Parma Centro
Margherita Portelli
La luce, lì, è di casa da oltre quattro lustri. Col nuovo anno, però, rischia di spegnersi definitivamente. Per gli amanti dei borghi e della «vecchia Parma», il piccolo laboratorio artigianale di riparazione, restauro e vendita lampadari di Alberto Bonatti, in via Dalmazia, è un baluardo di autenticità. E a entrarci, ancora oggi, si respira quell’atmosfera antica che sa di lavoro e passione. Lui, 58 anni, quel mestiere lo fa da quand’era ragazzino. Sempre nel centro storico di Parma ha iniziato come apprendista imparando in un laboratorio, e poi si è messo in proprio, anche se, come dice lui, «i lavori artigianali non si imparano mai». Ora però il lavoro scarseggia. Troppo. E Bonatti a testa bassa confessa: «Credo proprio che, a malincuore, dovrò chiudere baracca». Il suo lavoro, infatti, gli piace ancora tanto: «Restauro lampade e lampadari, veri e propri pezzi d’antiquariato, del diciottesimo, diciannovesimo secolo, così come pezzi moderni – racconta -, è come restaurare un’opera d’arte, con in più un occhio tecnico che badi all’impianto elettrico. Un vero lavoro da certosino». La sua vetrina è un naufragare di attrezzi e lampade, una confusione confortante per lui che ammette: «Quando mi decido a mettere finalmente in ordine, poi finisce che non trovo più nulla». Lì ha lavorato sempre da solo, sotto quella pioggia di sculture di luce che dal soffitto tendono a terra: Bonatti le pulisce, le restaura e le riporta in vita senza l'aiuto di nessuno, perché, ricorda, «non esiste più il ragazzo di bottega e, purtroppo, i giovani sono molto lontani dall'artigianato. I miei avventori sono più amici che clienti. Di ragazzi ce n’è pochi, chi mette su casa, tende a risparmiare su ciò che non è indispensabile. È un peccato, ma purtroppo oggi si preferisce spender poco e, quando una cosa si rompe, buttarla via». C’è ancora una speranza, perché a domanda diretta, Bonatti, non ufficializza la cessazione dell’attività: «Non sono ancora sicuro al cento per cento».
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