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La «scossa» di Parigi Il futuro sarà elettrico

La «scossa» di Parigi Il futuro sarà elettrico
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Non è ancora morto. Anzi, dalle nostre parti continua a essere il più amato sotto il cofano e alla fine del 2015 più di un'auto su due (il 52%) beveva gasolio in Europa. Ma tira una gran brutta aria per il motore diesel, del quale il Salone parigino in corso in questi giorni sembra celebrare il funerale in anticipo. Alla vigilia della blindatissima passerella all'Expo di Parigi, ancora in evidente stress da terrorismo, uno studio di AlixPartners relegava le unità a gasolio a un marginale 9% del mercato nel 2030, praticamente dopodomani.
Già da prima che deflagrasse il «dieselgate» la mappa della guerra alle polveri sottili prodotte dai turbodiesel aveva iniziato ad allargarsi: prima Parigi, poi Londra, ora perfino Berlino pensa di mettere al bando i diesel nel fatidico 2030. Di più: la Germania (che di motori a scoppio ne sa qualcosa...) vorrebbe mandare in pensione anche i propulsori a benzina nel giro di poco più di un decennio. Insomma, una rivoluzione.
Ma finché ne parlano i politici - si sa - il dibattito viene vissuto con il consueto fatale distacco. Questa volta invece il segnale che arriva dal Salone è forte e chiaro: il futuro, non solo quello remoto, è fatto di batterie, ioni ed elettroni. Non dimentichiamo che da qui al 2020 i motori a gasolio diventeranno più cari perché i nuovi sistemi di controllo delle emissioni li renderanno inadeguati, quanto meno nella fascia bassa del mercato. Volkswagen, forse anche per comprensibile reazione al dieselgate, suona la carica indicando il cambio di direzione: in passerella c'è l'interessante concept con la spina chiamato I.D ma in tasca Wolfsburg ha una sfilza di modelli elettrici per i prossimi anni, con autonomia sempre maggiore e (anche se qualche dubbio qui è ancora lecito) ricariche veloci.


Quattro, cinque, seicento chilometri: chi offre di più? La corsa all'elettrico di lunga gittata affascina tutti, da Opel a Mercedes (a proposito, Stoccarda inaugura la nuova famiglia EQ a zero emissioni), da Bmw a Renault, da Nissan a Hyundai. Anzi, quasi tutti: perché Fca a Parigi resta alla finestra. Qualcuno sostiene addirittura che sia rimasta un passo indietro rispetto alle colonnine di ricarica. L'ad Sergio Marchionne ha addirittura annullato all'ultimo momento l'incontro con la stampa, ma non saremmo stupiti che l'uomo dal maglioncino nero spuntasse con un accordo strategico sull'elettrico, magari con un big name del digitale. Intanto la «scossa» è ad alto voltaggio: Renault, che da queste parti è di casa, accende i riflettori sulla concept Trezor, una coupé avveniristica (quella che vedete nella foto qui sopra) a propulsione elettrica, derivata niente meno che dal motore delle monoposto di Formula E. Insomma, l'elettrico prova ad uscire dall'ambito della mobilità urbana per entrare nella sfera del piacere di guidare.
Tranquilli, però: il diesel che abbiamo in garage non è assolutamente da buttare. Il mercato del vecchio continente si è rimesso in moto da quasi tre anni (35 i mesi consecutivi con il segno più) e il motore endotermico, benzina inclusa, resisterà per un bel po' anche alle sirene della guida autonoma, altro «spettro» che si aggira con sempre maggiore insistenza sulle quattro ruote.
E allora Parigi ci consegna anche parecchi modelli pronti all'uso indicando un paio di tendenze interessanti: da un lato i Suv restano le vetture più bramate e le novità si sprecano (Skoda Kodiaq, Peugeot 3008, l'immarcescibile Land Rover Discovery) dall'altro le “piccole” aumentano le dimensioni candidandosi a trasformarsi anche in vettura unica per la famiglia e portando a bordo tutta l'iperconnettività che è poi il segno dei nostri tempi.

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