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Tecnici Bonatti: erano ostaggi Isis Video

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Il capo del Consiglio municipale di Sabrata, Hussein al-Zawadi, ha sostenuto che Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici della Bonatti da oggi liberi, sono riusciti a sfondare da soli la porta principale della casa in un cui erano tenuti prigionieri nella parte nord-ovest della città libica, liberandosi così dalla prigionia di un gruppo affiliato all’Isis. Al Zawadi, in una dichiarazione all’Associated Press, ha riferito che miliziani locali sono poi venuti in loro aiuto su segnalazione di vicini.
L’area è stata teatro di duri scontri tra combattenti dell’Isis e forze locali di Sabrata, ha detto ancora il capo del consiglio municipale confermando che i due sono «in buone condizioni» anche se non avevano mangiato da una settimana. 

«Conoscendolo non mi sembra il tipo, piuttosto li avrebbe convinti parlando». Così il figlio di Gino Pollicardo, Gino Junior, ha risposto ai giornalisti che gli riferivano la notizia secondo la quale il padre e Filippo Calcagno si sarebbero liberati da soli. Gino junior ha detto di non essere a conoscenza delle circostanze della liberazione del padre, ma dopo aver visto il primo video ha commentato che il padre ha mantenuto «la solita flemma». «Potrebbe dire sono Bond, James Bond», ha scherzato il ragazzo

«Sto bene. Non vi preoccupate. Siamo al sicuro». Queste le parole dette stamane da Filippo Calcagno alla famiglia, che ha potuto risentire dopo otto mesi di prigionia in Libia dopo essere stato liberato a Sabratha insieme al collega Gino Pollicardo. A raccontarlo è il figlio Gianluca, 38 anni, che incontra i giornalisti davanti al cancello della villa di famiglia in contrada Colla, a Piazza Armerina (Enna). Gianluca racconta di una telefonata «molto breve» in cui il padre ha scambiato alcune parole con lui, la sorella Cristina, di 31, e la madre, Maria Concetta Arena, di 62. Al congiunto hanno detto: «Ti aspettiamo. Non vediamo l’ora che torni».
«Abbiamo saputo della liberazione stamattina - dice Gianluca - dai telegiornali, poi è arrivata la conferma dalla Farnesina, giustamente cauta. Ma non ci hanno detto quando sarà a casa nè dove si trova adesso mio padre. Per noi sono stati otto mesi angosciosi, ma sempre con la speranza che la vicenda si sarebbe potuta chiudere positivamente. La scorsa settimana sapevamo che si era vicini a una svolta, ma non era dato sapere nulla sulle tempistiche».
Gianluca racconta di quando ha interrotto il viaggio di nozze in Usa dopo aver saputo del rapimento del padre. «L'ultima volta che ci eravamo sentiti è stato il 18 luglio, prima che io e mia moglie partissimo. Papà sarebbe andato via l’indomani. Il 21 eravamo a New York e abbiamo saputo del rapimento. In questi mesi siamo sempre stati in contatto con la Farnesina».
Ieri quando è giunta la notizia dalla Libia dell’uccisione di due dei quattro italiani rapiti a Mellitah, Fausto Piano e Salvatore Failla, in casa Calcagno «c'è stato il crollo totale: due colleghi e amici di papà non erano più in vita e questo è stato il grande rammarico di tutti noi. Non conoscevo gli altri colleghi di mio padre, le loro famiglie non le abbiamo sentite per discrezione, ma siamo vicini a loro. Stamattina - dice Gianluca - abbiamo anche sentito la ditta di papà, che ci è stata sempre vicina».
«Accoglieremo papà con un grande abbraccio, poi cercheremo di farlo stare tranquillo. Non sappiano fisicamente e psicologicamente come hanno affrontato questi otto mesi. Mio padre al telefono non ci ha raccontato nulla della prigionia. Dalla voce ho sentito che stava bene, ma so che è un grande camuffatore, sa non trasmettere alla famiglia le sue paure, l’ha imparato da questo lavoro».
Casa Calcagno alla notizia della liberazione di Filippo si è riempita di parenti; l’uomo liberato ha cinque sorelle. «Sono subito accorsi tutti. Ora aspettiamo il suo ritorno».

"Siamo devastati: vogliamo tornare urgentemente dalle nostre famiglie: sono le prime parole di Calcagno e Pollicardo. guarda il video

«Per festeggiare aspettiamo il ritorno a casa di papà, ma siamo felicissimi». Lo ha detto il figlio di Gino Pollicardo, Gino junior, parlando ai cronisti danti alla casa di famiglia. I Pollicardo hanno ricevuto la visita del sindaco, Emanuele Moggia e dei carabinieri, mentre da questa mattina i parenti di Gino si sono radunati nell’abitazione accanto alla moglie Ema. E’ stata lei a ricevere la telefonata della Farnesina che annunciava la liberazione.

Una «gioia immensa rattristata dalla notizia dell’uccisione degli altri due colleghi». Così il figlio di Gino Pollicardo, Gino Junior, sulla porta di casa ha commentato la notizia della liberazione in Libia del padre. «Credetemi, è una gioia dopo tanti mesi di attesa e di tensione. Ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, dalla Farnesina ai nostri compaesani, anche al parroco che stamattina ha fatto suonare le campane in segno di festa», ha aggiunto.

La cronaca della mattinata

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