Lorenzo Sartorio
La fotografia era la sua grande passione sin da ragazzo. Una passione che, negli anni, si trasformò in professione al punto da attestarlo tra i più noti fotografi naturalisti italiani.
Alberto Mauri è deceduto improvvisamente l’antivigilia di Natale all’età di 67 anni che aveva compiuto il 14 dicembre. Nativo di Traversetolo, ma residente da una vita a Parma, Mauri, in compagnia della sua inseparabile macchina fotografica, compì vere e proprie imprese collaborando pure con le principali riviste naturalistiche come «Airone».
Ebbe il merito di immortalare quasi tutti i parchi italiani come pure si mise sulle tracce degli ultimi lupi per raccontare, attraverso le sue foto, la leggendaria e affascinante vita di questi animali, molte volte imprestati alle leggende e alle fiabe. Le foto di Mauri non era foto comuni, ma erano immagini «profumate». Infatti emanavano l’essenza di quella natura che adorava ed i cui più splendidi lembi accarezzava con il clic della sua macchina fotografica realizzando autentici capolavori.
Rimasto vedovo alcuni anni fa, aveva riversato tutto il suo affetto verso la figlia Carlotta e le adorate nipoti Margherita e Gaia: era anche molto legato ai fratelli Lodovico e Maria.
Persona cordiale, estrosa, amante della compagnia, Mauri, coltivava vari interessi come il gioco della dama di cui fu il più giovane maestro italiano e il gioco degli scacchi.
Ma era la natura che lo affascinava e lo rapiva con i suoi boschi, le sue praterie, quelle cime imbevute d’aria e di cielo e quei mari immensi dove si perde lo sguardo nell’infinito.
Usava trascorrere le vacanze estive e il proprio tempo libero nella pax appenninica della Val Parma, ad Agna di Corniglio, a contatto con quei paesaggi che adorava e che riuscì ad incorniciare grazie al suo estro, alla sua professionalità
e alla sua anima di fotografo naturalista.
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