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Pubalgia: cause e terapie

Pubalgia: cause e terapie
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La pubalgia è una malattia che colpisce soprattutto gli sportivi, in particolare i calciatori. Il principale sintomo è il dolore, che può comparire a livello del basso addome, nell’inguine e all’interno delle cosce. La diagnosi non è sempre immediata perché le cause dell’infiammazione sono molteplici. La terapia prevede tempi piuttosto lunghi, con riposo, riabilitazione e, il più delle volte, un lavoro personalizzato di riequilibro delle forze dell’atleta.
“Subdola e lenta, la pubalgia si insinua nella vita dello sportivo ed esordisce quando è già in uno stadio avanzato – spiega il fisiatra Pietro Cavazzini, direttore sanitario del Centro riabilitativo KineMove Parma – Non è una patologia improvvisa o traumatica, ma un’infiammazione delle entesi, i tessuti che uniscono tendine e osso”. Il principale sintomo è il dolore, diffuso in tutta la parte bassa dell’addome e nella fascia interna delle cosce, con centro in sede pubica quando la sindrome è completa. In alcuni casi però il dolore può essere avvertito solo a livello superiore o inferiore, oppure interessare esclusivamente una gamba. Se a ciò si aggiunge che non è continuo, ma scompare dopo un periodo di riposo e non impedisce di svolgere attività fisica moderata, si capisce come spesso si giunge alla diagnosi corretta con grande ritardo.


Le cause
Le cause sono molteplici, per la maggior parte connesse con l’intensa pratica sportiva. Fattori predisponenti sono ad esempio i problemi congeniti alle anche, la dismetria degli arti inferiori, il cattivo appoggio plantare o la presenza di ernie inguinali; ma anche gli scatti laterali frequenti o le scarpe non adatte al terreno. “Negli ultimi anni si è studiato molto lo scompenso tra le forze muscolari esplosive e quelle contenitive, ad esempio nel calciatore, che sviluppa i quadricipiti femorali e i polpacci per scattare ma durante la preparazione trascura gli addominali e gli adduttori, che hanno funzione contenitiva” precisa Cavazzini. Così sulla bratta ossea della sinfisi pubica avviene un vero scontro di forze in cui spesso hanno la peggio i muscoli contenitivi.
“La pubalgia ha una forte componente di psicomotricità che le è valsa quell’aura misteriosa negli spogliatoi – chiarisce lo specialista – Fino a qualche anno fa infatti molti allenatori non la riconoscevano e pensavano che l’atleta enfatizzasse il fastidio per prendersi un periodo di riposo da allenamenti, partite o competizioni. Oggi invece, grazie anche alla pratica clinica e all’evoluzione delle tecniche di imaging, si conoscono a fondo i meccanismi dell’infiammazione ed è possibile curare questa insidiosa patologia”.


La terapia
“La terapia più efficace consiste in un lavoro personalizzato per riequilibrare le forze, dolore permettendo, soprattutto nella fase iniziale – precisa Cavazzini – Si tratta di un percorso che inizia con il riposo, prosegue con stretching e lavoro posturale e si completa con la parte antalgica, cioè le terapie strumentali, gli antinfiammatori e, se necessarie, le infiltrazioni”. Il risultato finale è la scomparsa del sintomo doloroso e il recupero della forza nei distretti muscolari con deficit o danneggiati, che diventano più elastici e contenitivi. “La durata della terapia di solito è proporzionale al tempo in cui si è convissuto con il dolore senza fermare l’attività sportiva. Di solito varia da 1 a 4 mesi di stop dall’attività” conclude lo specialista.

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