12°

23°

welfare

I dipendenti piu’ fortunati: visite mediche, cinema e stadio gratis…

I dipendenti piu’ fortunati: visite mediche, cinema e stadio gratis…
Ricevi gratis le news
0

Quando il Pil non è il solo indice di ricchezza della comunità. Se il classico Prodotto Interno Lordo misura il valore economico delle merci e dei servizi erogati in un determinato periodo di tempo, la “Felicità Interna Lorda” (o “Gross National Happiness”) spinge oltre i suoi confini di ricerca e rispecchia il benessere delle persone con approssimazione anche migliore. Da una nazione intera alle singole imprese: il welfare aziendale investe sul grado di soddisfazione dei suoi dipendenti. Così da accrescere, di una collettività, il Pil ma anche il “Fil”. 

Assistenza medica per sé e i familiari, testi scolastici per i figli, permessi per costruire un sano “work-life balance”. Ancora: rimborsi chilometrici per il tragitto casa-ufficio, abbonamenti gratuiti al trasporto pubblico, voucher da convertire in sedute in palestra o serate al cinema. Benvenuti nel pianeta del welfare privato, un’abitudine che il Belpaese ancora non conosce quanto altri Paesi europei, specie quelli del Nord, ma che dalla Legge di Stabilità 2016 ha ricevuto l’impulso decisivo. 

Con “welfare aziendale” si individua un insieme di benefit e prestazioni finalizzato a superare la componente meramente monetaria della retribuzione al fine di sostenere il reddito dei dipendenti e migliorarne la vita privata e lavorativa. La Finanziaria 2016 ne ha incrementato l’appeal culturale, introducendo la detassazione di una vasta gamma di premi aziendali quali viaggi ricreativi, check up medici, rette per corsi sportivi, abbonamenti a riviste e quotidiani. In particolare, la norma prevede che i premi di risultato fino all'importo di 2.000 euro siano assoggettati ad un'imposta sostitutiva di Irpef e addizionali regionali e comunali pari al 10%. 

La legge di Bilancio 2017 mira proprio a incentivare l’erogazione dei premi di risultato, e in generale a stimolare il ricorso al welfare aziendale. La strategia del Governo è quella di innalzare i limiti reddituali attuali, da 50.000 a 80.000 euro, così da ampliare la fascia di lavoratori beneficiari, e gli importi dei premi, da 2.000 a 3.000 euro. Viene estesa, inoltre, la possibilità di convertire i premi di risultato a favore dell’utilizzo di strumenti di welfare per godere del regime di detassazione. 

Se il titolo di pioniere del welfare aziendale all’italiana spetta ad Adriano Olivetti, negli anni più recenti il ruolo di capofila va a Luxottica: nel 2009, la multinazionale degli occhiali ha introdotto il “carrello della spesa” gratuito, prodotti alimentari distribuiti mensilmente ai suoi 8 mila dipendenti. Vodafone ha scelto di puntare su “smart working” e “welfare aziendale 2.0”, pacchetto di misure modellato su un contesto di recessione: ad oltre 3.000 dipendenti viene così offerta la possibilità di lavorare da casa due giorni al mese. Oltre ad altri benefit come il latte artificiale per i figli fino al sesto mese, il baby sitting “on demand”, le convenzioni per l’acquisto di elettrodomestici e un servizio di “Sos casa” per le piccole incombenze domestiche.

Gli esempi di grandi imprese, anche cooperative, che in Italia ricorrono regolarmente a strumenti di welfare interno si stanno moltiplicando. Ma è comunque ancora dai Paesi anglosassoni, che apprendiamo delle “best practice” più avvincenti. Tenendo fede alla propria immagine di “teatro dei sogni”, Walt Disney da tempo permette ai propri dipendenti, ovviamente con famiglie al seguito, di accedere gratis nei parchi divertimento dell’azienda ed usufruire di sconti vari, dall’entrata negli alberghi all’acquisto di gadget. Lezioni di pilates e yoga, sedute di agopuntura e corsi di arrampicata, senza dimenticare la possibilità di fare il bucato in ufficio, sono invece alcuni dei vantaggi per chi lavora in Twitter. 

Ma dalla evoluta Silicon Valley giungono testimonianze assai più “mature”, per non dire estreme. Facebook devolve 4 mila dollari ai dipendenti che diventano genitori. Al pari di Netflix ed altre grandi realtà (Accenture, Spotify), il popolare social network offre ai lavoratori addirittura il cambio di sesso, sostenendo i costi di tutto ciò che è necessario per passare da un genere all’altro, dall’operazione chirurgica al trattamento ormonale. Da Facebook a Google: qualora un dipendente morisse dopo aver lavorato per un minimo di quattordici anni, il coniuge riceverà per il decennio successivo un assegno pari al 50% dello stipendio maturato in azienda. 

Airbnb, il portale online per affittare alloggi e camere tra privati, offre ai suoi dipendenti una somma annuale per viaggiare e approfittare delle varie proposte generate dagli utenti del sito in giro per il mondo. E se per frequentare l’università si è visti costretti a contrarre un debito? PwC, network internazionale di servizi, garantisce ai suoi dipendenti la possibilità di ricevere 1.200 dollari l’anno come rimborso dei debiti accumulati nel corso del proprio iter di studi. E ancora: in PwC non si timbra il cartellino, né occorre far firmare alcun permesso di uscita quando capita un imprevisto. 

Lo afferma il colosso assicurativo Zurich: all’imprenditore, il welfare aziendale conviene. Di recente, Zurich ha diffuso i risultati di una ricerca sull'impatto del welfare privato sulla produttività e competitività di 175 imprese in Italia. Ebbene, dal sondaggio è emerso come i vantaggi siano concreti e riguardino soprattutto l'incremento della produttività nel medio-lungo periodo e l'aumento della cosiddetta “retention”, ovvero la capacità di trattenere i migliori dipendenti e di conquistare la loro fedeltà. Con conseguente riduzione dei costi per la ricerca e sostituzione del personale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi