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Località Parma

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Paganini, genio visto da vicino

Un saggio di Alberto, Alessio e Marco Pedrazzini e del discendente del musicista, suo omonimo. Il violinista messo in luce negli aspetti meno noti: l'attività di compositore e la paura di essere plagiato, le trattative per l'acquisto di ville e una sindrome della mano che avrebbe agevolato il suo virtuosismo

Paganini, genio visto da vicino
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http://www.gazzettadiparma.it/http://www.gazzettadiparma.it/scheda/191677/Paganini--genio-visto-da-vicino.html 21/07/2017 19:00:10 21/07/2017 19:00:10 40 Paganini, genio visto da vicino Casa della Musica Parma false DD/MM/YYYY 0

«Voilà comme on joue en Paradis». Detta da Niccolò Paganini, che in vita si era guadagnato la fama di uomo vendutosi al diavolo, la frase rivela le contraddizioni che circondarono la figura dello straordinario violinista. Per svelare le tante anime di questo personaggio, esce il libro «Niccolò Paganini. Note di una vita sopra le righe», edito da Mup Editore e scritto a otto mani dai fratelli Alberto, Alessio e Marco Pedrazzini e da Niccolò Paganini, discendente ed omonimo del musicista genovese. Il libro sarà presentato oggi, 27 maggio, giorno della morte di Paganini, alle 18 nella Sala dei Concerti della Casa della Musica (interverranno il musicologo Gian Paolo Minardi con gli autori, l’assessore alla cultura Laura Maria Ferraris, il presidente di Mup Editore, Vittorio Rizzoli, e il violinista Luca Fanfoniche eseguirà alcuni Capricci di Paganini). Due musicisti, un medico e un ingegnere sono gli autori di un libro che ha tante anime quante quelle di Paganini, di cui svela aspetti insoliti. Il volume, introdotto dalla prefazione del musicologo Gian Paolo Minardi, si divide in tre parti. La prima, intitolata «Il mito», ricostruisce le motivazioni della fama guadagnata in vita dal virtuoso. «La sua straordinaria bravura, mai vista fino ad allora, alimentava le leggende che facevano di lui un demonio», scrive il discendente Niccolò Paganini, ricordando che il suo avo divenne modello per tanti compositori della generazione romantica, ammaliati dal suo virtuosismo (mai fine a se stesso) e dalla personalità fuori dal comune. Affascinante il capitolo scritto da Alberto Pedrazzini su ritratti, caricature e raffigurazioni di vario genere che furono dedicate in vita a Paganini, capitolo accompagnato da un corposo apparato iconografico. Marco Pedrazzini ricostruisce poi l’opera, analizzando i motivi di una scarsa conoscenza, fino a tempi recenti, della sua attività di compositore (motivata tra l’altro dalla paura di Paganini di essere plagiato, per cui molte delle sue opere furono date alle stampe solo dopo la sua morte). La seconda parte del libro si addentra nel rapporto di Paganini con Parma, non solo le note vicende della riorganizzazione dell’Orchestra Ducale (il cui fallimento portò il musicista a considerare Parma una «fottutissima città, piena di nobiltà ignorante ed imbecille»), ma anche i suoi investimenti in terre e immobili, ben illustrati da Alberto Pedrazzini che racconta la sua ricerca di un luogo di riposo e «delizia», una villa in campagna che poi acquisterà a Gaione. L’autore si addentra anche nelle trattative per l’acquisto di altre ville, analizzate (grazie al suo occhio da ingegnere) da un punto di vista architettonico e illustrate da numerose foto. La seconda parte del libro si conclude con la ricostruzione delle molte peregrinazioni del feretro di Paganini, la cui sepoltura fu negata dal vescovo di Nizza. Il motivo non è chiaro ma legato sicuramente alle intemperanze di Paganini, che tuttavia non era ateo. Il suo corpo, prima del definitivo riposo nel cimitero della Villetta di Parma, «venne portato prima al lazzaretto di Villefranche-sur-Mer, per prendere poi, via mare, la destinazione di Genova, fra soste improbabili in depositi di pesce, vicino a frantoi, a scarichi di raffinerie e tante altre impensabili destinazioni condite di demoniaci lamenti, trilli di violino e altre diavolerie simili», come scrive Alberto Pedrazzini. Interessante la terza parte del libro che, grazie all’analisi del chirurgo ortopedico Alessio Pedrazzini, ricostruisce i mali di Paganini (sempre debole di salute), le cure cui si sottopose (a volte più dannose della malattia), le teorie che legano la genialità del virtuoso ad alcune di queste patologie. In particolare Alessio Pedrazzini parla della sindrome di Marfan, caratterizata da iperlassità delle articolazioni che giustificherebbe l’insolita mobilità delle sue dita e il virtuosismo. Dal libro, arricchito di documenti e immagini presi in archivi e musei di tutto il mondo, esce quindi un ritratto sfaccettato e non scontato di un genio di cui già tanto si è scritto. Il volume (Alberto Pedrazzini, Alessio Pedrazzini, Marco Pedrazzini e Niccolò Paganini, «Niccolò Paganini. Note di una vita sopra le righe», Mup Editore, 189 pagine; prezzo 29,00) è realizzato grazie al contributo di Comune di Parma, Ade Spa, Banca Generali, Rotary Club Brescello Tre Ducati. L’incontro di presentazione di oggi pomeriggio è libero e gratuito.
Niccolò Paganini.

Note di una vita sopra la righe
Mup, pag. 189, euro 29,00

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