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Assistenza agli anziani in tempi di vacanze, come comportarsi

Assistenza agli anziani in tempi di vacanze, come comportarsi
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Estate, tempo di ferie, relax, viaggi vacanza e interruzione della routine quotidiana. Non per tutti, però. Non per molti anziani, costretti da problemi di salute al proprio ambiente domestico 365 giorni l’anno. Non per coloro, inoltre, che ai propri cari vittime di qualunque forma di disagio (persone in età avanzata, ma anche adulti e minori afflitti da disabilità permanente o anche soltanto temporanea) eroga assistenza continua e non è in grado, per ragioni tecniche oltre che per questioni puramente affettive, di abbandonare il familiare in difficoltà. Il mare chiama, ma il dovere trattiene.

 Come fare in questi casi? Benché ogni circostanza presenti caratteristiche uniche, la via per assistere il soggetto non autonomo e al tempo stesso sollevare il parente da una responsabilità talvolta gravosa per il fisico, la mente e la propria vita sociale, momentaneamente o per fasi anche più prolungate, esiste e non comporta traumi. La soluzione che va affermandosi da qualche tempo si chiama ‘caregiver’. Letteralmente, ‘colui che si prende cura’.

 Che l’Italia non sia un Paese per giovani, lo mostrano impietose le statistiche. La popolazione sta progressivamente invecchiando, e nel 2059 l'età media aumenterà fino ad un massimo di 49,8 anni.  Particolarmente accentuato è l'incremento della quota di anziani vera e propria: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, aumenteranno fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%. In Italia vige tuttora un sistema di welfare pubblico che ha effettivamente recato notevoli vantaggi di natura socio-assistenziale. Benefici di cui hanno goduto sia le singole famiglie, sia di conseguenza la comunità nel suo complesso. Tuttavia, considerati i costi elevati, per le finanze pubbliche questo stesso meccanismo rappresenta da alcuni anni un serio fattore di insostenibilità.

 La tendenza italiana ed europea è ormai rivolta, quindi, a una progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici per il sociale e a un maggior ricorso a forme di assistenza privata, filosofia di welfare che registra infatti tassi di crescita via via più sostenuti. Che il mercato dell’assistenza privata sia destinato a svilupparsi, non deve dopotutto sorprendere più di quel tanto: se da un lato, infatti, gli elevati costi per le finanze statali, regionali e locali negheranno a un numero sempre maggiore di individui l'accesso alla rete pubblica, dall'altro lato le rette mensili pagate dagli ospiti non accreditati nelle strutture protette sono sempre più onerose. Considerando infine la futura realizzazione dell'accreditamento definitivo dei servizi, l’outlook’ non può che essere negativo. E nelle famiglie con anziani o disabili a carico, cresce la consapevolezza di uno sforzo economico e psicologico sempre più arduo da gestire.

 Ecco quindi che la figura del caregiver professionale, operatore qualificato che ha ricevuto una formazione specifica nelle apposite strutture, acquista sempre più un ruolo di alto rilievo sociale. In buona sostanza, il caregiver porge al suo assistito la classica ‘stampella’ fisica e morale, rispondendo in generale al suo bisogno di sicurezza. Si occupa dell’igiene, dell’alimentazione, dei trasferimenti e della mobilizzazione. Provvede all’organizzazione dell’ambiente e delle risorse necessarie a garantire la migliore qualità di vita della persona in difficoltà. Non da ultimo, custodisce il valore più grande: quello di poter continuare a vivere a casa propria.

 Da sottolineare infatti come, per ‘assistenza domiciliare’, si intenda nel suo complesso un servizio a domicilio che assicuri al paziente e al suo nucleo familiare tutti quegli strumenti che contribuiscono al mantenimento del massimo livello di benessere, salute e funzione. Non solo una serie di interventi di carattere pratico, quindi, bensì una gestione a tutto campo del quotidiano sia sotto l’aspetto tecnico, sia soprattutto sul piano spirituale. Molto spesso, il carico assistenziale è gestito da un’unica persona appartenente alla famiglia, sorta di ‘vittima sacrificale’ investita di una missione di sorveglianza continua, sia di giorno che di notte, che può a sua volta generare un critico stato di stress. Oltre all’assistenza all’anziano o al disabile, il caregiver professionale è così in grado di supportare anche il caregiver familiare stesso.

Quando rivolgersi, allora, a un aiuto esterno? Quando riconoscere il classico campanello d’allarme? Innanzitutto, mai permettere che la malattia del proprio caro sia costantemente al centro della propria attenzione. L’assistenza di una persona è un compito molto impegnativo, e chi se ne assume la responsabilità mantiene ugualmente il diritto di trovare spazi e momenti per ritemprarsi. Qualora poi comparissero sintomi di depressione, angoscia, isolamento o qualunque altro disturbo psicofisico correlato all’attività di ‘caregiving’, allora è davvero il momento di cercare un aiuto qualificato. Alleviando le proprie pene, e affidando il familiare a un professionista che non solo saprà come prendersene cura, ma restituirà all’intero ambiente domestico un clima di serenità e solidarietà. Anche in tempi di vacanze.

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