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di Mara Pedrabissi

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Il Papa dei poveri

Il perito chimico argentino salito al soglio di Pietro



Il Papa dei poveri

Incisivo, comunicativo, diretto, colto, ecumenico.
Non è possibile affibbiare un’etichetta ai quattro anni di pontificato di Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio.
Tanto è trascorso da quando il perito chimico venuto dall’Argentina è stato chiamato a salire al soglio di Pietro, portando una ventata rivoluzionaria all’interno delle stanze vaticane e nel cuore dei fedeli. Una vicinanza, quella tra Bergoglio e il suo gregge, che lo ha reso uno dei Pontefici più amati: la sua forza comunicativa e i messaggi di pace e di misericordia lanciati attraverso Angelus, encicliche e viaggi pastorali hanno colpito anche chi dalla Chiesa si era allontanato, o chi non ne era mai stato vicino. Nato a Buenos Aires in una famiglia di origini italiane, Bergoglio comincia il suo noviziato nella Compagnia di Gesù nel 1958, diventa sacerdote nel 1969 e viene nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1992. È in questo momento che sceglie il motto episcopale, lo stesso che lo accompagnerà dopo la sua elezione a Pontefice, nel 2013: “Miserando atque eligendo”, espressione tratta da un’omelia di Beda il Venerabile, santo e dottore della Chiesa, che si può tradurre con “lo guardò con misericordia e lo scelse”. La misericordia, altra parola chiave del pontificato di Papa Francesco: nel 2015 ha indetto il Giubileo straordinario della Misericordia, scegliendo di inaugurarlo in anticipo a Bangui, nella Repubblica Centrafricana,
ponendo il cuore dell’Africa per una volta al centro del mondo spirituale, mandando un messaggio ai potenti della Terra. Durante tutti i suoi viaggi apostolici ha toccato tasti delicati, in maniera diretta, utilizzando in modo innovativo i nuovi
mezzi di comunicazione e i social network. 

A renderlo così amato e apprezzato sono anche il suo stile di vita, improntato alla sobrietà, e le sue posizioni su temi forti e discussi, come l’omosessualità, l’aborto, l’eutanasia, la diseguaglianza economica, la povertà. L’attenzione ai poveri è l’elemento forse più caratterizzante della missione di Francesco. Sin dal nome papale, scelto in onore di San Francesco d’Assisi. È stato lo stesso Bergoglio a raccontare i motivi che lo hanno spinto a sceglierlo: “Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale Cláudio Hummes. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava.
E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: «Non dimenticarti dei poveri!». E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri.
Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio
proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È
per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero...
Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”.