Langhe. Uno slalom tra bottiglie e cantine
Cristian Calestani
E’ un viaggio tutto dolcezza quello nelle Langhe. C’è la dolcezza del Moscato per il palato, il dolce rincorrersi dei colli e dei monti a perdita d’occhio che regala un paesaggio pensieroso e un po’ malinconico e poi ci sono i piemontesi di queste zone che ad un primo contatto ti mostrano una corteccia un po’ dura da scalfire ma che poi, una volta varcata la soglia delle loro cantine o cascine, sono pronti a raccontarti con entusiasmo il loro territorio, non prima di averti offerto un calice di Barbera, di Barbaresco o di Moscato perché nelle Langhe il vino di grande qualità non manca di sicuro. Nella terra raccontata da Pavese e Fenoglio, ad un paio d’ore d’auto da Parma, ci si può abbandonare ai piaceri della tavola. I vini dolci a bassa gradazione, come il Moscato d’Asti Docg e l’Asti spumante Docg, qui sono gli assoluti protagonisti con un mercato di riferimento in continua crescita tanto che i dati dell’ultima vendemmia riferiscono di una vera e propria «moscatomania» con la produzione che ha superato i 100 milioni di bottiglie. Ma le Langhe non sono solo Moscato, da gustare ad esempio all’enoteca regionale «Colline di Moscato» di Mango, ma anche molto altro. C’è l’imbarazzo della scelta se si decide di bere del buon vino. Un ottimo punto di partenza può essere l’azienda vinicola Francone sulla provinciale per Neive dopo essere usciti a Castagnito d’Alba dall’autostrada Asti-Cuneo. Per i Francone il vino è una tradizione di famiglia che si tramanda da generazioni. Sono sedici le etichette prodotte e proposte in quantità limitata tra le quali spicca il Barbaresco Riserva dal colore rubino e dal profumo intenso con note fruttate. Matura trenta mesi in fusti e botti di rovere francese e si affina con diciotto mesi di bottiglia in cantina. Neive regala una full immersion nel mondo della bassa Langa: una tappa all’azienda agricola di Massimo Rivetti dove venti ettari di vite sono coltivati con meticolosità e nel rispetto della tradizione per ottenere il Barbaresco Docg Riserva Serraboella, ma anche Nebbiolo, Barbera d’Alba, Arneis e Moscato tutti Doc. Lambendo Alba si entra nel cuore della Langa del Barolo e salendo alla frazione di La Morra ci si può fermare all’azienda «Aurelio Settimo». E’ negli anni ’60 che Aurelio capì che il terreno di famiglia era speciale e decise di puntare tutto sui vigneti che oggi, sotto la direzione della figlia Tiziana, regalano produzioni straordinarie di Nebbiolo, Barolo e Dolcetto d’Alba Doc seguendo la linea guida di «dare attenzione alla qualità, rispettando la tradizione». Dal cuore della Langa del Barolo si può raggiungere, percorrendo le dorsali delle colline, la Cantina cooperativa Clavesana che, pur essendo situata all’estremo confine delle Langhe in direzione del monregalese, ha saputo proporsi sul mercato nazionale con un altro vino celebre delle Langhe, il Dolcetto. «Siamo Dolcetto» recita del resto l’emblematico slogan della Clavesana dove il re indiscusso è il Dolcetto di Dogliani Docg ottenuto da vigne che rispondono a requisiti molto severi, ma alla «corte» della Clavesana si siedono anche ottimi Barbera d’Alba e Arneis. Il viaggio tra i vini delle Langhe può idealmente concludersi a Santo Stefano Belbo, il paese natale di Cesare Pavese, la cui figura spicca sulle etichette dei vini della cantina cooperativa «Vallebelbo», l’unica ad aver avuto dagli eredi dello scrittore la possibilità di ideare una linea con il ritratto di Pavese sull’etichetta.
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