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Imparare una lingua, come bruciare le tappe in 7 mosse

Imparare una lingua, come bruciare le tappe in 7 mosse
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“Excuse me! Do you speak English?”, domanda al passante occasionale il turista in visita di piacere. Nella stragrande maggioranza dei casi, la reazione sarà la medesima: un senso di imbarazzo, una risposta ambigua circa la propria capacità di soddisfare la richiesta dell’interlocutore, un dialogo che zoppica e dal quale non si vede l’ora di fuggire. La propensione degli italiani alle lingue straniere è tra le più scarse al mondo: dopotutto – i soliti luoghi comuni –, qualcuno che parla l’idioma di Dante, all’estero si trova sempre. E in fondo, non siamo forse noti per la nostra proverbiale capacità nel comunicare a gesti? 

In realtà, la padronanza di un “foreign language” è ormai condizione indispensabile a chiunque viaggi per lavoro o semplice svago. Ma anche a coloro che – pur non avendo intenzione di muoversi dal luogo di origine – desiderino ampliare la propria area di comfort sociale e professionale e non farsi trovare impreparati agli incontri con persone madrelingua. Chi a scuola avesse frequentato un corso di francese o tedesco, alla diffusione globale dell’inglese come linguaggio interetnico si sente oggi spiazzato. Chi anche lo avesse studiato in passato, non se lo ricorda. Rispolverare o apprendere da zero una lingua straniera in tempi ragionevoli è tuttavia possibile. Con tanta buona volontà, e ispirandosi a qualche semplice principio. 

1. Una bocca, due orecchie 

Nella società odierna, la capacità di ascoltare è virtù sempre più rara. Nello studio di una lingua, la massima vale doppio. Da piccoli, impariamo a parlare proprio assistendo alle conversazioni che i nostri familiari intrattengono fra di loro tra le mura di casa. Da adulti, le proprietà mnemoniche si perfezionano. E l’apprendimento di un idioma straniero andrebbe sempre accompagnato da quotidiane sessioni di “listening”. Internet e la Tv via satellite moltiplicano oggi le occasioni di esercitare la fase di “comprehension”. 

2. Il messaggio prima di tutto 

Nella pratica dell’ascolto attivo, poco importa se inizialmente sfuggono alcune parole o espressioni. Fa parte del percorso di conquista della padronanza completa della lingua in oggetto. Al contrario, l’obiettivo da prefiggersi è semmai quello di afferrare il senso generale di un pensiero nel suo complesso, senza necessariamente saper ricostruire il messaggio in ogni sua parte. Agganciare un verbo a una parola chiave è talvolta sufficiente per cogliere il significato di una frase intera. E virtualmente, sentirsi pronti a partecipare al dialogo. 

3. Immagina. Puoi 

Per chi vive in piccoli centri urbani dalla scarsa vocazione internazionale, esercitare la conoscenza dell’inglese (o di qualsiasi altra lingua straniera) risulta più difficile che non nelle metropoli. Tenere alta la motivazione è tuttavia possibile. Semplicemente, ricorrendo alla propria immaginazione. Sei al supermercato? Concentrati a tradurre mentalmente i nomi dei prodotti sugli scaffali. Sei al cinema? Sforzati di volgere in inglese i dialoghi tra gli attori. Una pratica tanto semplice e alla portata di tutti i giorni, quanto nutriente per la propria memoria linguistica. 

4. Passatempo? No, “hobby” 

Siamo programmati da Madre Natura per imparare più velocemente quando godiamo di uno stato d’animo positivo. Ovvero, quando ci dedichiamo alle nostre passioni più autentiche: perché, allora, non “tradurre” in inglese anche il proprio hobby? Potremmo industriarci a navigare siti Internet in inglese. Piuttosto che scrivere nella lingua di Shakespeare i propri post sui social network, o acquistare in libreria testi in lingua originale. In questo modo, uniamo l’utile al dilettevole. E automaticamente, la nostra mente si apre a una mole maggiore di informazioni. 

5. Errare humanum est 

Siamo paralizzati dalla paura di commettere errori. Un vocabolo fuori luogo, un verbo coniugato al passato anziché al presente, la costruzione imprecisa di un pensiero. In realtà, il timore del giudizio è sempre sproporzionato alla situazione: in contesti quotidiani, nessuno ha interesse a metterci sotto esame. Preoccupandosi a sua volta di cogliere il nostro messaggio e trascurando i dettagli grammaticali e di pronuncia. La costanza e l’abitudine ad esprimersi in inglese favorirà in modo naturale la scomparsa dell”ansia da prestazione” e uno stile di comunicazione via via sempre più pulito ed efficace. 

6. Una frase per ogni occasione 

Prima di partire per una destinazione all’estero, è utile memorizzare tutte quelle espressioni necessarie alla “sopravvivenza” in loco. Come chiedere informazioni stradali, oppure acquistare prodotti alimentari in negozio, o invocare aiuto in situazioni spiacevoli. Non solo un piccolo “set” di frasi fatte vi permetterà di godervi il soggiorno con maggior sicurezza. Ricordando brevi affermazioni o domande standard, contemporaneamente (e quasi senza accorgersene) si scoprono le regole tecniche per la costruzione di un pensiero e si accelera il processo di apprendimento. 

7. Parola d’ordine, esposizione 

Il primo passo è sempre il più arduo da compiere. Mai come nel caso dell’esercizio di una lingua straniera, l’espressione “rompere il ghiaccio” calza a pennello. Il segreto è quello di abbattere il muro di imbarazzo e severa autovalutazione, e “lanciarsi” in una conversazione senza paura delle conseguenze. Può essere una situazione banalissima, come ordinare un caffè o salutare il personale del ristorante. Una volta acquistata fiducia in sé stessi, comunicare in un’altra lingua risulterà via via più naturale. Esporsi, esporsi, esporsi. Anche a costo di forzare il proprio carattere introverso. Il peggio che potrà capitarvi, sarà ricevere uno sguardo perplesso. “Sorry?”.

 

 

 

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