23/12/2011 -

Viaggi


Il fiume amato da Manzoni e Leonardo

di Luigi Alfieri
lalfieri@gazzettadiparma.net
L'Adda è il fiume sacro a Manzoni. Il fiume dei "Promessi sposi". Un fiume, a tratti, magico. Tra Brivio e Imbersago la corrente corre placida e serena. In autunno e nei primi giorni d’inverno l’acqua ha il colore dell’oro.
L’aria è leggera e frizzante, lontane occhieggiano le Prealpi piene di spigoli. Il corso si apre in grandi anse che sembrano laghi. Qua e là galleggiano candidi batuffoli di cotone aerei, leggeri. Sono i cigni dell’Adda, signori nobili e incontrastati del fiume. Attorno, veleggiano papere, gallinelle, gabbiani, germani reali, mentre gli aironi cinerini stanno appollaiati sui loro trampoli e le cornacchie grigie gracchiano nel bosco.  Il paesaggio regala visioni straordinarie: zone umide, paludi, e boschi che, secoli fa,  incantarono il genio di Leonardo da Vinci. L’uomo simbolo del rinascimento italiano - ad un tempo scienziato, artista, filosofo, umanista, ingegnere - frequentò a lungo le sponde del fiume, ospite dell'insigne famiglia dei Melzi. Nei lunghi soggiorni si dilettava a compiere studi idraulici e a "fotografare" le terre dell’Adda in schizzi indimenticabili. Progettò chiuse, ponti e un traghetto che ancora oggi congiunge le terre lecchesi e bergamasche.
Un miracolo di ingegneria mai superato: l’imbarcazione ideata da Leonardo oggi trasporta automobili e camioncini come un tempo trasportava carri e buoi. Sedersi sull'argine di Imbersago e guardare la creatura vinciana che, collegata a un filo sospeso nell’aria, corre leggera sull'acqua senza motore e senza la spinta dei remi, ma solo sfruttando la forza della corrente, è un piacere sottile. E’ la prova di quello che può dare una sana alleanza tra l’uomo e la natura quando viene condita dal genio. E’ la prova di come le idee di un uomo possono durare nei secoli, lasciare tracce indelebili nel fluire della civiltà. Del resto, a pochi passi dal traghetto, funziona ancora un’altra creazione leonardesca: le chiuse. Ma non è tutto: gli ontani neri, i platani, le betulle, i pioppi, i salici e le querce che fanno da corona al corso del fiume, le prime colline che partono dalle sue sponde, le prealpi azzurre e lontane, sono lo sfondo dei clamorosi dipinti del gigante di Vinci. Basta andare alla National Gallery di Londra, dove in questi giorni sono esposti i suoi capolavori, per ritrovare le atmosfere dell’Adda.
 Nel tratto settentrionale di questo fiume che un tempo separava la Lombardia spagnola dalla Repubblica di Venezia è nato il Parco dell’Adda Nord. Che comprende, accanto alle meraviglie della natura e alle creature di Leonardo, tesori di archeologia industriale come il "Villaggio Crespi", dove alloggiavano i lavoratori di una filanda tra le più importanti d’Europa, oggi patrimonio dell’Unesco, e quattro storiche centrali idroelettriche, cui bisogna aggiungere lo straordinario insediamento ebraico di Brivio. All’interno del parco, è stato costituto l’Ecomuseo di Leonardo. I Crespi, storici editori del Corriere della Sera, a fine Ottocento, hanno realizzato un “villaggio ideale” del lavoro, un piccolo feudo dove le case degli operai erano dignitose, ma più umili di quelle degli impiegati, che a loro volta erano meno sfarzose di quelle di quadri e dei dirigenti. Il padrone stava in un imponente castello arroccato sul fiume.  Questo classismo fa un po' sorridere, ma se si pensa a dove e come vivevano gli operai delle filande in quel tempo tutto assume un altro aspetto.

La base ideale per visitare questo paradiso incantato è il paesino di Arlate di Calco, appollaiato su una montagnola ai bordi del fiume. Sul culmine, un tempo stava uno dei più antichi monasteri cluniacensi d’Europa, mentre ora resta solo la chiesa romanica edificata dalle monache benedettine. Appena sotto, uno dei più begli esempi lombardi di architettura rurale del Settecento ospita il "Ti sana detox retreat, 1711". Case di sassi e mattoni, colonne di pietra serena, finestre a tutto sesto, antichi porticati, ospitano un "albergo" unico nel suo genere. Un posto dove si viene per godere della pace spirituale donata dal parco e dal dolce fluire del fiume, ma anche per disintossicare il proprio corpo attraverso il cibo. Grazie a una cucina vegetariana basata su prodotti crudi cratterizzati dalla coltivazione biologica e dalla raccolta naturale, il "Ti sana 1711" punta alla pulizia dell’organismo attraverso lo smaltimento delle tossine. Propone programmi alimentari cuciti su misura di 4, 7, 10, 14 o 21 giorni, integrati con le offerte del centro benessere e coi benefici che derivano dalla presenza del parco. Primo fra tutti l’alto indice di ionizzazione che l’Adda garantisce all’aria. Lungo il fiume, in una galleria di piante e cespugli, tra lanche e zone umide, corre una pista di decine di chilometri che è il sogno di chi ama le passeggiate e le cavalcate in mountain bike. Correre lungo le sponde significa immergersi nella natura e nel tempo, “ascoltare, osservare, accettare e riconoscere la vera essenza della vita”.

 

 

 

 





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