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Figli e nuove tecnologie: istruzioni per l'uso

I consigli per ogni età. E i rischi di cyberbullismo e cybersex

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L'occasione l'ha fornita un bell'incontro organizzato dal "Cerchio dei papà". Attualissimo il tema: "Papà, ho scaricato una App", ossia quattro esperti di fronte a una platea di genitori a caccia di spunti di riflessioni e di punti di partenza per rispondere a domande difficili, che rimettono in gioco il ruolo, l'autorevolezza e le competenze (tecnologiche e non solo) degli adulti. E costringono - oggi che la tecnologia aumenta le opportunità ma anche i rischi - a ripensare il rapporto educativo. A che età - e quanto? e come? - consentire l'uso di internet ai propri figli? Come controllare cosa succede sui loro telefonini e sui loro tablet? Da cosa bisogna metterli in guardia? 

Abbiamo approfittato dell'incontro per video-intervistare i quattro esperti - il pediatra Alessandro Volta, lo psicoterapeuta Alberto Dazzi, l'educatore e formatore Alvaro Gafaro e lo psicologo e formatore Fabio Cola - e con loro trattare i diversi aspetti della questione e fornire qualche spunto utile per farsi le giuste domande.

Con una costante: tutti ripetono che è essenziale che i genitori facciano il loro mestiere  di genitori. Faticoso ma necessario. Tornando a parlare con i propri figli e anche offrendo loro l'opportunità di uscire dal mondo web per esplorare e apprezzare ciò che c'è qui fuori: incontri, libri, sport, natura. La vita, insomma.

La prima video-intervista è al pediatra Alessandro Volta. Qui sotto, gli altri video-contributi e una riflessione dello stesso Volta sul tema "Adolescenti, internet e strumenti digitali"

I ragazzi e i rischi del cybersex: Alvaro Gafaro

Ragazzi e cyberbullismo: Fabio Cola

La relazione educativa genitori-figli nell'era digitale: Alberto Dazzi


Gli adolescenti, internet e gli strumenti digitali
(Alessandro Volta)

Premessa

Quella di oggi è la prima generazione a possedere un sapere che non le è stato consegnato dalle generazioni precedenti. Nel campo informatico e nell’uso degli strumenti digitali generalmente “i figli insegnano ai genitori e gli allievi sono più competenti dei loro insegnanti”. Questo ribaltamento dei ruoli può produrre difficoltà nei rapporti tra adulti e ragazzi, interferendo in maniera significativa nei processi educativi, soprattutto nella delicata fase dello sviluppo adolescenziale.

Anche la prima infanzia non è esente da rischi e condizionamenti: Miriam di tre anni riceve in mano un coloratissimo librino cartonato e per passare alla pagina successiva striscia l’indice sulla copertina aspettandosi che si realizzi quanto succede sul tablet o sullo smartphone del papà; Giovanni, più o meno alla stessa età, osservando dalla finestra un oggetto lontano, prova ad avvicinarlo ingrandendolo, usando lo stesso movimento di indice e pollice che si applica agli touchscreen. E’ solo un po’ di confusione? Probabilmente, ma occorre comunque mettere ordine e cercare di capire la differenza tra il reale e il virtuale, tra il fisico e il digitale. Dobbiamo ammettere che non tutto è pericoloso e negativo. Babbo Luigi è appena reduce dall’acquisto del nuovo lettore DVD, ha installato e collegato il tutto, si siede concentrato a leggere le istruzioni per avviare l’apparecchio, ma quando alza gli occhi dal libretto in multilingue si accorge che Paolino, il ‘grande’ dei suoi figli, quello di 6 anni, sta già guardando il suo cartone preferito; bastava un po’ di intuito e qualche piccolo tentativo, per lui il libretto di istruzioni può finire nel cestino.

Questi piccoli aneddoti ci danno un’idea precisa di cosa significhi essere ‘nativi digitali’. Ma le domande che da genitori ci facciamo sono piuttosto complesse e difficili: cosa dobbiamo fare per educare a un uso corretto di questi potenti strumenti? Come restare sul ‘pezzo’ e essere aggiornati ai (troppo) veloci cambiamenti tecnologici? Concedere o vietare? Rimandare il più possibile o iniziare presto per fare esperienza gradualmente?

Non esistono risposte precise e semplici. Però possiamo provare a capire e a riflettere, così da trovare le soluzioni migliori per le diverse tappe di sviluppo dei nostri figli. Anche per gli insegnanti la sfida è notevole, perché il tema coinvolge l’insieme dei tradizionali strumenti didattici e l’intero processo di apprendimento delle nuove generazioni.

I dati

Anche nel nostro Paese sono state condotte diverse indagini, per meglio capire il rapporto che i ragazzi hanno con gli strumenti digitali. Ne citiamo tre particolarmente autorevoli. La prima è quella condotta nel 2014 dalla Società Italiana di Pediatria, che ha coinvolto oltre 2000 ragazzi di terza media. La percentuale di ragazzi che si collega a internet dallo smartphone è arrivata al 93%; il PC fisso o portatile non è quasi più utilizzato. Oltre la metà dei giovani si collega anche dopo cena, 1/3 anche prima di addormentarsi; il 12% si connette appena sveglio (forse chattano anche in sogno!….). WhatsApp ha superato Facebook (il genitore che non conosce questi applicativi ha bisogno urgentemente di un corso intensivo); il 13% dei ragazzi ha dichiarato di aver partecipato a giochi d’azzardo online, il 19% di aver inviato foto e propri dati a persone sconosciute (cioè non conosciute nella realtà, ma solo in rete), il 15% ammette di aver condiviso selfie provocanti.

La seconda indagine dalla quale ricaviamo informazioni è quella condotta nel 2015 da Save the Children su oltre mille ragazzi tra i 12 e i 17 anni. Tra i risultati della ricerca emerge che i ragazzi conoscono bene le regole della privacy, ma non sembrano preoccupati di violarne le norme; il 41% di loro comunica con persone non realmente conosciute e delle quali non possono verificare l’identità; l’impegno per la navigazione in internet e sui diversi social network è molto alto: il 28% di loro partecipa a oltre 10 gruppi di chat (un vero e proprio lavoro!), con un alto investimento di tempo e di energie, che vengono generalmente sottratte ad altre attività come lo studio e lo sport, ma anche a relazioni reali e dirette. Da questa ricerca emerge che i nostri ragazzi utilizzano le tecnologie digitali in forma del tutto autodidatta, in alcuni casi con il semplice aiuto di un coetaneo; ne deriva che l’uso di strumenti come google o come wikipedia è del tutto acritico e passivo, e non basato sulla conoscenza dei meccanismi che ne determinano il funzionamento.

La terza ricerca che citiamo è quella realizzata dalla Polizia Postale nell’ambito del progetto ‘Una Vita da Social’, con interviste a ragazzi/e delle scuole superiori. Il 31% dei campione ha dichiarato di essere sempre connesso e di intervenire tempestivamente quando riceve una notifica; il 26% riferisce di aver ricevuto da amici e conoscenti foto o video in pose sexy; il 30% ammette di aver preso in giro qualcuno postando o condividendo contenuti imbarazzanti o ironici.

Da queste indagini emerge che il tempo utilizzato per leggere libri e per praticare attività fisica o sportiva è sempre più ridotto, e in alcuni casi del tutto annullato.

Il cervello dell’adolescente

Prima di iniziare a riflettere su cosa fare e sul comportamento da tenere con i nostri ragazzi digitali, può essere utile avere qualche informazione su come funziona il cervello di un adolescente (più o meno dai 12 ai 16 anni). Recenti ricerche di neuroscienze hanno evidenziato nel cervello adolescente bassi livelli di dopamina (un ormone che regola gli stati d’animo, come l’euforia e la gratificazione); quando però si verifica un’esperienza stimolante o eccitante, la scarica di dopamina può essere altissima (decisamente superiore a quella di un adulto). Ne deriva che un adolescente è predisposto ad annoiarsi e tende a ricercare stimoli eccitanti; è anche per questo che sono frequenti gli ‘sbalzi’ di umore e i comportamenti impulsivi (lo sapevamo già, ma adesso ne conosciamo i motivi e i meccanismi).

Oggi sappiamo anche che nel cervello di un adolescente i nuclei interni arcaici (come l’amigdala), che regolano i comportamenti istintivi ed emotivi, si sviluppano prima rispetto alle regioni della corteccia prefrontale dove operano i processi riflessivi e i meccanismi ‘frenanti’. In pratica si realizza una situazione di asincronia maturativa e di ridotta integrazione tra zone diverse del cervello, che ha come effetto finale ‘la sopravalutazione dei vantaggi e la sottovalutazione dei rischi’. Questo stato di transizione maturativa provoca una maggiore visione parziale e di contesto, e una ridotta visione prospettica di insieme. Quindi l’adolescente pensa all’oggi e non al domani, vede il vantaggio immediato anziché il danno o il rischio futuro.

Possiamo concludere che questa età di mezzo è molto impegnativa e difficile, e che molto comportamenti che un adulto considera assurdi hanno una precisa motivazione. In pratica i nostri ragazzi hanno nel cervello il motore di una Ferrari, ma la carrozzeria, le gomme e i freni sono quelli di una ‘500’. Si tratta di un ‘mostro ibrido’, né adulto né bambino, che dovrebbe uscire dal guado e risalire l’altra riva quanto prima, purtroppo invece la struttura della nostra società ha portato ad allungare questo periodo di transizione.

Adesso forse ci è più facile capire perché Paolo, un ragazzo tranquillo e anche un po’ timido, un bel giorno decide di postare su WhatsApp la foto a seno scoperto di Asia, la ex-fidanzata del suo migliore amico; la foto in poche ore fa il giro dei telefonini di tutta la scuola e finisce in internet, potenzialmente a disposizione del mondo intero, per l’eternità. Il motivo di base era una forma di vendetta per una offesa che Asia aveva rivolto all’amico, ma la conseguenza è stata devastante per tutti, arrivando fino a implicazioni di natura legale. Nell’atto di Paolo è mancata la riflessione sulle conseguenze e il relativo controllo frenante. Ha agito di impulso, e forse mentre premeva quel click aveva già iniziato a dubitare della sua idea, ma ormai era troppo tardi. La velocità informatica non lascia scampo e richiede, anche a noi adulti, un grande controllo e un’ottima competenza previsionale.

Il cervello dell’adolescente è molto sensibile anche ad altri ormoni, come l’ossitocina che regola i legami sociali e affettivi; questo rende esageratamente importante il valore che l’altro ci attribuisce e l’appartenenza al gruppo dei coetanei diventa una questione vitale. L’azione di Paolo è stata indotta e accelerata dal pensiero che avrebbe ricevuto dall’amico i complimenti per il coraggio dimostrato. Per un adolescente, essere accettato e confermato dai pari è una vera necessità, un bisogno regolato dalla maturazione del suo cervello e dagli ormoni coinvolti.

Per aiutare un ragazzo a contenere i comportamenti a rischio e canalizzare l’energia e la creatività verso azioni utili occorre favorire i processi riflessivi e integrativi, ma per fare questo è necessario accedere alla sua cerchia, cioè essere adolescenti come lui; questo può creare un vero e proprio cortocircuito, nel quale il modo degli adulti (sia i genitori che gli insegnanti) rischia di scorrere parallelo a quello dei ragazzi, senza reali punti di contatto.

Come usare gli strumenti digitali?

A questo punto siamo un po’ più attrezzati per riprendere le fila della nostra riflessione sull’uso degli strumenti digitali e del mondo dei social network.

Diciamo subito che passando dal PC fisso allo smartphone sempre connesso, non ha più senso parlare di controllo, perché non è più possibile inserire filtri o password, stabilire orari d’uso o verificare cronologie di navigazione. Con i nuovi strumenti e il wi-fi un ragazzo chiuso nella sua camera è come fosse in erasmus in Australia. Inoltre questi nuovi strumenti vengono utilizzati per una grande varietà di funzioni (la telefonata è oggi quella meno usata): si ascolta musica, si curiosa sulle bacheche degli amici, si chatta con più gruppi, si cercano orari, si prenotano posti al cinema, …. Per molto genitori, invece, il motivo iniziale che ha portato a regalare il ‘telefonino’ è stata la possibilità di rintracciare costantemente il figlio e seguirne gli spostamenti durante il giorno; in pratica una guardia del corpo digitale rassicurante e infallibile.

Se il controllo è diventato difficile o impossibile, l’unica strada percorribile è quella di educare all’uso dello strumento, apprendendo insieme potenzialità e rischi. E’ necessario condurre il ragazzo a capire che la foto che posta in rete è per sempre, ed è come se l’avesse fisicamente appesa alla bacheca della scuola o nella piazza del paese. Occorrono occasioni per riflettere insieme che non tutto quello che si trova in internet è vero, che molte informazioni sono parziali o distorte, che può esserci bisogno di fare alcune verifiche prima di acquisire informazioni. Anche per quanto riguarda le norme sulla privacy è necessario fornire informazioni e raccontare episodi che descrivono le conseguenze di azioni inappropriate.

Ma qualunque processo educativo richiede tempo e deve essere avviato al momento giusto, senza inutili anticipazioni, ma senza neppure perdere il periodo sensibile. L’età migliore per l’uso condiviso degli strumenti digitali è tra i 6 e i 9 anni; in questo periodo i figli accettano ancora di fare esperienze con i genitori e fino a questa età è possibile non concedere un uso autonomo della rete; a questa età possiamo utilizzare assieme PC o Tablet per giocare, sistemare le foto della gita, cercare informazioni sui luoghi della prossima vacanza, fare ricerche per la scuola, ascoltare musica, acquisire informazioni sugli idoli sportivi o televisivi. In questo modo è possibile indirizzare a un uso appropriato dello strumento, stimolando un utilizzo creativo e nel contempo mettendo in guardia dai rischi (anche spaventando un po’ su come un pedofilo può adescare un ragazzino).

Prima dei 5 anni è del tutto inutile usare strumenti digitali (sotto i 3 anni oltre che inutile è anche dannoso), perché a questa età occorre fare esperienze dirette, emotivamente coinvolgenti, vissute assieme agli adulti significativi; occorre vivere storie e narrazioni, nostre o degli altri, immaginare situazioni fantastiche vivendole nel gioco libero o simulato, magari all’aria aperta a contatto con la natura. Questa è l’età della sperimentazione, della manipolazione, dell’esplorazione, della coordinazione mente-corpo, del linguaggio non verbale; evitiamo di fare confusione usando strumenti tecnologici per i quali un bambino non può neppure lontanamente intuire i meccanismi che ne regolano il funzionamento.

Dai 10 anni è possibile concedere una certa autonomia, ma stabilendo regole sui tempi per evitare interferenze sullo studio, il sonno, l’attività fisica e la relazione diretta con i coetanei. E’ opportuno usare password e filtri, utilizzando un PC con la possibilità di verificare le cronologie di navigazione.

Per l’uso di uno smartphone, e della relativa connessione ‘perenne’ e libera, sarebbe meglio attendere i 12 anni, e soprattutto aver condiviso il percorso degli anni precedenti per sperare di contenere i rischi di un uso improprio. Dobbiamo essere consapevoli che stiamo mettendo in mano a un adolescente un mitra carico; l’allenamento precedente dovrebbe favorirne un uso adeguato (la variabile più difficile da controllare sono i coetanei, e un Lucignolo da imitare l’abbiamo avuto tutti). Stabiliamo il patto del non uso notturno (c’è anche il pericolo delle onde elettromagnetiche emesse dagli apparecchi, di cui ancora non conosciamo con precisione gli effetti a distanza, soprattutto per le nuove generazioni che ne risultano esposte fin dalla nascita); se siamo riusciti a evitare la TV in camera da letto, facciamo in modo che lo stesso rischio non sia veicolato dallo smartphone, che ha potenzialità ancora maggiori.

L’utilizzo autonomo dei social network è da evitare prima dei 14 anni, perché prima di questa età è molto improbabile che il ragazzo possegga le sufficienti capacità di controllo e di senso critico; rischierebbe un utilizzo inappropriato e sarebbe più facilmente vittima di bullismo o incontri che non è attrezzato a gestire.

Per i genitori, una regola preziosa è quella di ‘non vietare, ma di guidare’. Detta così sembra facile, ma con un ragazzo o un adolescente la questione è molto più complicata, e spesso gli adulti non riescono a essere abbastanza efficaci. Anche la scuola fa molta fatica, anche se progetti sulle tecnologie digitali ‘da usare, senza farsi usare’ qualcosa ottengono; gli interventi svolti a scuola hanno il grande vantaggio di essere condivisi tra i pari, i dibattiti e il confronto che si riesce ad attivare realizza quella riflessione tanto utile ai nostri adolescenti. Il linguaggio tecnologico inoltre uniforma e annulla i ruoli, ostacolando adeguati processi educativi (è davvero poco efficace sgridare un figlio tramite WhatsApp utilizzando faccine arrabbiate o tristi).

Teniamo presente che esiste anche il rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza da internet (in Giappone sembra che il fenomeno interessi il 5% dei giovani). Il sovraccarico di informazioni può saturare il nostro limitato cervello e ridurre la capacità di concentrazione, accorciando i tempi di attenzione; ci possono essere effetti negativi anche sulla memoria, sulla capacità di analisi e sul senso critico. Riguardo ai contenuti trovati in internet, la maggior parte dei genitori è preoccupata dal materiale sessuale o pornografico (che può effettivamente creare confusione e turbamento), ma non vano sottovalutati i contenuti violenti, che possono produrre ansia o stimolare aggressività.

Non dobbiamo però cadere nell’errore di vedere tutto nero e pericoloso Occorre riconoscere che gli strumenti digitali, e un appropriato uso di internet, rappresentano per i ragazzi una preziosa opportunità per acquisire informazioni rapidamente, imparare a gestire situazione complesse, sviluppare autonomia, allargare l’ambito comunicativo e relazionale; la rete e i social network possono annullare grandi distanze e permettere una comunicazione in tempo reale con amici a parenti in angoli remoti del pianeta. E’ stato dimostrato che i ragazzi con una buona rete di relazione riescono a usare i social network per arricchirla, mentre quelli che hanno una rete sociale povera e una scarsa autostima, con l’uso dei social rischiano di peggiorare il loro stato e di isolarsi ulteriormente. E’ quindi molto importante che i genitori contestualizzino le situazioni, leggendo con attenzione i possibili segnali di disagio, per intervenire quando la situazione presenta aspetti critici. In casi selezionati può essere necessario chiedere aiuto e farsi supportare, partendo dal proprio pediatra, ed eventualmente rivolgendosi ad altre figure professionali competenti.

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