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'Ndrangheta, nuovi arresti anche a Parma, al centro degli "investimenti" commerciali

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Nuovi arresti dei carabinieri nell'ambito dell'operazione "Aemilia" contro la 'Ndrangheta. Il procuratore di Bologna Roberto Alfonso, in conferenza stampa, ha dichiarato tra l'altro: «Quando due, parlando fra di loro, uno dice all’altro "a Reggio Emilia sono circa 7mila e 3 o 4 mila sono a ParmA", io ho ragione di preoccuparmi». Alfonso lo ha detto citando un’intercettazione della seconda tranche dell’inchiesta "Aemilia", in cui due soggetti parlano di persone "disponibili".
La conversazione del 15 giugno 2013 citata dal procuratore è richiamata dal gip Alberto Ziroldi nell’ordinanza. A parlare sono un maresciallo dei carabinieri in congedo per riforma, oggetto già di altre indagini della Dda di Roma, e un avvocato. «Allora questi qua c'hanno... tutta Reggio Emilia... perché c'hanno 7000 eh... calabresi a Reggio Emilia e 3/4mila a... Parma», dice l’ex militare al legale, sottolineando, osserva il gip, «l'importanza di non disattendere le aspettative di questi importanti clienti».
Il riferimento è ad Alfonso Diletto, considerato braccio destro di Nicolino Grande Aracri. 

"AEMILIA", LA NOTIZIA DEI NUOVI ARRESTI. SEQUESTRI PER 330 MILIONI DI EURO.
Nel corso della notte, con un’operazione condotta in Emilia Romagna, Lombardia, Calabria e Lazio, oltre 300 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Modena, Parma e Reggio Emilia e del Raggruppamento Operativo Speciale, supportati da elicotteri ed unità cinofile, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare - emessa dal GIP Alberto Ziroldi del Tribunale di Bologna su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 9 soggetti, ritenuti appartenenti o “fiancheggiatori” della ‘ndrangheta emiliana, attiva segnatamente nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena ed operante anche in quelle di Verona, Mantova e Cremona. Parma risulta essere al centro degli "investimenti" commerciali delle cosche
Imponente il volume dei sequestri patrimoniali eseguiti, che – come hanno fatto emergere gli accertamenti del Ros - supera i 330 milioni di euro. Diverse decine le perquisizioni effettuate, anche a carico di liberi professionisti.
I provvedimenti scaturiscono da un’articolata attività investigativa condotta dai carabinieri di Parma e Modena, coordinata dal Procuratore Capo Roberto Alfonso e dai Sostituti Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, sviluppata in prosecuzione dell’indagine “ÆMILIA” che aveva consentito di individuare e disarticolare l’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista con epicentro a Reggio Emilia, collegata alla cosca “GRANDE ARACRI” di Cutro (in provincia di Crotone), evidenziandone - tra l’altro - la capacità d’infiltrazione in vari settori dell’economia locale (il 28 gennaio scorso l’operazione aveva portato all’arresto di 117 persone su 224 indagati).
L’attuale sviluppo investigativo ha aggiornato il quadro delle illecite strategie imprenditoriali del gruppo, dimostrando che l’articolazione ‘ndranghetista emiliana - strutturalmente autonoma rispetto alla cosca cutrese di cui costituisce derivazione storica - aveva costituito società fittiziamente intestate a terzi, nelle quali conferire ingenti somme di denaro e altre utilità derivanti dai reati fine del sodalizio mafioso, nonché provviste illecite direttamente riconducibili al noto GRANDE ARACRI Nicolino (già detenuto e destinatario di una nuova misura cautelare).

Il provvedimento odierno conseguentemente colpisce alcuni sodali al centro dell’attività di reimpiego, le aziende infiltrate e i relativi prestanome. Le misure personali previste dall’ordinanza: custodia cautelare in carcere per  Nicolino Grande Aracri, Alfonso Diletto, Michele Bolognino e Giovanni Vecchi. Arresti domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto, Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed AbdelGawad. Tutti indagati, a vario titolo e in concorso tra loro, per il reato di trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa.
Agli indagati Diletto, Vecchi e Patricelli è contestato l'impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa. La misura cautelare ha inoltre disposto il sequestro preventivo delle seguenti società di capitale e di tutti gli elementi patrimoniali connessi (quote societarie, beni strumentali, conti correnti ed autorizzazioni all’esercizio dell’attività concesse dalle Autorità competenti:
“Consorzio Europa” a Brescello (RE); “SAVE Group S.r.l.” a Montecchio; “SAVE Engineering S.r.l.” a Montecchio Emilia; “Impregeco S.r.l.” a Roma; “SAVE International LTD” a Birzebbuga (Malta); “Immobiliare BG S.r.l.” a Reggio Emilia, con diversi immobili in particolare a Parma a Fognano in via Lazzaro; a Parma in via Parisi; un terreno a Parma; “Immobiliare Prestigio S.r.l.” a Parma, cui si annovera l'immobile in via Lombardini; “Platino Immobiliare S.r.l.” a Modena; “D.S. Costruzioni S.r.l.”a  Brescello (RE), tutte riconducibili ad Alfonso Diletto, nonché la discoteca “La Para” a Baganzola, riconducibile a Michele Bolognino. 
L’interesse diretto di Grande Aracri è emerso in relazione alla “SAVE Group S.r.l.”, alla “SAVE Engineering S.r.l.”, alla “Impregeco S.r.l.” ed alla “SAVE International LTD”. 

Dalle indagini sono emersi ulteriori significativi elementi circa la posizione apicale rivestita, tra gli altri, da Alfonso Diletto, collettore di risorse economiche provenienti anche dalla cosca calabrese che faceva confluire in diverse società operative nel settore degli appalti, non solo privati. Tra le società oggetto del sequestro spiccano la SAVE Group s.r.l., la SAVE Engineering s.r.l. di Montecchio e la Impregeco s.r.l. di Roma, soggette al potere di direzione gestionale e di impulso economico-finanziario di Diletto, il cui consenso era indispensabile per le decisioni di rilievo sostanziale adottate dagli organismi societari. Nel caso della SAVE International LTD, con sede a Malta, lo stesso Diletto risulta addirittura formalmente coinvolto nell’attività di gestione, probabilmente convinto di potersi sottrarre all’eventuale aggressione patrimoniale da parte degli organi di giustizia italiani.

I collegamenti tra le società e la loro riferibilità ad un unico soggetto economico sono oltremodo avvalorati da significativi flussi finanziari tra SAVE Group, da un lato, e SAVE Engineering ed Impregeco, dall’altro, flussi gestiti con la complice cointeressenza dei prestanome Giovanni Vecchi e Patrizia Patricelli, pienamente a conoscenza della riferibilità delle società a Alfonso Diletto e anche, per il suo tramite, a Nicolino Diletto. Vecchi e Diletto avevano iniziato a palesare interessi imprenditoriali anche a Parma, al fine di rilevare talune società immobiliari. Parma era diventata il luogo in cui ampliare gli “investimenti” commerciali.

Le attività di polizia giudiziaria hanno riguardato anche la posizione di Michele Bolognino, inserito ai vertici nella medesima compagine criminale, anch’egli emerso come referente di attività economiche di derivazione illecita. Pure rileva, dopo il suo arresto, la persistente gestione delle sue attività da parte di terzi come Abdelgawad. Le condotte dei prestanome Bolognino, Abdelgawad, Diletto e Spagnolo sono state connotate da attualità ed univocamente protese alla prosecuzione delle attività imprenditoriali. Bolognino, coadiuvato dal figlio Domenico e e da Abdelgawad, titolare della “Italgitto” di Reggio Emilia (import/export autovetture), gestiva di fatto il ristorante “Ariete” di Parma in via Milano, e attraverso altri tre soggetti la Discoteca “La Para” di Baganzola via Nabucco 8. Da notare che il bar ristorante “Ariete” aveva in precedenza l’insegna di “Bar Ristorante Pizzeria “Spaghetti e Mandolino Cafè” ed era gestito direttamente da Diletto (fino al 2013) attraverso la società “Consorzio Europa”. E’ eloquente come il passaggio di proprietà sia avvenuto tra Diletto e Bolognino al prezzo di mille euro. 
Il ristorante Ariete veniva poi venduto, verosimilmente a seguito dell’arresto di olognino nella precedente operazione AEMILIA, nel corso del 2015 ad una terza persona completamente estranea ai fatti. Ed è indagando sul locale che i CC del Nucleo Investigativo di Parma e Modena hanno documentato nell’ottobre 2014 un importante incontro decisionale sulla gestione ed i proventi del locale tra i due Bolognino e Mario Megna (che giungeva dalla Calabria) e Palmo Vertinelli. 
Michele Bolognino, nel periodo della gestione dell’Ariete, aveva iniziato ad estendere i suoi interessi anche verso la nota discoteca “Free” (ex Astrolabio), non decollata per problematiche di licenze comunali, facendosi anche ritrarre dalla stampa locale per perorare la pretesa liceità delle autorizzazioni. Nel contesto delle indagini erano già stati registrati chiari segnali di preoccupazione da parte di Diletto che temeva di subire un sequestro patrimoniale, segnatamente in concomitanza con il sequestro dei beni di Francesco Grande Aracri, fratello di Nicolino, eseguito nel novembre 2013 e qualche giorno fa giunto a confisca.

Nel contesto dell’operazione è stata eseguita una misura di prevenzione patrimoniale a carico di Vertinelli, anch’egli arrestato in gennaio nell’operazione “ÆMILIA” per associazione di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed altri reati dalla finalità mafiosa. Il provvedimento, che integra un precedente sequestro beni per 9 milioni di euro eseguito dal R.O.S. il 24 febbraio 2015, ha colpito ulteriori 2 aziende (la Vertinelli s.r.l., impresa edile operante nel territorio di Reggio Emilia e Crotone, e l’Edilizia Costruzioni Generali s.r.l., collegata agli stessi operatori economici), 54 beni immobili, 12 autoveicoli e 20 tra rapporti bancari e finanziari. L’indagine patrimoniale, anche in questo caso, ha accertato l’illecito accumulo di ricchezze e i tentativi di Vertinelli di dissimulare le disponibilità economiche per eludere l’applicazione delle misure di prevenzione di carattere patrimoniale previste dalla normativa antimafia. 

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  • Parmigiano

    17 Luglio @ 11.05

    Pensate che in zone come Corsico sono già profondamente entrati nel tessuto commerciale, tutti i centri commerciali lungo le sue strade sono della 'ndrangheta. Se ci li lasciamo infiltrare diventiamo come la Colombia. Anche la Lega non ha concluso nulla. Sono molto velleitari ma poco concreti. Siamo pieni di extracomunitari mantenuti in albergo e i nostri operai sono a lavorare nei capannoni con 38°...

    Rispondi

  • simone

    17 Luglio @ 09.13

    io credo che bisognerebbe introdurre nuove regole, se Purtroppo sui grandi mali dell'Italia il dottor Renzi non interviene. grandi mali sono la criminalità organizzata, la corruzione e l'evasione fiscale. Cio che accade a parma è anche strettamente legato all'inerzia nazionale. i rottamatori twittano su tutto, anche sul tempo che fa, ma sui temi nevralgici per il paese, come quelli che ho citato.... lo zero assoluto. Se la cavano con qualche slogan pubblicitario. l'italia riparte... si. è ripartita. hahahah

    Rispondi

  • Andrea

    17 Luglio @ 07.41

    Ma che problemi vi fate? Lo sappiamo tutti e bene, che i processi saranno lunghi, non porteranno ad un nulla di fatto e che si sono almeno altre 3 mafie pronte a subentrare, perciò ripeto, ma che problemi vi fate!!!!!

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    17 Luglio @ 00.53

    la rivolta di atlante

    E' IL RISULTATO DELLA SFIDUCIA NELLA GIUSTIZIA E IL TRACOLLO DEL BENESSERE SOCIALE . I PIU' "FURBI" SI SONO ACCORTI DOVE STANNO I SOLDI E CERCANO DI NAVIGARE IN QUELLE ACQUE TORBIDE . RIMEDIARE A TUTTO CIO' HA BISOGNO DI 20 ANNI DI RIGORE LEGISLATIVO .... E MI FERMO QUI .... PERCHE' NON SONO UN VIOLENTO , MA SE SI CONTINUA SU QUESTA STRADA ARRIVEREMO A UNA SITUAZIONE DA MEDIOEVO , LE SIGNORIE SENZA FRENO , I SERVI DELLA GLEBA E LA SOLDATAGLIA . APRITE GLI OCCHI E VEDRETE LE SIMILITUDINI IN TANTI PAESI .... MESSICO , LIBIA . SIRIA , ... E AGGIUNGETE VOI I POSTI CHE CONOSCETE DI PIU' .... SONO TANTI EH? TROPPI !! VINCERA' IL BENE , LA LEGGE E IL POPOLO ??? SINCERAMENTE NUTRO MOLTI DUBBI E VEDO UN GRANDE BUIO ALL'ORIZZONTE. SIAMO IN POCHI A CREDERE NELL'ESSERE UMANO E IN TANTI A CREDERE NEL SOPRUSO IMPUNITO.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    16 Luglio @ 21.01

    A PARMA 3 - 4 MILA INDIVIDUI DISPONIBILI PER LA 'NDRANGHETA ! Guardate che è un numero enorme ! E' un numero da Cutro !

    Rispondi

    • Michele E

      17 Luglio @ 00.43

      Ma di cosa ti stupisci? riescono ad entrare in numerosi consigli comunali al nord, gente che dici "ma chi li conosce?" eppure vengono eletti. E chi li vota se non altri calabresi? Rapporti ufficiali della DIA sostenegono che oltre 1/4 della popolazione calabrese sarebbe in qualche modo coinvolta con la ’ndrangheta. Meno male che Parma ha più di 12-16mila abitanti, quindi i numeri non sono da Cutro, ma se qualcuno continua a dare del razzista a chi solleva il problema ci arriveremo!

      Rispondi

      • Vercingetorige

        17 Luglio @ 12.06

        SE NON SONO DA CUTRO SONO DA REGGIO CALABRIA ! 3 - 4 MILA INDIVIDUI DISPONIBILI PER LA ' NDRANGHETA A PARMA ? Se è così bisogna stare attenti a chi abbiamo per vicino di casa !

        Rispondi

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