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Suv, che passione. Le cinque ragioni di un successo

Suv, che passione. Le cinque ragioni di un successo
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C’era una volta il “fuoristrada”, un’auto ruvida, spesso spartana, che grazie alle quattro ruote motrici e un telaio a longheroni divorava qualsiasi genere di terreno gli capitasse innanzi. Amava sguazzare nel fango e mostrare – una volta rientrata in società – le “cicatrici” delle proprie imprese. Il fuoristrada duro e puro non è morto. Fatta eccezione per rarissimi casi (Jeep Wangler, Land Rover Defender), ha semmai subito un processo di urbanizzazione spinta che dalla campagna lo ha pian piano riaccompagnato in città, ripulito degli schizzi di melma sui passaruota e preparato ad ospitare al proprio interno un pubblico più vasto, che non fosse solo quello degli avventurieri. Nasce il Suv, e con le masse è amore a prima vista. 

Il fenomeno prende forma sul finire dello scorso millennio. Apre la strada la Toyota Rav4 (1994), seguono Mercedes ML, Lexus RX e Bmw X5 (1997). Un successo tale, quello dei “pionieri”, da ispirare la comparsa di un segmento di mercato tutto nuovo. Anzi di più di uno. E se nel 2015 esiste un genere che ha contribuito in larga parte a trascinare le vendite di automobili nuovamente fuori dalle secche della crisi (+15,2% su base annua), quelli sono proprio gli “Sport utility vehicle”, o “crossover” che dir si voglia (+36,1%). Oggi, oltre un’auto nuova su cinque è un Suv (quota del 21,5%). Una moda? Una psicosi collettiva? Grande o piccolo, accessibile o di lusso, a trazione singola o integrale, il Suv conquista adulti e piccini facendo perno su una serie di fattori ben precisi. Non necessariamente quelli, tuttavia, che il senso comune suggerisce. 

Ecco quali, in ordine di importanza. 

1. Design

Il Suv è sexy. Punto. Si sa che l’acquisto di un’auto è scelta di pancia, molto spesso – nel caso degli uomini - la pancia della moglie o fidanzata. In ogni caso, una volta in concessionaria i calcoli da ragioniere vanno a farsi benedire. A orientare le decisioni, sono le emozioni. E proprio attorno alla scocca dei loro sport utility, individuati come banco di sperimentazione stilistica oltre che dinamica e tecnologica, i costruttori hanno via via modellato carrozzerie sempre più armoniose e seducenti, con frontali espressivi, fiancate sfaccettate e un “lato B” che richiamasse potenza e sicurezza. Nel panorama generale, al pallottoliere dei cuori infranti solo una supersportiva rivaleggia con un Suv. E pazienza se un “bestione” da oltre 4 metri si imbuca a malapena nel garage: l’occhio vuole la sua parte, e i sondaggi svelano come il primo criterio di selezione siano proprio forma e design. 

2. Sicurezza

Quante volte si ascoltano automobilisti di ambo i sessi tessere le lodi del proprio Suv in fatto di posizione di guida e visibilità periferica. Sedere più alti della media del traffico trasmette una sensazione di maggior dominio della situazione, in più permette di allungare la prospettiva e apprendere quindi in anticipo quale comportamento adottare in determinate circostanze. Specie per le automobiliste donne, la guida alta è sinonimo di sicurezza. La carrozzeria voluminosa contribuisce a sua volta a rafforzare l’idea di una “gabbia d’acciaio”, al riparo della quale nulla di brutto potrà mai accaderci. In realtà, è solo all’interno di particolari dinamiche, che le dimensioni possono evitare o mitigare i danni provocati da un sinistro. Manovrare un Suv investe il guidatore di una maggior responsabilità, verso se stessi e verso gli altri utenti della strada. Nel complesso, tuttavia, il senso di protezione è fondato. E partecipa a moltiplicare i contratti di vendita. 

3. Spazio di bordo

Non è l’unico genere di vettura, il Suv, all’interno della quale è possibile caricare tutte insieme tre generazioni di passeggeri con relativi bagagli al seguito. Anche monovolume e station wagon tradizionale (un segmento, in realtà, ormai spogliato della propria missione originale, quindi sempre più indirizzato verso stile e prestazioni da “sportwagon”) si prestano come “minibus” adatti a macinare chilometri lungo tappe “marathon”. La sport utility è semmai il miglior compromesso tra spazio di bordo e gusto estetico, fattore al quale – come abbiamo visto – è sempre più difficile rinunciare. Divanetti posteriori scorrevoli, schienali abbattibili, talvolta terza fila di sedili a scomparsa, fanno comunque del Suv l’habitat a quattro ruote più modulabile sulla piazza. Le soluzioni portaoggetti studiate per gli abitacoli dei modelli di ultima generazione (fessure laterali, ripiani superiori, etc.) beneficiano a loro volta di una ventata di fantasia, e permettono di marciare comodamente con le tasche vuote e ogni accessorio a portata di mano. 

4. Offerta

L’antenato del Suv moderno può essere individuato in prodotti di scuola anglosassone come Range Rover e Jeep Grand Cherokee. Svilupparono il concetto, a fine anni Novanta, i tedeschi di Mercedes e Bmw, per poi convincere numerosi altri marchi a seguirne le orme. Oggi, quasi non esiste costruttore che a listino non proponga un Suv/crossover. Talmente vasto, il mercato, da aver visto nascere al proprio interno molteplici sottosegmenti, ognuno diverso per dimensioni e fascia di prezzo. Ce n’è per tutti i gusti: dalle piccole taglie (Opel Mokka, Ford Ecosport) fino alle ammiraglie di proporzioni “monstre” (Audi Q7, Mercedes GLE), passando per i gettonatissimi medium-Suv come Nissan Qashqai e Kia Sportage. Da un ordine di spesa inferiore ai 20.000 euro (Dacia Duster) a modelli ultralusso da assegni a sei cifre. Dai “maestri” teutonici l’offerta forse più completa ed eterogenea. Ma che dire dei competitor francesi, giapponesi e coreani? Ben presto, persino marchi dal core business ben diverso come Jaguar (F-Pace) e Maserati (Levante). D’altra parte, la produzione è “tirata” dalla domanda. Che cresce, ingolosita dall’offerta.

5. Trazione integrale

Non è un caso, se la possibilità di beneficiare delle quattro ruote motrici figura come l’ultimo dei principali criteri di acquisto. Per alcuni clienti affezionati ai fuoristrada prima maniera, l’integrale permanente resta in realtà in cima alla lista delle priorità. Per altri, molti altri, la ripartizione della forza motrice è invece un dettaglio indifferente che non vale un surplus di spesa (rappresentando tra l’altro un surplus di peso), specie di fronte a modelli di piccole dimensioni. Dopotutto, il terreno di caccia dei Suv si è progressivamente avvicinato ai centri storici delle città, abbandonando mulattiere e sentieri scoscesi. E per attraversare indenni un pavimento in porfido o un asfalto disseminato di buche, la trazione anteriore (o posteriore) e un briciolo di prudenza bastano e avanzano. In caso di occasionali escursioni in off-road, infine, l’elettronica sopperisce di buon grado all’assenza di un sistema 4x4.

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