Torri dei Paolotti: quelle crepe non fanno paura
Chiara Pozzati
E’ difficile non sbirciare giù, appollaiati a quasi 40 metri da terra. Con le Torri dei Paolotti a un palmo di naso e il profilo aguzzo dei tetti dell'Oltretorrente dorati dal sole. Ma la squadra di architetti, ingegneri e tecnici non ha tempo di godersi il panorama mozzafiato: è domenica, il tempo stringe e di lavoro ce n’è parecchio. L’ex chiesa, dichiarata inagibile dopo la scossa di venerdì scorso (e ancora «blindata» dalle transenne di sicurezza), non è assolutamente a rischio. Un verdetto che fa ben sperare, quello emesso dall’architetto Luciano Serchia, soprintendente ai Beni architettonici. Insieme a lui, impegnati in una minuziosa mappatura della facciata, visto che l’interno è già stato ispezionato, ci sono: Lucio Mercadanti, direttore dell’Area edilizia e infrastrutture, e Carlo Orsini, caposettore del reparto sicurezza dell’Università. Due i dati assodati. Primo: le quattro crepe (due per parte) che si sono aperte sotto le torri non destano la preoccupazione degli esperti. Secondo: il restauro, portato avanti per tre anni, è stato decisivo per tutelare la struttura dai rigurgiti della terra. «La recente copertura dell’ex navata principale si è rivelata fondamentale per “tamponare” l’effetto ondulatorio delle scosse orizzontali - precisa Serchia, mentre ispeziona a tappeto angoli e pareti interne -. La presenza dell’arcata in ferro che congiunge le due torri ha garantito una buona resistenza al movimento ondulatorio». Tanto che si sta valutando se unire l’arcata in ferro con la facciata principale: «Per ora però - precisa - è ancora tutto da decidere». Intanto, si spera di poter iniziare i lavori di allestimento della biblioteca a breve. Durante il suggestivo sopralluogo supervisionato da «Tecnogronda», società che ha fornito il braccio meccanico con cestello, si è radunato un folto pubblico davanti all'ex chiesa. I parmigiani che si sono trovati a passeggiare per via D’Azeglio, poco dopo le nove, hanno assistito in diretta all’intervento. «Abbiamo dovuto attendere la giornata di oggi per permettere ai tecnici di utilizzare comodamente il braccio meccanico - precisa Mercadanti - senza per questo creare disagi ai pendolari». Per permettere l’intervento in tutta sicurezza, infatti, è stato necessario interrompere la corrente elettrica sulla rete dei filobus. Un «disturbo» decisamente sopportabile, commenta qualcuno, «specialmente se la posta in gioco è il destino dei Paolotti».
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