Michela Spotti
Un gioiellino raffinato e accogliente in borgo Marodolo, nel quartiere Oltretorrente. È l’elegante negozio di Laura Germiniasi che vende tessuti di ditte e firme importanti nel mondo della moda. Appena si entra si è conquistati dalla moltitudine di colori e trame che avvolgono il locale, e anche solo «toccandoli» con gli occhi si capisce che il tessuto è di quelli raffinati e originali.
«Vado alla ricerca di tessuti di fine produzione di ditte - spiega la signora Laura, una donna di stile perfettamente in tono con il negozio che gestisce da 26 anni -. Poi collaboro con le sarte e confezioniamo vestiti su misura, personalizzati insieme alle clienti. Una ricerca curata nei dettagli: si trovano tutti i colori, non solo quelli di moda. Lo faccio per passione, mi dà molte soddisfazioni, le clienti sono amiche». Una passione nata da quando Laura era bambina. «Mia mamma mi portava dalla sarta, mia zia aveva un laboratorio di sartoria con delle ragazze che imparavano il mestiere, per me era un gioco, vedevo nascere tutte quelle belle cose degli anni Sessanta».
Anni magici. «Si usciva vestiti dalla testa ai piedi, con il cappello, i guanti, si “spianavano” le cose nuove quattro volte l’anno, ma si spianava tutto. Ci si vestiva la domenica, mentre per andare a scuola si utilizzavano le cose dell’anno prima».
Un amore sconfinato per gli anni Sessanta e quel bon ton tanto caratteristico. «C'era il soprabito uguale al soprabitino, il foulard legato al collo, le scarpe in pendant con la borsetta». E poi l’avvento degli anni Settanta. «Gonne folk, pantaloni a zampa di elefante, cinturoni, minigonne, stivali al ginocchio, non erano belli ma hanno dato qualcosa di nuovo, eravamo ribelli per come ci vestivamo».
Origini mantovane, Laura è a Parma da quarant'anni, ed ha questo negozio da 26. «Prima ne avevo uno di abbigliamento per bambini. I bimbi che erano piccoli all’epoca ora sono grandi e qualcuno ora è cliente qui. Ho una clientela molto affezionata alla quale voglio bene». In questi anni ci sono stati tanti bei ricordi, come ad esempio «una signora con una figlia che studia alla Bocconi ma con i parenti a Parma e un marito ambasciatore dell’Ecuador. E' venuta qui per tanti anni a prendere i miei tessuti e portarli in Ecuador dove facevano feste italiane realizzando vestiti con quello che comprava da me». Non sa quantificare tutta la roba che ha, ma «ricordo quasi tutto quello che ho comprato. Mi sposto tutte le settimane sempre alla ricerca di qualcosa. Mi piace tutto del mio mestiere, mi gratificano le clienti alle quali ho insegnato anche a cucire, dalle camicette ai cappotti. Mi chiamano per sapere come sto, mi fanno i complimenti, mi gratificano tutti i giorni».
E il quartiere? «Le persone dell’Oltretorrente non si trovano da nessuna parte. Sono molto buone, disponibili, hanno il cuore in mano, è un quartiere in cui ancora ci si aiuta: non cambierei mai posto».
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