11°

4 buoni motivi per non spalare la neve o studiare alternative

4 buoni per non spalare la neve o studiare alternative
Ricevi gratis le news
0

Che incanto, osservare dalla finestra i fiocchi di neve che cadono dal cielo. Ma che seccatura, per non dire di peggio, dover scendere in strada e spalarne a mucchi per liberare il passaggio pedonale, disincastrare la propria auto, costruire uno scivolo per i nipoti. Impugnare la pala e mettersi di buona lena a spalare è un dovere civico, oltre che una prassi di buona manutenzione domestica. Tuttavia, troppo spesso la nevicata coglie l’abitato di sorpresa e spinge molti individui a cimentarsi nello spalaggio senza la sufficiente preparazione. Perché spalare neve è attività fisica vera e propria, che non dovrebbe essere improvvisata. Non di rado, le cronache riportano addirittura di vittime. 

A spalare sono innanzitutto anziani, la fascia di popolazione che gode di maggior tempo libero. Proprio loro, tuttavia, sono anche i soggetti più a rischio. Lo sforzo di maneggiare un attrezzo e sollevare grosse quantità di acqua gelata è da considerarsi alla stregua di una “disciplina” anaerobica, adatta soltanto a soggetti sportivi in buono stato di salute. Con la pala non si scherza: coronarie e muscolo cardiaco potrebbero cedere. E un gesto considerato innocuo, portare dritto alla tomba. Di seguito, quattro buone ragioni per sottrarsi alla fatica e individuare alternative. 

1. Spalare non è passeggiare 

Quando si spala si compie uno sforzo di resistenza come il sollevamento pesi, che aumenta il post carico poiché il badile riempito oppone un peso importante. Occorre infatti sollevare la pala, ruotare il tronco e gettare la neve da un'altra parte. Il cuore chiede allora all’organismo molta energia e molto sangue. Il problema si amplifica se la neve si attacca al badile e incrementa il carico. Al contrario dell'attività aerobica, spalare è un'attività poco sana ad altissimo consumo energetico e molto stressante per il sistema circolatorio. 

2. In guardia dal Generale Inverno 

Il freddo intenso determina l'aumento della vasocostrizione periferica, cioè nelle mani, nelle gambe e nei piedi. Per motivi di regolazione termica, il sangue non riesce a raggiungere le periferie e viene quindi centralizzato verso il cuore, con un aumento del carico di lavoro e della pressione arteriosa. Inoltre, lo sforzo può determinare instabilizzazioni delle placche nelle arterie coronariche, quelle che poi determinano l'infarto. Freddo e sforzo isometrico, dunque, i primi due fattori di rischio.

3. Spalare la neve e “vedere le stelle” 

Non è solo il cuore, a risentire dello sforzo eccessivo. Le statistiche dimostrano come in Italia il 20% degli incidenti sia dovuto a scivolate e cadute, circa 2.400 casi l'anno. 4.000 coloro che invece rimangono piegati dal classico colpo della strega, 6.500 quelli colpiti da strappo muscolare o distorsione. Non vengono risparmiati nemmeno i giovani: 2.000 l'anno gli under 18 che si procurano ferite di varia natura, soprattutto perché non ancora in grado di maneggiare correttamente il badile. 

4. La tecnologia corre in soccorso 

D’accordo la premura di sgomberare il vialetto d’ingresso e lo spirito di sacrificio da uomini d’altri tempi. Oggigiorno, tuttavia, la soluzione può essere ricercata anche sul mercato degli elettrodomestici, senza necessariamente figurare come “scansafatiche”. Esistono infatti efficaci soffiatori elettrici o a combustione interna che sollevano l’essere umano da sforzi innaturali, non costano una fortuna e sono semplici da utilizzare. Il manto di neve come un tappeto di foglie: e anziché misurarsi in esercizi fisici da “uomo delle nevi”, è sufficiente vestire i panni del giardiniere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi