di Andrea Violi
Le statue dell'esercito di terracotta e un gigantesco Buddha scavato in una montagna. Il lavoro dei contadini cinesi nei campi, con pochi attrezzi e molta fatica. Le moderne vetrine e le luci scintillanti delle città, simbolo di una crescita fortissima, veloce e tumultuosa. La Cina ha tanti volti e Ivano Bolondi li racconta con le sue fotografie.
Ivano Bolondi, montecchiese maestro della fotografia, è stato 6 volte in Cina fra il 2007 e il 2011 (di cui due volte all'Expo di Shanghai). Ogni volta ha viaggiato, con l'aiuto di guide locali, andando alla scoperta di aspetti sempre diversi. Dalle città più grandi, per certi aspetti simili a quelle occidentali, fino alle remote zone rurali, dai luoghi turistici ai singoli villaggi, Bolondi ha immortalato la Cina d'oggi. Anzi, se così si può dire, le tante “Cine” racchiuse nei confini del Paese. Tanto che il libro che ne scaturisce si intitola «Quale Cina?» (T&M Associati editore, 230 pagine).
Bolondi ha presentato alcuni audiovisivi con i suoi scatti sulla Cina a Montecchio, a Palazzo Vicedomini-Cavezzi. All'incontro ha partecipato anche Roberto Coisson, docente di Fisica all'Università di Parma e per quattro anni, fra il 2004 e il 2008, consigliere scientifico dell'ambasciata d'Italia a Pechino. Dopo la proiezione delle immagini, Coisson ha condotto una conversazione con il pubblico sul tema della cultura confuciana. La seconda tappa del ciclo «Orizzonti cinesi» è stata organizzata dall'associazione “La Sorgiva” di Montecchio.
Poco prima dell'incontro, in una sala gremita a palazzo Vicedomini-Cavezzi, Ivano Bolondi e Roberto Coisson hanno risposto alle domande di Gazzettadiparma.it. Bolondi rivela che cosa l'ha colpito di più nei suoi viaggi in Cina (ascolta l'intervista), mentre Coisson spiega in modo sintetico come la Cina sia un Paese con una crescita diseguale, per certi aspetti più vicino all'Occidente di quanto sembri e a volte visto attraverso il filtro di pregiudizi, da parte nostra (ascolta l'intervista a Coisson).
Bolondi ci tiene anche a condividere le sue impressioni su «Quale Cina?» attraverso alcune riflessioni messe per iscritto: «Mi sono avvicinato a questo mondo in punta di piedi, con umiltà e rispetto per comprendere certi modi di vivere e assaporare la poesia di una civiltà millenaria e di un paese che affascina, impressiona, incuriosisce e seduce chi decide di conoscerlo più da vicino. La vecchia Cina dei romanzi e della celluloide non è scomparsa e l'armonia, caratteristica innata nel mondo cinese, è presente nel quotidiano, intessuto di saggezza e cultura popolare.
Il mio è un discorso di emozioni e sensazioni e tiene uniti i vari capitoli con immagini che tentano di rappresentare l'uomo ideale in armonia con la natura, nel primo capitolo; nel secondo la spiritualità fra incensi e templi e nel terzo la modernità, rappresentata da vari simboli globali. All'inizio alcuni simboli del passato».
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