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Affari di cuore: 3 buoni motivi per tenerlo sotto controllo

Affari di cuore: 3 buoni motivi per tenerlo sotto controllo
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Chi di noi non ha “a cuore” la propria salute? Un conto, tuttavia, è affidare il proprio corpo alla cura delle… parole. Tutt’altra cosa è invece adottare quegli accorgimenti, quei principi, insomma quello stile di vita che di fatto rappresentano l’unico efficace scudo contro quella che oggi costituisce la prima causa di morte a livello mondiale. È l’insieme delle patologie cardiovascolari, fonte di problemi per il 30% della popolazione.

Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie a carico del cuore e/o dei vasi sanguigni. Nella famiglia rientrano in generale tutti i difetti congeniti del cuore, le malattie reumatiche ad interessamento miocardico, le varie forme di aritmia, le patologie che interessano le valvole cardiache e l'insufficienza cardiaca. L’incidenza di questo genere di disturbi è particolarmente elevata nei Paesi occidentali, quelli cioè dove gli stili di vita che vanno per la maggiore sono - ahimè - sedentarietà e alimentazione scorretta.

L’Italia non fa eccezione: ogni anno, 235 mila persone muoiono per malattie cardiovascolari. Come se si spopolasse una città intera. Fattori genetici, stili di vita e patologie correlate compongono le premesse per i problemi cardiovascolari, spesso in assenza di sintomi almeno nella prima fase della malattia vera e propria, ecco perché la prevenzione e la cura del cuore e dei vasi sono al centro del programma sanitario nazionale.

I fattori di rischio di aterosclerosi sono molteplici, e soprattutto sono ormai stati identificati con precisione. È stata inoltre dimostrata la completa reversibilità del rischio: ciò significa che le malattie cardiovascolari sono oggi prevenibili. I fattori sui quali è possibile intervenire sono la maggioranza.

Fumo.

La nicotina accelera il battito cardiaco. Il monossido di carbonio diminuisce la quantità di ossigeno presente nel sangue e favorisce lo sviluppo dell’aterosclerosi.

Pressione arteriosa.

Una pressione arteriosa elevata costringe il cuore a un superlavoro e accelera la formazione di aterosclerosi nelle pareti delle arterie. 

Colesterolemia totale.

Il colesterolo, una sostanza normalmente presente nell’organismo, può trovarsi in quantità eccessive nel sangue. Maggiore è la sua quantità, più alto è il rischio che si depositi nelle pareti delle arterie. 

HDL-colesterolemia.

La HDL-colesterolemia è una lipoproteina utile per rimuovere la colesterolemia in eccesso. Minore è la sua quantità, maggiore è il rischio cardiovascolare. 

Diabete.

Se non correttamente controllato, favorisce l’aterosclerosi.

Non tutti i fattori di rischio, tuttavia, sono sotto il nostro controllo. Ecco perché, anche sposando uno stile di vita corretto e dopo essersi sottoposti “una tantum” agli esami di routine, è indispensabile riservare al cuore un’attenzione costante. Di seguito, i tre elementi non modificabili che in misura variabile possono aumentare le probabilità di contrarre una malattia del cuore o dei vasi. 

1. L'età.

Il rischio aumenta col procedere degli anni, perché il tempo "usura"  la pompa cardiaca e il sistema di un uomo di 80 anni ha un rischio cardiovascolare ovviamente superiore a quello di un ventenne (a meno che il ventenne non abbia altri fattori di rischio, ad esempio una malformazione cardiaca congenita). 

2. Il sesso.

I maschi hanno, a parità di altre caratteristiche, un rischio cardiovascolare superiore rispetto alle donne (in età fertile), cioè si ammalano di più di cuore. Questo fatto deriva da diverse ragioni, la più importante delle quali è l'effetto protettivo esercitato dagli ormoni femminili, gli estrogeni, su cuore e vasi. Tuttavia, dopo la menopausa anche per le donne la probabilità di ammalarsi è simile a quella degli uomini.

3. La familiarità.

In presenza di malattie di cuore nei genitori, nei fratelli o nei parenti stretti, le probabilità crescono. D’altra parte, il quadro clinico della famiglia è spesso uno specchio delle proprie caratteristiche genetiche. Va però sottolineato come la predisposizione ad ammalarsi possa anche non essere stata trasmessa dai propri antenati. Oppure, anche se è stata effettivamente ereditata, non è necessariamente destinata a manifestarsi in quell'individuo in particolare.

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