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A ogni comunità, la propria «Expo». Dopo «Cibus è Italia», il marchio simbolo di un territorio intero torna a casa. «Cibus è Parma», «Parma è Cibus». La città e la sua kermesse fieristica più importante: l’una lo specchio dell’altra. Il successo dell’imprenditoria locale che «tira» l’affluenza e viceversa, l’appeal della storica biennale alimentare a influenzare il destino dell’economia parmense nelle stagioni a seguire. Il centro cittadino, infine, a pulsare all’unisono col cuore del salone.
Dopo tre edizioni di seguito allestite con coraggio nel bel mezzo della tormenta, con i venti di crisi a sferzare i padiglioni, Cibus 2016 - il gioiello di Fiere di Parma e Federalimentare - cade in tempi di «pace». O almeno così lasciano intendere i bollettini. L’export agroalimentare nazionale disegna curve ascensionali (36,9 miliardi nel 2015, +8% e il target 2020 dei 50 miliardi considerato dagli esperti alla portata), le esportazioni parmensi (mai crollate) spuntano performance a loro volta lusinghiere.
Al moderno quartiere di Baganzola, da oggi a giovedì si esprime la ripartenza e la si alimenta con carburante sopraffino. Cibus non «capita», Cibus si svolge solo grazie al duro lavoro di squadra: «Celebriamo il traguardo di anni di lavoro - afferma Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma - durante i quali abbiamo accompagnato le imprese alimentari italiane nelle più importanti fiere internazionali di settore, da Pechino a Bangkok, da Chicago a San Francisco. E ancora: road show, incontri coi buyer. La sfida del futuro sarà trasformare Cibus in un trampolino permanente per la promozione all’estero del Made in Italy, a disposizione dell’industria e delle istituzioni. Nel frattempo, anche quest’anno presenteremo al mondo intero il nostro straordinario patrimonio di competenze».
Tremila espositori (+11% rispetto al 2014), il meglio dell’«italian food» concentrato in 130 mila metri quadri. Presidiata ogni categoria merceologica: carni e salumi, formaggi e latticini, gastronomia ultrafresco e surgelati, pasta, conserve, condimenti, prodotti dolciari e da forno, la Quarta Gamma, le bevande, prodotti tipici e regionali ed altro ancora. Biologico, gluten free, vegano, Fuori Casa, packaging sostenibile. Tra le novità, una sezione dedicata ai prodotti freschi e freschissimi, una dedicata all’ittico (Seafood Expo), una inoltre ai prodotti certificati Halal e Kosher.
Tra i 70 mila visitatori attesi, 15 mila giungono dall’estero. Duemila top buyer da ogni continente - come effetto di un investimento da 3 milioni di euro e la provvidenziale partnership di Governo ed Ice Agenzia - sigleranno accordi commerciali e apriranno alle eccellenze tricolori nuovi canali di vendita. «Il programma di adesioni è stato entusiasmante - sostiene Elda Ghiretti, Cibus Brand Manager -, le aziende sanno di poter contare su una piattaforma dinamica che si modella in tempo reale sulle esigenze del mercato. Sia in termini di contenuti, sia di servizi».


Centinaia gli show cooking, degustazioni e happening di ogni genere, 25 tra convegni e workshop, tra i quali l’assemblea di Federalimentare (oggi alle 14) e «Pianeta Nutrizione» (giovedì alle 9.30). Si diceva del Fuorisalone: già in corso e aperto fino al 20 maggio, «Cibus in Fabula» e le sue monumentali opere di street art arricchiscono un programma di spettacoli e animazioni per grandi e piccini. Il cibo e l’arte, il palato e lo spirito. Come recita la «tag-line» di Cibus 2016: «Experience the authentic italian food business».