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  • Claudio

    13 Maggio @ 16.53

    Egregio Signor Roberto Dingo, Lei è un altro triste esempio della becera prevaricazione dei nostri cittadini di importazione! Mi complimento per Lei per la Sua ampia e approfondita digressione su "usi, costumi, abitudini e dintorni"! Ha dimenticato una sola cosa: ci sono anche le LEGGI dello Stato Italiano! E il codice penale punisce ancora (purtroppo per Lei e per quelli come Lei) il grave reato di disturbo alla quiete pubblica, unitamente ad altri reati assortiti di cui si fanno portatori i teppisti della notte! Le risulta, questo? Così come si è trasformata negli ultimi tempi, la cosiddetta "movida" non può più essere tollerata in zone ad alta densità abitativa: va eliminata o spostata in luoghi più idonei e in cui l'impatto sulla popolazione sia meno diretto e devastante! Chi non riconosce questo è in malafede oppure ha un... interesse di bottega (leggasi, bar e affini)! E stia pur certo che noi residenti non ci faremo da parte (come raccomanda Lei), ma continueremo a lottare per i nostri sacrosanti diritti! Mi stia bene.

    Rispondi

  • Bastet

    09 Maggio @ 12.14

    Roberto Dingo scrive : "Se fossero poche dovrebbero adattarsi alla cultura locale. Ma poichè le proporzioni sono paragonabili, come si può immaginare di imporre abitudini, culture a così tanta gente? " Sta scherzando,vero Roberto? sta forse dicendo che se,ipoteticamente parlando,domani il Giappone si ritrovasse invaso da europei per vivere la......loro dovrebbero mettere da parte la loro cultura/tradizione/usi e costumi perché quando si è in tanti,ci si viene incontro? da domani,mezza europa va ad abitare in giappone.....e allora basta cerimonia del the,basta lasciare le scarpe fuori casa....perché impensabile far rispettare queste cose ad altre culture? MA SCHERZIAMO???? ti adatti o vai fuori!!!!

    Rispondi

  • Roberto Dingo

    08 Maggio @ 16.13

    Cioè non è colpa di nessuno se la cittadinanza parmigiana ha lasciato piazza matteotti nelle mani degli slavi, piazza inzani e parte di via imbriani ad africani, indiani e pakistani. Ed ora sta perdendo anche via D'Azeglio. So bene che 50 anni fa tutti quanti gli abitanti erano nati e cresciuti in oltretorrente. Ma oggi non è più così. Si va incontro ad un cambiamento inevitabile che è incontro, scontro e integrazione.

    Rispondi

  • Roberto Dingo

    08 Maggio @ 15.57

    E poi perchè in via farini, la movida è considerata normale? Lì non c'è schiamazzo notturno? Come fanno lì i residenti? Se ce ne sono ancora. Ma quella di via Farini è un' altra cosa, è la movida milanese che non tutti amano altrimenti confluirebbe tutto lì. E poi la municipale: mi fa sorridere lo zelo con cui staccano multe in piazza inzani, o via della costituente e non son capaci di vigilare su una strada per non parlare del degrado in cui versano certi luoghi attigui a via d'azeglio a causa di spacciatori che si contendono l'arena del quartiere neanche fossero al far west, o di molti nordafricani che vivono di furti di bici o peggio e che non permettono una passeggiata tranquilla alle nostre mogli, figlie e morose. Per non parlare dei furti domestici che peggiorano sempre più. Se fosse una questione economica credo che gli esercenti, pur di lavorare e magari poi anche assumere, e potrebbero pagare il servizio d'ordine. Assieme alle telecamere lavorebbero bene. Ah magari un bel vespasiano per per urina e vomito ancora non starebbe male. Quanto costerebbe? Al di là di proteste od opinioni io immagino che la movida in strada D'Azeglio si affermerà sempre più fino a non destare più alcun problema da qui a dieci anni poichè ci saranno solo negozi, uffici, e case per studenti e stranieri perché la vocazione di quella via ormai è quella. Chi non gradisce sarà andato via o sarà morto e pace per tutti. E in tutto questo fortunatamente sopravvivono luoghi d'aggregazione e cultura alternativa come il cinema d'Azeglio, il circolo Zerbini, la Giovine Italia e il centro cinema Lino Ventura.

    Rispondi

  • Roberto Dingo

    08 Maggio @ 15.55

    Sono uno studente universitario. Da 6 anni vivo in oltretorrente. Nel mio palazzo solo un appartamento è abitato da una persona di Parma. Gli interni sono 8. Mi rendo conto che questo quartiere lo fa e lo farà chi ci abita. E chi ci abita? 1) Parmigiani, sempre meno, e lo sappiamo tutti. 2)Italiani venuti per studio o per lavoro. 3) Stranieri. Tre popolazioni con abitudini e costumi che possono essere simili o diversissime. E' ovvio che ci siano delle frizioni e bisogna fare appello ad un po' di sana tolleranza e rinunciare tutti a qualcosa per una convivenza civile. Personalmente trovo assurdo pensare di restaurare l'oasi di pace del passato perchè Parma non è più quella di prima. Mi spiego. Qui vivono decine di migliaia di persone di varia provenienza che studiano e lavorano. Se fossero poche dovrebbero adattarsi alla cultura locale. Ma poichè le proporzioni sono paragonabili, come si può immaginare di imporre abitudini, culture a così tanta gente? Ci si deve venire incontro. Personalmente penso che la movida non possa non esserci. E' sufficiente un piccolo chiosco isolato perchè si crei: pensate all'Ostemagno di borgo angelo mazza o al Barino in barriera Farini. Semplicemente perchè qui a Parma vivono migliaia di persone che la concepiscono come una cosa normale. E questo è un fatto. Una soluzione possibile sarebbe escludere dal lavoro o dallo studio tutte queste persone e affittare case e stanze solo a chi condivide lo stesso identico stile di vita. Impensabile. Forse drammaticamente l'osteria come la si concepiva 30 anni fa in determinati luoghi della città non è più possibile farla. Pensateci. E per come la vedo, vietare in un luogo la movida, significherebbe solo spostarla altrove. Veniamo ai nodi: In ogni città i suoi abitanti ricercano un luogo per il divertimento notturno. Parlo di gente che qui non ha famiglia e nella società di questa città ce n'è molta, che quindi ricerca compagnia. Siete sicuri che tutti vogliono trascorrere le loro notti estive in una discoteca? Siete sicuri che tutti si ubriacano come spugne e poi vomitano? Che tutti fanno a botte? A Parma ci sarebbe il lungoparma, provocatoriamente dico che si potrebbe organizzarla lì la movida. In realtà venendosi incontro basterebbe ammetterla in D'Azeglio al sabato, al venerdì, e limitarla il mercoledì.

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