02/05/2008 -

Viaggi


Nordest del Brasile, dune di libertà

di Paola Guatelli

Dune magnifiche che si rincorrono lungo quasi trecentocinquanta chilometri di costa, insenature di acqua e sabbia da cui spuntano le «jangade» dai mille colori e i villaggi di pescatori, una fauna incredibile che mai ti aspetteresti in riva all'oceano: ciuchi, maiali neri e cavalli. Benvenuti in Brasile. Non quello patinato del sambodromo e dei fondoschiena scultorei delle signorine dalla pelle ambrata, nemmeno quello della musica estenuante, bossa nova e samba da ogni angolo. E' il Nordest, il più povero: tre stati sconosciuti (ma purtroppo ancora per poco) ai più, il Cearà, il Piauì e il Maranhão lambiti da un litorale splendido e selvaggio, che non per niente si chiama «Costa delle emozioni»: chilometri e chilometri di spazi infiniti e silenziosi, colori accecanti, popolazioni primitive che vivono di poco - pesca e agricoltura - ma con grande dignità.
 

Da Fortaleza a Camocim dalla capitale del Cearà, quarta città del Brasile al villaggio dei pescatori «scoperto» dall'imprenditore veronese, Roberto Ferroli. E' stato amore a prima vista: lì, poco più di dieci anni fa, ci ha investito e costruito un resort (Boa Vista) - l'unico in zona - base ideale da cui partire per le tante escursioni alla scoperta di quella sorprendente natura.  Fortaleza, dove aleggia la leggenda della giovane e bella Iracema che unì il suo destino al colonizzatore portoghese, è ricca di tradizioni e artigianato. Ha spiagge che si estendono per una ventina di chilometri e una vita notturna frizzante con mercati, locali e musica dal vivo in Avenida Beira Mar e Praia de Iracema. Merita una visita (breve) per  poi partire verso la rotta delle emozioni.
 

In viaggio verso la libertà. A Camocim, dopo cinque-sei ore di viaggio in pullman, attraverso foreste di mangrovie e palme, villaggi dalle strade rosse, vieni subito conquistato dai colori e dalla vista di smisurati spazi che quasi tolgono il respiro.
 I colori - pastello - sono quelli delle case che si affacciano sul mare, e quelli più vivaci delle «jangade» le barche primitive in legno dalle vele sgargianti. Davanti al villaggio, quasi come un miraggio, si staglia bianca e morbida l'Isola do Amor. Raggiungerla in jangada e poi girarla a bordo di una «dune-buggy» (trasportata a sua volta su enormi zattere) è un'esperienza unica: è il primo assaggio di come vivere il mare in quell'angolo di paradiso che è il Nordest.

Su e giù dalle dune in buggy. E' il bello di questi luoghi: scoprirli viaggiando. E' un mare «in movimento», ideale per il turista che detesta essere stanziale (dimenticate il lettino fisso sotto la palma da cocco) ma adora l'avventura. In buggy, appunto, su è giù per le colline di sabbia, e poi sulle tavole da surf. Perché la libertà degli spazi di terrà è speculare a quella che soffia sulle onde di questa fetta di Atlantico. La Costa delle emozioni è anche il paradiso dei surfisti.
Jericoacoara  è la capitale dei surfisti. Possiede un'area di quasi 160 chilometri quadrati ed è delimitata, a nord, dall'Oceano Atlantico, a sud, da Bela Cruz, a est, da Cruz, e a ovest, da Camocim.
 L'insenatura di Jericoacoara è protetta naturalmente da una vera e propria «cordigliera di dune», che rese difficile per molto tempo l'accesso degli esploratori alle sue terre immacolate. In questo modo, si hanno soltanto notizie di alcune visite sporadiche realizzate dagli avventurieri che, arrivando dal mare e con destinazione Maranhão, arrivarono a Jericoacoara a partire dal secolo XVII. 

Jericoacoara e la sua spiaggia si trovano in un'area di protezione ambientale, di conseguenza non è permessa la costruzione di alberghi. Sabbie soffici, laghi d'acqua dolce e salata, rocce e creste, e come simbolo del luogo la «Pedra Furada». Qui gli amanti del windsurf si stabiliscono  fra luglio e gennaio -  periodo questo di forti venti  - mentre in ogni momento dell'anno ci incontri un variegato popolo multiculturale, un po' «fricchettone», un po' «love and peace» che ti riporta dritto negli anni Settanta. Onde, vento e assoluta libertà.

Spiaggia di Maceiò e Barra dos Remedios. Due veri gioielli. Alla spiaggia di Maceiò ci si arriva - sempre in buggy - percorrendo una strada a fondo roccioso e terra battuta che porta al tipico villaggio di pescatori, con alte palme da cocco e una spiaggia immensa, dalla sabbia spianata dal mare. Proseguendo nell'entroterra, salendo su un'alta duna, si arriva in un punto da cui si gode un panorama mozzafiato: si è a Barra dos Remedios, acque naturali che formano laghetti fino a perdersi nel mare.   Stesso senso di piacevole «vertigine» la si prova arrivando alla spiaggia di Tatajuba, raggiungibile soltanto con i buggy o un'auto a trazione integrale. Con le sue dune, il mare e il Laguinho da Torta, senza energia elettrica, la spiaggia è abitata soltanto da 745 persone, distribuiti in tre villaggi. Da non perdere in questi villaggi le «abbuffate» di pesce: di acqua dolce e di mare. Gamberoni, granchi giganteschi e dentici: fritti, alla griglia o cucinato «assado», al forno.

Dal mare al fiume: il delta del Rio Parnaìba. In lancia, verso una  nuova avventura. Sul delta che divide gli stati di Piauì e Maranhão e forma l'Isola di Canarias, un originale villaggio di pescatori. Le mangrovie sfiorano le acque profonde del fiume, la natura lussureggiante è abitata da alligatori, scimmie, granchi giganti, garça e pica pau, le due specie di uccelli più diffuse. Lo sguardo si perde verso un orizzonte lontano: acqua e sabbia ancora, e un senso di infinito e di libertà.







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