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Verso il Festival Verdi con rischi di sciopero

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Il Festival Verdi scalda i motori, con qualche piccolo aggiustamento nel programma, come dice la cronaca del TgParma. 

Ma sul Teatro Regio si addensano nubi, che arrivano dal fronte sindacale. I rappresentanti dei lavoratori lamentano che l'ipotesi di accordo del 23 luglio non è stata affrontata dal consiglio d'amministrazione. E se non lo farà entro fine settembre i lavoratori - che hanno già indetto lo stato d'agitazione lo scorso 12 settembre - minacciano lo sciopero. 

Ecco il comunicato diffuso dalla Cgil:

Durante gli incontri del 18 aprile e 29 maggio con il Presidente della Fondazione Teatro Regio (Federico Pizzarotti), l’Assessore alla Cultura (Laura Ferraris) e l’Amministratore Esecutivo (Carlo Fontana), l’Amministrazione comunale e la Fondazione si erano assunte l'impegno di avviare un confronto per addivenire ad un accordo su pianta organica e sulla regolamentazione delle assunzioni dei lavoratori a tempo indeterminato, partendo dalla definizione di regole precise e trasparenti per le stabilizzazioni dei lavoratori precari e stagionali. Passaggi ineludibili per definire un assetto dell’istituzione culturale che salvaguardi la connotazione di teatro d'opera e le professionalità.

Dopo una lunga e impegnativa trattativa, lo scorso 23 luglio si è finalmente arrivati alla sottoscrizione di un'ipotesi d'accordo per la regolamentazione delle assunzioni a tempo indeterminato e a termine/stagionali che concilia la necessità, presente o futura, della Fondazione di coprire posizioni vacanti in pianta organica con la necessità di proseguire con la stabilizzazione dei precari storici, nonché di garantire regole per le assunzioni a termine. Tutto ciò partendo da una pianta organica che assicuri la struttura base necessaria allo svolgimento dell'attività ordinaria della Fondazione. Tale pianta organica a seconda delle necessità produttive sarà integrata, appunto, da lavoratori a tempo determinato, molti dei quali, fino ad oggi, prestavano la loro attività lavorativa anche per periodi molto lunghi ma che nell'ultima stagione e in futuro, a seguito delle minori risorse e in assenza di un rilancio del teatro, rischiano di vedersi decurtati ulteriormente i periodi di lavoro.

Ora, a due mesi dalla sottoscrizione dell'ipotesi d'accordo, il Cda non solo non l’ha approvata, ma non ha nemmeno inserito la sua discussione all'ordine del giorno dei due consigli di amministrazione che già si sono tenuti, nonostante le organizzazioni sindacali di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil avessero sollecitato lo scorso 6 agosto tutti i componenti del CdA e ancora, il 4 settembre, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, in qualità di presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma, senza ricevere nessuna risposta alle missive inviate.

Nel frattempo, invece, viene approvato l'avviso di “ricognizione esplorativa” per affidare il nuovo incarico di direttore generale della Fondazione Teatro Regio di Parma. Avviso in cui non si coglie la richiesta di nessun requisito tale da garantire efficienza, innovazione, modernizzazione e rilancio del teatro e della proposta culturale. Tutte caratteristiche che erano state poste a giustificazione della decisione del Cda di andare sostanzialmente ad un cambio nella dirigenza del teatro.

A questo punto non si può che auspicare che quello della scelta del Direttore Generale non sia l'ennesimo capitolo già scritto.

Tali ragioni hanno portato, lo scorso 12 settembre, l'assemblea dei lavoratori del Teatro Regio di Parma, le Rsa e le OO.SS. di categoria a proclamare lo stato di agitazione di tutti i dipendenti del teatro riservandosi di adottare le più opportune iniziative di lotta qualora non venisse discussa ed approvata dal CdA l'ipotesi d'accordo entro tempi sufficientemente ragionevoli e comunque non oltre la fine del mese di settembre 2014.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Greg

    19 Settembre @ 22.23

    Prima l'esultanza per il cosiddetto nuovo corso affidato a personaggi politicamente affini ed ora la finta rabbia per le promesse disattese. Sempre di più il sindacato mostra tutte le sue contraddizioni. Chi non riesce a scrollarsi da dosso la partigianeria è destinato a rappresentare sempre meno i lavoratori. Nemmeno una parola per i compensi ipertrofici di Fontana e Arcà a fronte di una presenza al lavoro solamente episodica. Ma sono dello stesso colore politico e allora silenzio e sull'attenti. Perdono il lavoro quelli che non hanno la tessera? Non solo silenzio ma addirittura soddisfazione. Morale: ora non si riesce più a garantire nemmeno i propri. Onorevole Maestri, Lei che ha tanto tifato per la nuova dirigenza sta pensando di devolvere una parte dei Suoi compensi per sostenere i lavoratori che rischiano il posto di lavoro?

    Rispondi

  • SILENZIOSO

    19 Settembre @ 19.54

    Vista l'immanenza del fallimento di questo festival, la Ferraris e Pizzarotti sperano davvero in uno sciopero per poter incolpare qualcun altro

    Rispondi

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