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Prosa e Lirica, risate e emozioni a teatro: il meglio della settimana

di Mara Pedrabissi

Data - Ora inizio 26/01/16 - 21:00

Data - Ora fine 26/01/16 - 23:00

Tipologia Teatro

Dove Teatro Due

Località Parma

Viale Francesco Basetti , 43121 Parma PR , Italia

TEATRO DUE

Abbati e Dall'Aglio: «Passo a due tra sogno e realtà»

Abbati e Dall'Aglio: «Passo a due tra sogno e realtà»
http://www.gazzettadiparma.it/http://www.gazzettadiparma.it/scheda/eventi/329692/Abbati-e-Dall-Aglio--.html 21/01/2017 11:48:48 21/01/2017 11:48:48 40 Abbati e Dall'Aglio: «Passo a due tra sogno e realtà» Viale Francesco Basetti, 43121 Parma PR, Italia false DD/MM/YYYY 0

E’un passo a due della stessa materia di cui sono fatti i sogni, per dirla con Shakespeare. E’ un viaggio che attraversa la vita in tutte le sue più nascoste sfaccettature la nuova produzione della Fondazione Teatro Due di e con Roberto Abbati e Gigi Dall’Aglio: coppia affiatata e complice che sarà in scena da martedì fino al 10 febbraio. L’idea è nata dal direttore della Fondazione, Paola Donati, su suggestione di un romanzo di Flaubert, «Bouvard e Pécuchet», che narra la storia di una coppia alle prese con le varie discipline del sapere: e chi meglio di una coppia di attori che hanno fatto del teatro la loro vita può affrontare questo viaggio nell’immenso materiale della letteratura teatrale e quindi nell’animo umano? Sono passati decenni dal loro debutto, oltre cinquant’anni che lavorano insieme e il tempo dei bilanci e delle riflessioni è quasi inevitabile...
Partiamo dal titolo: «Triste solitario y final titolo provvisorio». Perché?
Abbati: «Ci siamo ispirati al titolo del romanzo di Osvaldo Soriano (’Triste solitario y final’) che racconta la storia dell’investigatore di Raymond Chandler, Philippe Marlowe, sulle piste di Stan Laurel e Oliver Hardy, nella loro fase calante. Io e Gigi condividiamo la scena da tantissimo tempo e anche se non siamo mai stati una coppia abbiamo l’età, l’esperienza e la complicità per un dialogo a due, per essere un x e y che hanno passato tutta la vita in palcoscenico. A volte mi domando: ho passato più tempo con mia moglie e mia figlia o con Shakespeare?».
Dall’Aglio: «E’ uno spettacolo che parla di crisi, quindi: solitario, perché si nasce e si muore soli; triste, perché la crisi non è mai gioiosa; e il final hai sempre il timore che sia definitivo: tutto questo però è provvisorio perché a teatro, anche quando muori, poi vai a cena... Cosa porteremo in scena? Semplicemente la vita rivista attraverso il teatro con personaggi che non riescono neanche più ad avere l’autonomia di una parola se non per insultarsi, offendersi...».
Decisamente una bella coppia, a partire da un duetto di Falstaff molto convincente. Se non sbaglio: tutto ha inizio con un sogno?
Abbati: «Un sogno: o meglio un incubo. E’ un’esperienza che tutti gli attori vivono: andare in scena e ritrovarsi senza il ricordo delle battute... E’ l’incipit dello spettacolo prima del susseguirsi di situazioni che attingono alla letteratura teatrale: e ci siamo guardati bene dall’autoreferenziarci. Cerchiamo semplicemente di raccontare i sentimenti che attraversano la vita usando materiale che conosciamo bene. A un certo punto c’è una bara in scena ma io ne vedo un altra: quella di un amico scomparso davvero... Finzione? Verità?».
Dall’Aglio: «Ho fatto più di 200 regie (la sua celebre ‘Istruttoria’ è in scena con successo dal 1983, ndr) e vestito altrettanti ruoli ma cinque giorni prima di andare in scena faccio sempre lo stesso sogno: è la metafora di uno stato di crisi vissuta in una dimensione sognata, inconscia e inconsapevole. E’ la denuncia di un momento critico vissuto sempre nella logica del sogno: un momento problematico, drammatico ma anche comico, ironico, giocoso (del resto in francese recitare si dice ‘jouer’): come la vita.
Tutta una vita rivista attraverso il teatro quindi: con parole rubate a Plauto, Pinter, Pasolini, Pirandello, Flaubert, Shakespeare e poi ancora Beckett, Verdi, Boito...
Abbati: «Autori che ti portano ad esplorare zone d’ombra: il nostro è un mestiere bellissimo ma talvolta può essere anche molto doloroso».
Dall’Aglio: «Penso che la letteratura teatrale presa a frammenti sia un inconscio collettivo della nostra cultura e tra le pagine di certi autori ritrovi tutto quello che poi troverai nella vita. Senza mai dimenticare il ludus: ci divertiamo molto in scena. Ho avuto la fortuna di arrivare alla mia età giocando tutta la vita: e ci sto bene attaccato a questo mestiere».

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