Jack, il bibliotecario di Medicina amico di tutti e dal cuore grande
Margherita Portelli
Se si cerca Giacomo Calzolari, che tutti conoscono semplicemente col nome di Jack, basta sapere che tutte le sere, puntuale come un orologio, cena alla Corriera Stravagante. Un rituale che rispetta, con religiosa osservanza, da esattamente trent’anni. Non a caso sulle pareti del pub di via Platone campeggia un suo vivace ritratto, e uno dei due storici «birrai», con una sonora risata, commenta: «Lo scriva pure, che praticamente ci deve trent’anni d’affitto».
Il bibliotecario 55enne della facoltà di Medicina, quartiere Pablo, che dal 1974 è custode del sapere di migliaia di futuri medici, è un personaggio molto conosciuto in città, e non solo dai tanti studenti che sono passati sotto la sua supervisione: «Con molti di loro sono rimasto in buonissimi rapporti, ad esempio c’è un medico brasiliano, che tutte le volte che torna in Italia, non si dimentica mai di venirmi a trovare, e mi porta i Cohiba – spiega Calzolari -. La mia vita l’ho passata in mezzo ai libri e ai ragazzi, ecco perché il mio lavoro mi piace tanto». Grande appassionato di musica - ha conosciuto Fabrizio De André ed Andrea Mingardi - Jack è anche un discreto esperto di teologia; è volontario della Croce Rossa dal 1970, ed è responsabile dei servizi multimediali per i ragazzi diversamente abili, e consigliere della sezione provinciale dell’Aias (Associazione italiana assistenza spastici). Si dice innamorato della gente, e afferma di voler vivere fin tanto che potrà aiutare qualcuno. La sua vita, cominciata in modo non proprio facile quando a dodici anni fu investito da un’automobile mentre tornava da scuola (a seguire subì innumerevoli interventi), è andata avanti vestendosi giorno dopo giorno di generosità e sorrisi. «Qualcuno mi ha detto: ''Jack, tu sei stato proprio sfortunato nella vita''. Tutt’altro: io credo di aver avuto una grande fortuna, perché in quell’incidente potevo morire, e invece eccomi qua» commenta con invidiabile buonsenso.
Dopo trentacinque anni di lavoro, Jack non è per niente stanco: «Viste le ultime novità in campo previdenziale, pare che in pensione non ci andrò ancora per un bel po’ – ride -, ma, in tutta sincerità, non mi dispiace proprio per niente».
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