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Speciale innovazione ict

L'Italia scommette sulle imprese 4.0



Innovazione ict
 

Smart manufactoring, Internet of Things, Industria 4.0. Più in generale si parla di quarta rivoluzione industriale con riferimento all’insieme di nuove tecnologie impiegate lungo l’intera filiera produttiva: l'ecosistema digitale come mezzo per arrivare a un nuovo modello di business.

Parola d'ordine: innovazione naturalmente, che non comprende solo ricerca e sviluppo, ma anche una ridefinizione dei processi aziendali. Mentre gli altri Paesi si sono già inseriti in questo contesto, in maniera competitiva, l’Italia deve ancora attivarsi. E' all’undicesimo posto dopo il primato della Germania, seguita da Svezia, Irlanda, Lussemburgo, Finlandia, Danimarca, Regno Unito, Francia, Austria, Paesi Bassi (Fonte: Ambrosini, 2015).

Dalla piccola azienda a quella di grandi dimensioni l'innovazione tecnologica offre la possibilità di potenziare e spesso ripensare il proprio business grazie al supporto di nuove competenze. Ma soprattutto permette un riposizionamento sul mercato a favore di una maggiore capacità competitiva. E' un percorso di innovazione che implica un confine sempre meno netto tra i processi e i servizi. Il costo non sarà più la discriminante, la differenza la faranno altri valori come la personalizzazione, la qualità e la capacità di innovarsi costantemente, oltre naturalmente al ruolo strategico che la digitalizzazione dell’industria può avere in termini di sostenibilità ambientale. Entriamo nel merito, per capirci.

Una serie di tecnologie digitali sono arrivate a maturazione tutte insieme: Internet delle cose, il Cloud, nuove interfacce uomo-macchina, robot collaborativi più facili da gestire, la possibilità di collegare in maniera molto più semplice di prima le risorse produttive – macchine con macchine, macchine con sistemi di trasporto e con le persone. La connettività diffusa, la sensoristica a basso costo, la capacità di memorizzare enormi quantità di dati a costi ragionevoli, costituiscono quella che è stata definita la “rivoluzione delle rivoluzioni”, più complessa delle tre precedenti. Le tecnologie arrivate oggi a maturazione consentono di avere fabbriche molto più efficienti. Se pensiamo al termine “industria” solo nella sua accezione di “fabbrica”, rischiamo di non cogliere tutte le potenzialità di queste nuove tecnologie che, infatti, “escono” dalla fabbrica e coinvolgono l’attività di progettazione che si svolge nell’ufficio tecnico, impattano sul rapporto con il cliente e quindi incidono su tutto il ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla produzione alla commercializzazione. Ciò apre nuovi scenari di business, come, ad esempio, la capacità di generare profitti da servizi continui più che dalla vendita “one shot”, la possibilità di creare nuovi prodotti e nuovi servizi che diversamente non sarebbe possibile realizzare.

In quest'ottica il governo italiano ha varato un piano sostanzioso: 13 miliardi di investimento pubblico attraverso benefici fiscali. Gli interventi previsti vanno dai benefici fiscali che agiscono nel breve periodo, per consentire alle imprese di cominciare a investire dal 1° gennaio 2017, alle azioni di medio e lungo periodo riguardanti la formazione, la ricerca (nel Piano si parla di Competence Center e di Digital Innovation Hub (ne sorgerà uno anche a Parma), ma anche di formazione di tecnici nelle scuole medie superiori, perché non abbiamo bisogno solo di laureati o di dottori di ricerca, ma anche di competenze fondamentali, soprattutto nelle piccole e medie imprese, per gestire le nuove tecnologie.