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«Bagno Gelosia», il pesce secondo tradizione

Data - Ora inizio 08/03/15 - 10:00

Data - Ora fine 08/03/15 - 19:00

Tipologia Arte e Cultura

Dove Palazzo del Governatore

Località Parma

piazza garibaldi , parma

arte

Per l'8 marzo donne e Madonne

"Mater. Percorsi simbolici sulla maternità" da domenica al 28 giugno a Palazzo del Governatore

Per l'8 marzo donne e Madonne
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http://www.gazzettadiparma.it/http://www.gazzettadiparma.it/scheda/256274/Per-l-8-marzo-donne-e.html 22/09/2017 06:14:08 22/09/2017 06:14:08 40 Per l'8 marzo donne e Madonne piazza garibaldi, parma false DD/MM/YYYY 0

Donne e Madonne, icone sacre e profane: la mostra «Mater. Percorsi simbolici sulla maternità», a Palazzo del Governatore dall’8 marzo al 28 giugno, attraversa la storia dell’umanità. Lo spirito è di testimoniare in un unico percorso il mistero della vita, così come l’arte lo ha reso visibile, seguendo l’evolversi della cultura dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo. Esposte una selezione di oltre 170 opere provenienti da oltre settanta fra musei e collezioni italiane, di interesse archeologico, storico ed artistico. Si apre un ampio racconto visivo, dove l’intreccio fra elementi culturali e pensiero, diventa il filo conduttore che unisce le centosettanta opere in mostra con lo scopo di interrogarsi su quanto il valore della procreazione e la responsabilità della crescita abbiano rappresentato e continuino a rappresentare nella vita dell’essere umano. Un viaggio nel pianeta maternità che intende unire ai significati biologici e storici quelli più ancestrali, simbolici, sacrali di un tema globalmente condiviso. Posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, promossa dal Comune di Parma, si fregia dei Patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, della Regione Emilia Romagna e della Diocesi di Parma, con il sostegno di Barilla, Chiesi Farmaceutici, Iren, Opem, Conad, Fondazione Monte di Parma e Cantine Ceci e il contributo tecnico di Reale Mutua, Fidenza Village, Ikea e Tep. Quattro le sezioni in cui il percorso si articola, per meglio dividere e comprendere le diverse interpretazioni simboliche, gli stili dettati da forme e colori, da materiali e materia, seguendo una lettura tematica ed organica che pur si apre ad infinite suggestioni là dove l’antico si «contrappone» al «moderno», nella ricerca e nell’evoluzione delle forme e del pensiero dell’umanità. Ecco allora una prima suggestione dettata dalla Venere di Savignano (Paleolitico superiore/Gravettiano) databile tra i 30 ed i 25 mila anni fa, statuetta in pietra serpentina che tutto «contiene» perché l’articolata costruzione di forme e volumi conferma una grande capacità d’astrazione, insieme ad una abilità dell’artista a tradurre nella pietra un sistema di credenze assai complesso. L’occhio rimane colpito da un’estetica in qualche modo ‘moderna’, tipica di molte Veneri paleolitiche, dalla capacità di stimolare la sensibilità artistica dello spettatore inducendo ad intravedere una suggestione formale ‘ancestrale’ che ci accomuna ai nostri antenati paleolitici. Si è così spinti ad attribuir loro un significato mediato dal sentimento che sanno suscitare, eco del prodotto creato dalle mani di un ‘artista’ che aveva intravisto in un ciottolo dalla forma insolita, una figura senza volto dalle forme affusolate, un’archetipica idea di maternità e fertilità. L’uomo «antico» pare rivelarsi allora tanto affine all’uomo «moderno» e il mistero si infittisce. Così la sezione dedicata alla «Maternità rivelata», propone la decisiva svolta simbolica nella rappresentazione artistica della Maternità dopo il riconoscimento di Maria come Madre di Dio. Il percorso espositivo trova ampi riferimenti in alcune Madonne con Bambino con opere che vanno da Filippo Lippi a Andrea Mantegna, Rosso Fiorentino, Paolo Veronese, Tiepolo. Cambiano i tempi della rappresentazione e si giunge alla maternità borghese ben esemplificata dai ritratti di genere di Francesco Hayez e di Domenico Induno e via via fino alle tele di Felice Casorati, di Gino Severini, e di Amedeo Bocchi. Ma è il secolo breve che sancisce l’emancipazione l’emancipazione femminile dai temi archetipici. La sezione che sottolinea il tema della Maternità nell’arte del Novecento e delle sue Avanguardie porta a «scoprire» non più una figura di madre astratta e chiusa in una propria femminilità sacrale, ma una figura in reale competizione con il quotidiano, in cui è la donna, affrancata dalla condizione esclusiva di madre, che determina nell’arte una variazione della propria iconografia. La maternità sacra si trasforma in femminilità seduttiva e il senso procreativo cede il passo ad una rappresentazione estetica concettuale. La sezione si interroga sulla moderna ricerca artistica di un nuovo archetipo femminile attraverso le opere di Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Max Kuatty, Bill Viola, Mat Collishaw, fino alla celebre icona del personaggio di Valentina di Crepax.
Il pensiero corre allora a quella «fragile» creatura del paleolitico, dove la «non forma» acquista valenze simboliche e nel contempo formali. L’immagine nella contemporaneità attraverso l’installazione o il segno grafico è tornata prorompente a dar voce «al femminile» attraverso un pensiero forte, consolidato, estetico, visibile, spesso audace, figlio di quel mistero che trova origine nella piccola Venere. I significati più intimi e misteriosi della Dea Mater si aprono sugli elementi di una materia e di un pensiero che ben riporta alle nostre radici e che l’uomo, l’artista, sembra avere tramandato, come un dna dentro di noi.

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