro, alla tradizionale cultura maschile. Ma si può anche prendere spunto per domandarci qualcosa in più come uomini, rispetto al nostro rapporto con l’altro sesso. Dovremmo chiederci per esempio se stiamo disposti a festeggiare non soltanto l’immagine – magari stereotipata – della donna e del femminile, ma se siamo capaci dentro di noi, nelle nostre relazioni, nella nostra quotidianità, di festeggiare la libertà delle donne. In che misura insomma questa libertà è entrata a far parte della nostra vita, del nostro modo di costruire e interpretare le relazioni di coppia, le relazioni nel lavoro o nella cura, le relazioni nella politica.
Certamente infatti negli ultimi decenni le donne hanno dato una spinta fondamentale a modificare la nostra società e le sue forme organizzative. Dal mondo delle professioni, all’università, alla politica, alle famiglie non c’è più nulla che non sia stato modificato da una diversa presenza e dal protagonismo femminile. Certo non sempre la presenza femminile ha saputo incidere fino in fondo sulla struttura maschile e patriarcale della nostra società; talvolta vediamo ancora compromessi o perfino atteggiamenti mimetici di adattamento. Ma questo in fondo è comprensibile e forse inevitabile. Se infatti le forme sociali ed economiche sono ampiamente mutate, resistono ancora molti bastioni di potere maschile che impongono logiche, regole e pratiche che mettono ancora le persone di fronte a dilemmi personali ed esistenziali non facilmente risolvibili nel tentativo di conciliare lavoro e famiglia, impegno politico e tempi di vita, aspirazioni sociali e responsabilità di cura. 
 

 Di fatto però i luoghi simbolici dell’autorità maschile dalle istituzioni politiche a quelle economiche a quelle religiose sono profondamente in crisi. L’atteggiamento delle donne è sempre meno accondiscendente. E la loro credibilità è in caduta libera. Eppure fatichiamo a vedere la connessione tra le difficoltà della politica, dell’economia e della Chiesa e la crisi dei modelli tradizionali di autorità maschile con la paura delle donne che questi tradizionalmente portano con sé.
 Come uomini sappiamo che qualcosa è cambiato ma non riusciamo ancora a focalizzare bene il senso di quello che sta accadendo. Eppure anche alcuni osservatori maschi (le donne lo fanno già da tempo) hanno iniziato a nominare questo cambiamento. Come ha notato per esempio il sociologo francese Alain Touraine, «come un tempo si tendeva a identificare la vita maschile con la vita di tutti, oggi la nuova società viene descritta in termini femminili, il che comporta la formazione di un subuniverso maschile molto ben visibile e allo stesso tempo privato del posto centrale che occupava un tempo  nella vita delle donne e degli uomini. L’uomo diventa più fragile, meno integrato: la contropartita del successo delle donne nella ricomposizione del mondo. L’uomo è sempre più in preda a scoppi di violenza, a passioni irrealistiche, scopre un gusto nuovo per la solitudine o ha difficoltà a comunicare, mentre in passato aveva il controllo dell’azione e della parola. È così che gli uomini, per quanto non ancora pronti ad abbandonare la sfera pubblica, consacrano una parte più importante della loro attività allo spazio privato».
 Questo non significa, semplicisticamente, che gli uomini si devono fare da parte o che le donne salveranno il mondo, ma piuttosto che dobbiamo guardare in faccia fino in fondo i cambiamenti nelle relazioni tra uomini e donne come possibilità di comprendere e orientare i cambiamenti del mondo in cui viviamo. Di fronte alla libertà delle donne, anche noi uomini possiamo imparare e guadagnare qualcosa su noi stessi e sulla nostra vita. Occorre in altri termini imparare a ricostruire equilibri, forme sociali, istituzioni mettendo al centro non il nostro sguardo ma il riconoscimento di una relazione fra diverse soggettività, l’incrocio tra più sguardi. 
 

 Come cambia allora la politica, l’economia o i modelli educativi se pensiamo in termini non di individui sovrani ma di relazioni tra diversi. Di relazioni viste non come ostacoli ma come fondanti e capacitanti? 
 Non si tratta di una questione astratta ma di un qualcosa che ci troviamo a sperimentare con sempre più consapevolezza in ogni momento della nostra giornata nei nostri affetti, nell’intimità, nella sessualità, nel nostro lavoro, nel nostro impegno sociale.
 Nel mondo che verrà credo che come uomini avremo un posto significativo nella misura in cui ci mostreremo capaci di pensare in una prospettiva relazionale, sapendo gustare e rendere omaggio ad una libertà e ad un’autorevolezza femminile, che certamente apre a nuove conflitti e contrattazioni ma anche alla ricchezza di un diverso – più complesso, più intenso – confrontarsi e accompagnarsi.

Marco Deriu, Ass. Maschile Plurale.


 







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