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Lavoro, 5 strade per imparare una professione
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Il primo lavoro della vita? Quello di…cercare lavoro. Che si esca da un percorso di studi di primo o secondo grado, oppure universitario, o che si abbia abbandonato la precedente professione per ragioni indipendenti dalla propria volontà (leggasi licenziamento e successiva disoccupazione), in realtà il periodo di latenza è (o dovrebbe essere) una fase di attività massima. Un momento più o meno lungo della propria esistenza durante il quale vestire i panni dell’imprenditore di se stessi e gettare le fondamenta per un futuro impiego. 

Qualunque sia il livello di istruzione conseguito e il settore di competenza, ma anche la forma di occupazione che si pensa di fare propria (lavoro autonomo o alle dipendenze), una strada accessibile ad ogni individuo in cerca di lavoro, e che soprattutto svincola in modo determinante il soggetto dai colpi di fortuna e ne incrementa notevolmente le chance di successo, è quella della formazione professionale. 

Di formazione sono tutti quei percorsi che è utile o necessario intraprendere per accostarsi ad una particolare professione e prepararsi ad entrare (o a rientrare) nel mondo del lavoro. Si parla di formazione professionale “iniziale” quando essa è rivolta ai giovani che per la prima volta approcciano la sfera lavorativa, mentre la formazione di tipo “continuo”, il cosiddetto “lifelong learning” anglosassone, interessa semmai gli adulti momentaneamente esclusi dal lavoro, ma anche tutti coloro che aspirano a riqualificarsi allo scopo di raggiungere un inserimento migliore. 

Un contesto come quello odierno dove il precariato e la flessibilità sono all’ordine del giorno, la formazione continua si impone d’altra parte come fattore chiave anche per la semplice sopravvivenza lavorativa, oltre che come strumento di sviluppo personale ad ogni livello. 

Nell’ordinamento italiano, la competenza in materia di formazione professionale spetta alle Regioni, a differenza dell’istruzione che è invece disciplinata dallo Stato stesso attraverso il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Ampia è inoltre l’offerta formativa erogata da enti privati di differente natura, purché accreditati presso le Regioni. Molti dei corsi privati, tra i quali individuare quelli dai contenuti specialistici più adatti ai propri progetti lavorativi, sono tra l’altro gratuiti in quanto finanziati con le risorse comunitarie del Fondo Sociale Europeo. 

Concentrandoci sulla formazione iniziale, è possibile individuare almeno cinque macro-strade che conducono un giovane – anche già diplomato o laureato - dritto all’apprendimento di una determinata professione.

IeFP (Istruzione e Formazione Professionale).

Il sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) è un’offerta di percorsi triennali fortemente orientati al lavoro e progettati congiuntamente da enti di formazione accreditati dalla Regione e da istituti professionali. Dopo un primo anno orientativo che consente di consolidare le competenze di base, ogni studente può decidere se proseguire gli studi presso l’istituto professionale o presso un ente di formazione, scegliendo la modalità formativa più idonea per il conseguimento di una qualifica. In Emilia-Romagna, i percorsi IeFP prevedono la possibilità di conseguire 25 qualifiche professionali. 

IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore).

Gli IFTS sono percorsi di alta formazione professionale alternativi all’iter accademico realizzati in sinergia tra centri di formazione, istituti superiori, imprese e università. Rappresentano la controparte di quella sfera che in ambito internazionale viene classificata come “postsecondary vocational education”. Generalmente, ogni corso è caratterizzato da un forte legame col tessuto produttivo del territorio e si prefigge di forgiare profili tecnici altamente specializzati ritenuti strategici per l’economia locale. Gli IFTS accolgono candidati in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado e si caratterizzano per la forte componente pratica, con un 30% circa delle ore spese sottoforma di stage in una o più aziende. 

ITS (Istituti Tecnici Superiori).

Dagli ITS escono figure a loro volta estremamente specifiche con formazione nelle aree tecnologiche strategiche per la competitività a livello nazionale. Anche gli ITS nascono dalla pianificazione regionale e in seguito alla costituzione di una Fondazione che comprende scuole, enti di formazione, imprese, università, centri di ricerca ed enti locali. Numerose le aree tecnologiche individuate come materia per Istituti Tecnici Superiori, dalla mobilità sostenibile alle tecnologie di comunicazione, dalla meccanica ai servizi alle imprese. Didattica in laboratorio e tirocini obbligatori in azienda sono parte integrante del percorso, normalmente della durata di un biennio, mentre buona parte del corpo docenti è di estrazione puramente professionale (manager, dirigenti, imprenditori, tecnici specializzati, etc.). 

FS (Formazione Superiore).

I percorsi di Formazione Superiore costituiscono dal canto loro un’opportunità per giovani e adulti che intendono inserirsi nel mercato del lavoro o qualificarsi per svolgere ruoli professionali di tecnici e responsabili di funzione nelle aree della progettazione, della produzione e della gestione di imprese manifatturiere e di servizi. Al termine dei percorsi, a seconda degli obiettivi formativi e della durata – che varia tra le 300 e le 500 ore – è possibile conseguire un certificato di competenze o una qualifica professionale, riferiti al Sistema Regionale delle Qualifiche. 

Poli tecnico-professionali.

I Poli tecnico-professionali – in Emilia-Romagna avviati in via sperimentale nei settori “agroalimentare e ristorazione”, “pesca”, “meccanica” e “aereonautico” - sono infine luoghi formativi gestiti insieme da istituti tecnici, istituti professionali, enti di formazione, Istituti Tecnici Superiori e imprese. Nella condivisione di analisi di fabbisogni, progettualità, spazi e attrezzature, essi permettono l’apprendimento in situazione e il confronto diretto tra le autonomie educative e formative e il sistema economico-produttivo. 

Basta interpellare le aziende di eccellenza, per comprendere come ai corsi di formazione (siano essi pubblici o privati e a qualunque settore merceologico appartengano), i responsabili delle risorse umane guardino con particolare interesse, e da essi peschino a piene mani. La formazione paga, eccome. L’alta formazione, anche di più. Costa certamente sacrifici in termini di tempo e risorse, ma è anche piattaforma sicura per un posto di lavoro più appagante e meno esposto alle oscillazioni dell’economia.

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