01/09/2010 -

Quartieri-Frazioni


Vigatto, dolce periferia da cartolina

Margherita Portelli
E' la periferia che guarda alla città. È la trasformazione che rimane saldamente ancorata alla campagna. È il cambiamento - un po' cercato e un po' osteggiato - che per fortuna lascia ancora spazio a distese verdi, contadini affaccendati e chiacchiere autentiche da osteria. Vigatto, la frazione che fu comune e oggi dà il nome al più meridionale dei quartieri cittadini, è anche questo. Qui si vive di delizie e di eccellenze, il profumo di torta fritta non tradisce e il parco Meli Lupi di Soragna è un selvaggio fulgore di natura che da dietro un cancello sembra farti l’occhiolino. La pieve, dedicata a San Pietro, è di antichissima costruzione. Ai piedi delle prime colline parmensi, Vigatto può sembrare un bucolico idillio da cartolina. A volte, però, tra i vigattesi serpeggia la nostalgica abitudine di coniugare con rimpianto i verbi al passato. Come a lasciar trasparire che «da qualche decennio a questa parte, ci sentiamo un po' trascurati».  «Ora la preoccupazione più grande è la scuola elementare - spiega Albino Aschieri, agricoltore -: la scuola di Vigatto serve altri due paesi, Panocchia e Alberi. Adesso sembra che la vogliano chiudere per costruirne una più grande ad Alberi. Speriamo di no, non sarebbe una scelta logica. Anche perché alcuni proprietari terrieri della zona hanno donato la terra per allargare l’attuale scuola». I residenti si lamentano anche del degrado; nelle frazioni vicine ci sono i parchi giochi e la segnaletica luminosa, a Vigatto no. Qui ci sono cartelli che riposano da mesi adagiati sulla strada, marciapiedi da rifare e una strada, quella che da Panocchia porta a Vigatto, costeggiata da un canale molto pericoloso, senza l’ombra di un guardrail. «La rotatoria tra strada Martinella e via Donatori di Sangue - racconta Vanda Bottioni - non è curata». «E dovrebbero anche venire a togliere tutte le erbacce dalle strade» aggiunge la signora Italina. Elisa Ferrari racconta pro e contro del paese in cui vive da più di vent'anni: «Mancano punti d’aggregazione per i giovani. I campi da tennis, ad esempio: è un gran peccato vederli così abbandonati. Quando ero bambina rappresentavano un punto di riferimento e chiamavano in paese anche tantissimi cittadini. Sono contenta, invece, che costruiscano il campo da golf vicino al parco Meli Lupi». Anche i neo vigattesi dicono la loro. Elisabetta Pelosi e Simone Ferrari, che abitano nella frazione da pochi anni, spiegano: «Qui si sta bene, l’aria di campagna e la tranquillità, per chi come noi ha sempre abitato in città, sono impagabili». «Ma qualcosa - aggiunge Simone -, andrebbe cambiato: le macchine su via Martinella vanno troppo veloci». Secondo Gigi Zanlari - tabaccaio del paese e figlio di uno dei più illustri personaggi di Vigatto, il partigiano «Aquila» Marco Zanlari, da poco scomparso - qualche servizio in più non farebbe male: «Paghiamo le tasse come chi abita in via Repubblica, ma abbiamo gli stessi servizi di Monchio delle Corti». Tra le eccellenze, una su tutte: sua maestà la torta fritta, che dimora con orgoglio da più di cinquant'anni alla trattoria del Grillo. «Ormai siamo un punto di riferimento per il paese e per molti altri parmigiani» spiega Marco Sartori, gestore del ristorante insieme alla famiglia.
 







Come non notare l'umanità delle parole di Portelli abbinate all'argomentare lucido, razionale ed intelligente di Aschieri, Zanlari e degli altri intervistati. Perché i nostri ...
inviato da emilio bocchi il 09/09/2010 alle 19:20

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