Intervista

Lucchi: "Pronto a tutto per difendere Berceto dai tagli statali"

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Luigi Lucchi è forse il sindaco di provincia più conosciuto d’Italia. Le sue originali proteste lo hanno portato alla ribalta della cronaca sui quotidiani nazionali e gli sono valse numerose «ospitate» in televisione. Persino il premier Matteo Renzi, durante il recente incontro con i sindaci del parmense, una volta entrato in sala ha chiesto di conoscere il «sindaco in mutande». Un’etichetta che forse fa sorridere, ma quella protesta, che se non ci fosse stato lo schieramento preventivo di forze dell’ordine ad impedirglielo lo avrebbe fatto restare in boxer e fascia tricolore davanti al Quirinale, ha davvero attirato l’attenzione sui problemi nell’amministrazione dei piccoli Comuni. Un po’ sindaco un po’ «Cassandra», Lucchi ha dedicato la sua vita alla politica «sul campo», convinto che ci sia ancora spazio per una buona amministrazione. A patto però di non farsi imbavagliare e legare le mani.
Più di una volta ha detto che la legge Delrio è anticostituzionale...
«Parliamo di un ministro che ha distrutto le Province e fatto danni ai cittadini... I cittadini non sono più in grado di eleggere i loro rappresentanti tranne i sindaci, ma, in compenso, a questi ultimi stanno legando mani e piedi. In questo modo si elimina la democrazia e i risparmi sbandierati non esistono: è un’operazione fatta solo per piaggeria nei confronti dell’opinione pubblica. I servizi sono peggiori, i cittadini sono lasciati soli e si allontanano. Per il riordino territoriale a livello di piccoli Comuni abbiamo l’esempio di Polesine e Zibello dove in pochi sono andati a votare il referendum. Si dice che ci obbligheranno alla fusione, ma Berceto è un comune atipico con 2200 abitanti in inverno e 10mila in estate: come dobbiamo essere considerati? Il Comune più vicino è a 40 minuti di strada: quali servizi si possono migliorare. Se tu risparmiassi anche due posti pubblici, in montagna non fanno certo schifo e il loro «taglio» non risolverebbe nessuna emergenza. Una volta avevo cinque operai comunali, adesso ne ho due e non posso assumere. E’ vero che le fusioni danno contributi ed incentivi ma qui i disagi sarebbero superiori ai guadagni. La strada maestra era modificare tutto, adesso abbiamo perso tempo. Il dato di fatto è che da quando si parla di federalismo fiscale si sta centralizzando sempre di più: le imposte comunali vanno prima allo Stato e poi ne viene restituita una parte. I fondi europei che abbiamo portato a casa negli anni passati erano stati ottenuti grazie al supporto della Provincia perché Berceto, come altri piccoli Comuni, non ha la «forza» di elaborare e presentare progetti. Adesso si comincia a capire che andavano tolte le Regioni e non le Province ma nel 2013 ero da solo».
Le sue battaglie, oltre che per Berceto, sono per non far «morire» la montagna.
Recentemente ha portato avanti una «lotta» contro la liberalizzazione dei farmaci di fascia C per sostenere il lavoro della piccole farmacie. In tanti settori cercano di far passare un concetto che distrugge: quello del profitto. La soluzione a tutto sembra essere quella di eliminare ciò che non porta guadagno. A questo punto, allora, non serve nemmeno la politica o il riequilibrio delle risorse. E’ evidente che mantenere un presidio medico in montagna costa di più rispetto alla città, e che a volte per un’emergenza devi usare l’elicottero invece dell’ambulanza, ma non riesco ad immaginare un paese senza medico. E lo stesso vale per la farmacia. A Berceto abbiamo una farmacia comunale, gestita da una giovane coppia: hanno idee e iniziative e sono molto benvoluti in paese. E’ chiaro però che scapperanno se i medici potranno consegnare i farmaci. Ritengo sia giusto che il sistema sanitario operi un risparmio acquistando direttamente i farmaci dalle case farmaceutiche, ma non è giusto escludere dal mercato i professionisti. In provincia c’è stata una grande protesta per la chiusura degli uffici postali più piccoli».
A Berceto questo pericolo è scampato?
«Il servizio rimane sia a Ghiare che a Berceto ma la gestione della posta, soprattutto nell’ottica del risparmio con cui hanno giustificato le chiusure dei mesi scorsi, mi lascia perplesso. Se io imbuco a Berceto una lettera per Luigi Lucchi, la busta va a Bologna, poi a Borgotaro e quindi a Berceto. Se non viene distribuita, torna a Borgotaro e la mattina dopo riparte».
Già nel 2010 a Berceto sono stati tolti i cassonetti dei rifiuti, come avete organizzato la raccolta per non creare disagi ai residenti e ai villeggianti?
«Oggi a Berceto la gestione è comunale e il servizio è totalmente sotto il controllo dell’Ente. Ritengo che questo sia un compito che dovrebbe riguardare esclusivamente i Comuni, in modo che i cittadini possano valutare il servizio: i cittadini non votano i vertici di Iren ma gli amministratori. Quando abbiamo cambiato il sistema di raccolta, abbiamo raggiunto subito il 50% di differenziata, spazzamento compreso. Un dato buono per un territorio di montagna e, soprattutto, la spesa è contenuta. La Regione vuole far entrare i Comuni in carrozzoni mangiasoldi, con tutto deciso da Atersir, ma ricordo che quando eravamo in comunità montana ci «rubavano» il 35%: sembrava che i bercetesi producessero rifiuti come a Los Angeles. Da 1 marzo di quest’anno abbiamo introdotto il porta a porta e, anche in questo, bisogna sperimentare e mettersi d’accordo con i cittadini. In estate, per esempio, facciamo più passaggi rispetto alle altre stagioni: un incremento che possiamo permetterci proprio grazie ai proprietari delle seconde case».
A Berceto è nata un’iniziativa molto particolare: la cooperativa di comunità. Sembra che i servizi offerti finora siano graditi.
«La cooperativa di comunità è stata istituita meno di un anno fa ma ha già dato risultati, soprattutto quest’estate e durante le feste. I volontari sono molto attivi: hanno creato una sorta di baby parking e una rete di assistenza agli anziani in villeggiatura. Per i soci c’è addirittura un pulmino, idoneo anche al trasporto disabili, che fa da navetta con la stazione di Ghiare, con la Cisa e con il Brunelli».
Ci sono tante iniziative, ma un paese di montagna che aspira a diventare «turistico» come fa a proporsi senza un sistema alberghiero? In particolare, l’albergo del Poggio, chiuso da decenni e acquistato per investimenti da una società, è tuttora bloccato?
«Per l’albergo del Poggio, ogni sei mesi ci dicono che «faranno» e poi non fanno: sembra imminente la presentazione dei progetti e quando questo verrà fatto il Comune evaderà tutte le pratiche burocratiche nel più breve tempo possibile. Chi ha inviato questa domanda ha perfettamente ragione sul fatto che il turismo si fa coi posti letto, se no è villeggiatura. Attualmente ci sono diversi ostelli sul territorio e ci sono stanze anche nel seminario. Abbiamo infine il campeggio, che è uno dei più grandi dell’Emilia Romagna. Ma questo non basta e non risponde pienamente alla richiesta. Di recente Anas ha ristrutturato parzialmente due case cantoniere dismesse, speriamo che qualcuno le prenda in gestione per farle diventare «alberghi diffusi».
Da quando si è candidato promette che arriverà la connessione veloce ad internet: quando riusciremo finalmente ad averla?
«Senza internet la montagna non ha futuro e per questo ci stiamo dando da fare incessantemente. Per eliminare il digital divide ci sono fondi europei, regionali e statali: i soldi ci sono ma ci sono problemi di infrastrutture. Abbiamo un collegamento wifi in piazza sia a Berceto che a Ghiare e nel capoluogo arriva già la fibra ottica. E’ già venuto due volte il direttore tecnico di Lepida a verificare la situazione e Telecom ha presentato un piano di potenziamento. Abbiamo già previsto un collegamento via cavo con Ghiare e Borgotaro e ci avevano promesso che entro il 2015 lo avrebbero attivato. I lavori sono andati a rilento e non c’è ancora niente per cui non mi sento di fare previsioni ma posso garantire che resterà l’impegno massimo da parte nostra per portare a casa questo risultato.
Sono stati fatti lavori importanti alla casa protetta. Intende riqualificare l’intero edificio?
«Stiamo cercando una soluzione per fare i lavori per ottenere un risparmio energetico: in diversi comuni erano partiti con il patto dei sindaci, noi non riusciremmo a produrre tutti gli incartamenti necessari per cui cerchiamo un’altra strada. A Berceto c’è grande attenzione verso gli anziani: oltre ai 43 ospiti della casa protetta, gli «over 60» a Berceto sono oltre il 70% della popolazione. In collaborazione con Asl abbiamo fatto una «mappa» monitorando tutti gli anziani e così abbiamo un quadro dettagliato delle singole situazioni, critiche e non. Abbiamo l’assistente sociale pagata dal Comune una volta a settimana ma i volontari ci aiutano tanto. In questo quadro si comprende perché mi batto affinché in ogni frazione ci sia un locale pubblico: è un supporto sociale non indifferente».
State tentando di mantenere i servizi, ma i bercetesi restano lì o se ne vanno?
«Molti purtroppo hanno scelto di andare via, a Parma e all’estero. Ci siamo lasciati contagiare dall’assistenzialismo, dalla pretesa del posto fisso, dalle comodità. Berceto ha potenzialità enormi per chi ha idee e inventiva e per chi si vuole mettere in gioco: ci vuole intraprendenza. Per le famiglie con bambini c’è tutto fino alla terza media. Abbiamo due asili, uno gestito dalle suore salesiane a Berceto e uno statale a Ghiare, e nelle scuole abbiamo le Lim in ogni classe fin dal 2010».
Però ci sono attività imprenditoriali innovative che stanno andando bene.
«C’è una riscoperta dell’agricoltura: se ci sono idee risulta vincente anche in un territorio non facile come questo. Alice Vescovi, ad esempio, è una ragazza giovane che ha deciso di allevare galline a Bergotto: qualche mese fa la qualità del suo lavoro è stata premiata con l’Oscar Green. Abbiamo anche allevamenti di maiale nero e persino produttori di vino. Basta crederci e si può fare tutto».
Come far diventare un centro aggregativo una villa sequestrata alla mafia...
«Dobbiamo dire che finora Fondazione Cariparma, Fondazione Banca Monte e la Regione ci hanno aiutato tantissimo. Grazie al loro contributo e alla volontà di tanti, la struttura è stata restituita alla popolazione e oggi ospita una bellissima palestra e una biblioteca, oltre alla piscina solarium apprezzata già l’estate scorsa. Ad ottobre, finalmente, la villa è stata collegata alla caldaia a cippato che già riscaldava la casa protetta e il Comune e potrà essere pienamente utilizzata anche nei mesi freddi».
Alcuni cittadini chiedono se a Berceto ci sono vie «di serie a» e altre «di serie b». In via Evasio Colli la manutenzione viene fatta fino a metà, dal centro al seminario, e gli ultimi 300 metri sono degradati, eppure per chi viene da fuori Berceto è la strada che porta in paese.
«Questo non è vero. Peraltro è una di quelle strade che riusciamo a tenere in ordine grazie ai profughi che ospitiamo a rotazione. Fin dal 2011 abbiamo chiesto a chi arrivava di aiutare a tenere in ordine il paese. A volte abbiamo gruppi volenterosi, altre volte gente un po’ lavativa. Proprio via Evasio Colli è stata pulita e sistemata e all’inizio, cosa che prima non c’era, abbiamo fatto un marciapiede».
Lei tiene particolarmente al Duomo. Ci sono manifestazioni in programma per il Giubileo?
«Il Duomo di Parma, il Santuario di Fontanellato e il Duomo di Berceto saranno le uniche tre chiese in cui verrà aperta la Porta Santa: un’occasione unica e che dovrebbe essere l’occasione, per noi bercetesi, per dimostrare un maggiore rispetto del Duomo e delle persone che vi entrano per pregare».
Ci sono progetti in vista per il recupero del castello?
«Voglio provare a fare un bando per vedere se qualche associazione di giovani vuole utilizzarlo per eventi o per corsi archeologia. Quest’estate, grazie al contributo di Filippo Olari e insieme all’associazione Manifattura Urbana, l’associazione Acmé e con la partecipazione di Ricercatori dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (Itabc-Cnr) e dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione «A. Faedo» CNR, sono stati organizzati incontri di studio che hanno avuto un buon successo. Un’esperienza che avevamo già testato, sotto la guida di Francesco Fulvi, alla Fornace di Ghiare. Attivissimo sui social network, non passa giorno senza che lei affidi pensieri e progetti alla rete. Qualche giorno fa, sul suo profilo ha pubblicato la frase del premio Nobel Niels Bohr «esperto è chi ha fatto tutti gli errori possibili nel suo campo» con il commento «io sono un esperto».
Qual è l’errore più grande che si ricorda di avere fatto?
«Avere perso le elezioni nel ‘90: siamo stati supponenti pensando di stravincere e abbiamo perso, facendo un danno al paese. Questo mi ha insegnato che non bisogna mai sottovalutare gli avversari e non bisogna mai pensare che il voler fare bene sia sempre compreso e riconosciuto: le persone valutano in modo diverso e più immediato da chi amministra e conosce le cose. Soprattutto nei paesi, se una diceria prende il via non si riesce più a recuperare. In quel caso si diceva che non si sarebbe potuto fare niente per il parco, cosa che è stata poi smentita dai fatti, forse con più umiltà si sarebbe potuto far capire come stavano le cose realmente. Comunque, dopo aver fatto lavori per 40 miliardi di lire sul territorio, abbiamo perso le elezioni»
Allora lei era consigliere, e aveva portato avanti il gemellaggio con gli indiani Lakota.
«Quella degli indiani è sempre stata una mia «mania»: a loro ho sempre riconosciuto un particolare ruolo politico e, dopo il discorso di Toro Seduto al parlamento canadese, mi sono sempre riproposto di fare qualcosa per ricordarlo in quella veste. Oggi il parco pubblico di Berceto è intitolato a lui e abbiamo come unico gemellaggio quello con gli indiani. Il 2018 sarà l’anno del trentennale di questo legame e vorrei riuscire a riportarli a Berceto».

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