Margherita Portelli
San Lazzaro - Per trovarlo devi conoscerlo. Di insegne o indicazioni, infatti, neanche l’ombra: c’è una porta, a lato di un caseggiato di via XXIV maggio, sovrastata da un tendone verde.
E poi c’è il quartiere: se chiedi in giro, vai a colpo sicuro. Il signor Gilberto Ferrari, 77 anni fra pochi giorni, aggiusta biciclette al San Lazzaro da oltre sessant’anni, e sono davvero in pochi a non conoscerlo.
Se fai capolino nella sua piccola officina, ti accoglie educato e sorridente: con lui un drappello di amici, seduti a chiacchierare e a leggere il giornale.
Il sottofondo è una radio gracchiante sempre accesa che sembra condurti dolcemente indietro di decenni.
Una decina di bici in fila da accomodare, e un tavolo da lavoro dove trovano posto gli attrezzi di una vita, passata ad avvitare e sistemare.
I movimenti, rallentati dalle tante primavere, continuano con la precisione di sempre a mettere a punto ruote, raggi, gomme, freni e pedali.
Se Parma continua ad andare in bicicletta, è anche grazie a professionisti come lui, custodi di un mestiere antico «che oggi i giovani non vogliono più fare, perché non vogliono sporcarsi le mani».
Aveva iniziato che era appena un ragazzino: «Avevo quindici anni, e mio zio Giuseppe Stocchi, per tutti ''Peppo'', aggiustava bici, macchine, motocicli, sempre qui in quartiere – ricorda Ferrari, stretto nei suoi caldi vestiti da lavoro -. Non era qui, ma poco più in là, praticamente sulla via Emilia. Poi, quarantacinque anni fa, lui si stufò, e io decisi di aprire questo piccolo negozio e di mettermi in proprio. Da allora sono sempre stato qui, abito poco lontano, e il quartiere San Lazzaro continua a essere il mio universo».
Tempo fa riparava anche i motori di «Garelli» e «Ciao»: «Ma poi, sa’, con l’età calano le forze. Ora riparo solo biciclette». La risposta che incanta, nella chiacchierata mattutina da officina, è quella che se ne esce con naturalezza quando gli chiedi che cosa ami di più del suo lavoro.
«La gente, il servire i clienti con educazione, garbo ed onestà, farli andare via soddisfatti, e magari sentirsi fare i complimenti perché hai lavorato bene» spiega Ferrari tutto d’un fiato. «E’ perché mi piace il mio lavoro che sono ancora qui – ammette -, ma ormai gli acciacchi sono quelli che sono: 62 anni di lavoro rappresentano un bel traguardo, e inizio ad essere stanco. Ora che c’è freddo il lavoro si dirada, ma a primavera e d’estate si sta qui dalle otto di mattina fino anche alle otto di sera. Ci penserò l’anno prossimo, al da farsi».
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