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Usato sicuro, 4 domande chiave per valutare l’acquisto

Usato sicuro, 4 domande chiave per valutare l’acquisto
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“Fidarsi è bene, ma non fidarsi…”. Anche il più ingenuo degli automobilisti dovrebbe avere metabolizzato il valore del sospetto, un sentimento che nuocerà forse a un rapporto di coppia o di amicizia, ma che al contrario è indispensabile maturare al momento della compravendita di un’auto usata. Non è malizia. Piuttosto, una forma di tutela della quale in realtà ciascuno di noi già si avvale ogni giorno, al mercatino delle pulci o dall’ortolano. Una sana diffidenza aiuterà il potenziale acquirente sia di un modello di proprietà di un privato, sia nel caso ci si rivolga a una concessionaria. Nonostante, infatti, un dealer che acquisti in permuta un usato sia obbligato per legge ad applicare alla vettura una garanzia di 12 mesi, benché inoltre il concessionario abbia tutto l’interesse a proteggere l’immagine della sua azienda e a rimettere sul mercato un’auto il più possibile appetibile e affidabile, la prudenza non è mai troppa. 

Qualunque sia il canale che si decide di esplorare, motori di ricerca, annunci privati o piazzali delle concessionarie, ogni trattativa dovrebbe quindi assumere le sembianze di un “interrogatorio” vero e proprio. Dopotutto, quello di apprendere vita, morte e miracolo di un prodotto di uso quotidiano è un diritto sacrosanto, oltre che una prassi di buon senso. Sottoporle una serie di domande mirate porterà la controparte a svelare eventuali “lati oscuri” nascosti sotto una superficie patinata, e che per ovvie ragioni di convenienza non avrebbe citato spontaneamente. Se il proprietario è onesto, se in particolare possiede buona preparazione tecnica e commerciale, non sarà in difficoltà e replicherà uno per uno a ciascuno dei quesiti a lui rivolti. Se in una o più circostanze la risposta è vaga o negativa, oppure tarda ad arrivare, allora è il caso di riflettere e riconsiderare l’opportunità dell’acquisto. Quali domande, allora? Di seguito, quattro da stamparsi bene in mente. 

1. “Perché intende vendere l’auto”? 

Chiunque si voglia liberare della propria vettura, lo fa per una ragione ben precisa, qualunque essa sia. Non necessariamente, comunque, la motivazione nasconde dei difetti al veicolo stesso. Una coppia in attesa di un figlio potrebbe necessitare di un modello più spazioso. Un rappresentante ha solitamente il bisogno professionale di un’auto relativamente nuova e la sostituisce con cadenza regolare. E così via. Tuttavia, anche una domanda all’apparenza così semplice e scontata racconterà molto del proprietario e del suo grado di sincerità. Se ad esempio egli accampa motivi eccessivamente generici e poco convincenti, allora è il caso di approfondire. Presto o tardi, quell’auto potrebbe riservare sgradite sorprese. 

2. “Quante persone hanno guidato l’auto?” 

Il riferimento è tanto al numero di proprietari che si sono succeduti, nel caso l’auto sia stata a sua volta acquistata sul mercato dell’usato, quanto agli individui che hanno effettivamente adoperato il veicolo durante il suo ciclo vita. Familiari, collaboratori, etc. Più alta è la quota di condivisione che l’auto stessa ha registrato in passato, maggiore sarà la variabile di incertezza circa lo stato di usura delle componenti meccaniche come motore, trasmissione, ammortizzatori e impianto frenante. Ognuno ha infatti il proprio stile di guida, e nemmeno il proprietario vero e proprio può garantire con quale grado di “civiltà” l’auto sia stata utilizzata nel suo complesso. Sempre meglio, in ogni caso, testare l’auto in prima persona e avvalersi del parere di un esperto del settore. 

3. “Mi mostra i documenti del veicolo?” 

Consultando la documentazione si apprende immediatamente se l’auto è in regola con il fisco, cioè se il proprietario ha regolarmente rinnovato la tassa di possesso, se è sempre stata coperta da polizza assicurativa, se infine è stata sistematicamente sottoposta a revisione obbligatoria. Si può anche risalire alla frequenza dei tagliandi di manutenzione e alla loro attendibilità. Una rapida scansione ai documenti di bordo non è invece sufficiente ad accertare del tutto una “fedina penale” immacolata. L’auto è stata rubata? Ha provocato incidenti di una certa entità? A tal proposito, la fonte migliore è sempre il Pra: il Pubblico Registro Automobilistico svelerà l’esatto estratto cronologico del modello in questione, confermando o smentendo quanto appreso dal proprietario. 

4. “Ha il contachilometri ricevuto manomissioni?” 

In questo caso, più del contenuto della domanda conta il gesto stesso di formularla. Dimostra che si è a conoscenza di possibili “trucchi” per alterare la percorrenza del veicolo e avanzare così una richiesta economica superiore al valore dell’auto in sé. Ben difficilmente, infatti, il venditore ammetterà di aver manipolato uno dei dati che maggiormente contribuiscono a definire il prezzo del prodotto. Non sul momento, almeno. Alla richiesta di recarsi insieme da un meccanico per validare il chilometraggio riportato sul quadro strumenti, tuttavia, la truffa potrebbe essere smascherata. Una simile richiesta è suggeribile ogniqualvolta si sospetti una discrepanza tra lo stato di usura di interni e carrozzeria e il dato di percorrenza proiettato sul quadro.

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