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Provincia: un presidio "per avere un futuro"

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Due ore di mobilitazione e presidio: è stato questo il lunedì pomeriggio dei lavoratori della Provincia, che chiedono di sapere che futuro li aspetta dopo la ristrutturazione dell'ente, che mette in discussione i loro posti di lavoro. 

Le condizioni poste dall'emendamento del governo, che sarà votato in maniera definitiva il 16 dicembre, pongono forti preoccupazioni (come affermava il documento sindacale) sulle stabilità di finanza degli Enti Provincia, e per questo motivo è necessaria estrema chiarezza nei confronti dei lavoratori.

In sintesi, dicono i sindacati, non si chiarisce che fine farà il personale al di fuori delle funzioni fondamentali, in particolare quello di supporto.

Da qui il presidio, con assemblea unitaria, svoltosi in concomitanza dell’Assemblea Provinciale dei Sindaci oggi nella sede di palazzo Giordani, in viale Martiri della Libertà.

Nel video, un momento della manifestazione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • David€

    16 Dicembre @ 10.07

    uscito dalla scuola, per un breve periodo ho avuto l'occasione di fare uno stage in provincia. Vi posso assicurare che sarà sempre troppo tardi lasciarli a casa e farli lavorare davvero

    Rispondi

    • Medioman

      16 Dicembre @ 11.48

      Non infierire: almeno, quelli che tu hai visto erano "presenti sul posto di lavoro". Pensa a tutti quelli che, invece, erano "fuori in missione"!

      Rispondi

  • annamaria

    16 Dicembre @ 01.49

    E' chiaro che se manca il lavoro, poi non c'è chi paga le tasse e non consuma. Infatti questo è il problema dell'italia: non c'è lavoro. Quello però che non si capisce è perché in questa crisi, se un'azienda privata chiude , i lavoratori vanno a spasso. I dipendenti pubblici invece non sono MAI licenziati e anche questi provinciali,il loro lavoro se lo terranno e quindi il loro stipendio. Indendiamoci, non sono affatto felice che abbiano queste incertezze di luogo di lavoro, ma la disparità con i dipendenti privati è evidente, e questo non va certo bene.

    Rispondi

  • Samuele

    15 Dicembre @ 23.31

    AAHHAH Votate pd mi raccomando !!

    Rispondi

  • federicot

    15 Dicembre @ 19.07

    federicot

    Mi verrebbe voglia di dire: a casa! Ma è un luogo comune, così come era un luogo comune dire in ogni bar o in ogni discussione parlamentar ( che tanto sono la stessa cosa) che le province andavano abolite. Non so cosa faccia queste persone addette ad attività di supporto, forse non sono indispensabili, forse se ne può fare a meno e si tagliano . SI perchè è ora di finirla con questi dipendenti pubblici che non si sa cosa facciano , al burocrazie ecc.. ecc.. ecc... Poi però scopriamo che se tagliamo 50 lavoratori a Parma forse se facciamo lo stesso a livello nazionale e fan 5000 lavoratori, che ricoprono funzioni non indispensabili, ma toh oggi ci accorgiamo che sono tanti in Italia, che hanno un reddito ( magari basso ma ce lo hanno) che hanno contrati a tempo indeterminato e che sostanzialmente CONSUMANO E CHI CONSUMA OGGI TIENE IN PIEDI L'ECONOMIA. LO DICO DA 5 ANNI CHE SIANO LAVORATORI PUBBLICI O PRIVATI LA SOLFA NON CAMBIA. OGNI POSTO DI LAVORO TAGLIATO è UN REDDITO NON SPESO E UN ALTRO PICCOLO PASSO PER ALLONTANARE LA FINE DI QUESTA CRISI. Ci è quel genio ( perchè ci cuole un genio) che ha pensato che potevamo fare senza province, così, da un giorno all'altro perchè si risparmia? e tutti quelli che dicevano si aboliamole , non servono a nulla??? Benissimo!!! aboliamole, poi però non lamentiamoci se per andare a Tizzano d'ora in poi ci sarà da fare una mulattiera non asfaltata o se una diaci cento mille o diecimila lavoratori pubblici non avranno un reddito da spendere. Ah no ...è vero ...avranno l'ASPI , la nuova disoccupazione, che paghiamo sempre noi.

    Rispondi

    • Medioman

      16 Dicembre @ 09.46

      In certi casi, è meglio pagare stipendi a persone per "farle stare a casa", piuttosto che averle in azienda a far danni. Una delle disgrazie "volute" dello statuto dei lavoratori era proprio il "reintegro": negli anni '70, c'era gente che si divertiva a sabotare le linee di produzione (veniva definito "sciopero a gatto selvaggio"); questo provocò la chiusura di stabilimenti con centinaia, o migliaia, di dipendenti, anche in provincia di Parma. E noi ci preoccupiamo di questi "quattro gatti"?

      Rispondi

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