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Una storia lunga cinque millenni tra tradizione e grandi svolte

Il pane è cambiato lungo i secoli, dall’Antico Egitto fino ai giorni nostri



Una storia lunga cinque millenni tra tradizione e grandi svolte

Quella del pane è una storia fatta di lunghe pause e di svolte improvvise, di tradizioni secolari e di innovazioni geniali, frutto di intuizioni e di genio culinario, oltre che artigianale. Un cammino millenario, per uno degli alimenti cardine della nostra dieta, capace di guadagnare un posto di primo piano nelle nostre tavole.

In mesopotamia
Le prime tracce di questo prezioso cibo risalgono al terzo millennio aventi Cristo: nell’Antico Egitto era infatti compito delle donne macinare i chicchi di cereale tra le mura domestiche per poter ottenere la farina.
Focacce a base di orzo germinato sono poi citate addirittura nel Codice di Hammurabi, una fra le più antiche raccolte di leggi scritte che ci sia pervenuta.
L’uso del lievito era ancora però sconosciuto: era perciò diffuso un tipo di pane particolare, diverso da quello che si trova comunemente nelle nostre tavole. Prodotti non lievitati erano presenti anche tra gli Ebrei: basti pensare al pane azzimo, poi entrato nella liturgia cristiana.
Nel corso dei secoli, comunque, il processo di fabbricazione ha subito le prime trasformazioni: attorno all’800 avanti Cristo sono entrate in funzione in Mesopotamia mulini per macinare la farina molto più elaborati e produttivi di quelli precedenti, mentre nel 300 aventi Cristo il lievito è diventato gradualmente un prodotto comune e relativamente facile da reperire.
Il pane era poi diffuso anche tra gli Antichi Greci (avevano almeno una sessantina di varietà), tra gli Etruschi, tra i Fenici e, infine, tra i Romani. Questi ultimi appresero probabilmente l’arte della panificazione dalle popolazioni della Macedonia, imparando così ad utilizzare il lievito e il forno chiuso. In poco tempo questo prodotto si è diffuso nell’impero in tutte le sue tipologie: dal pane dei contadini a quello della casa imperiale, passando a quello preparato per i giochi circensi: è noto ancora oggi il motto “Panem et circenses”.

Dal medioevo
Con l’avvento dell’Alto Medioevo si è assistito ad un’involuzione della qualità del panificato e alla separazione di due figure professionali fino ad allora collegate: quella del mugnaio e del fornaio. Progressivamente l’arte della panificazione è stata poi disciplinata, mentre con la formazione dei diversi Stati Europei hanno preso via via forma diverse tipologie di questo prezioso cibo.
Anche la produzione si è trasformata, con l’applicazione delle macchine industriali alle macine e mulini, dando così vita al pane attuale.

Panem et circenses, il legame con la politica

“Panem et circenses”: con questo motto famosissimo l’autore satirico Giovenale aveva sintetizzato le aspirazioni della plebe nella Roma di età imperiale, ma è usato ancora oggi per indicare le strategie delle figure di potere per attrarre e mantenere il consenso popolare. Eppure il pane è da sempre legato alla sfera della politica. Non può essere altrimenti, visto il ruolo di primo piano che questo cibo ha nell’alimentazione di base di moltissimi popoli. In passato, ad esempio, le carestie andavano ad influenzare negativamente la produzione di farine e, quindi, di pane: ciò ha dato spesso il via a rivolte popolari, a volte con esiti quanto meno tragici.

Promessi sposi
Uno degli episodi più famosi a questo proposito è senza dubbio quello raccontato all’interno della storia de “I promessi sposi”, capolavoro dello scrittore Alessandro Manzoni. Anche in questo caso la rivolta milanese del 1628 fu stata provocata dall’aumento del prezzo delle farine causata proprio da una carestia.