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Premio Colasanti-Lopez - III G PIA Ipsia Levi

Intervista

02 aprile 2014, 17:13

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In questi giorni ricorre un anniversario speciale: l'associazione 'Hope' compie 70 anni, essendo stata fondata nel lontano 2014. Per celebrare l'avvenimento e ricordare alle generazioni più giovani che cosa ha rappresentato nella vita di tante donne, siamo andati ad intervistare la sua creatrice, oggi ultracentenaria: Celeste Levi. 

D. - Quest'anno ricorre il 70° anniversario della fondazione di 'Hope', l'associazione da lei creata per aiutare le donne vittime di violenza. Come nacque l'idea?- 

R. -A quei tempi il problema della violenza contro il genere femminile era un fenomeno terribilmente diffuso. Ricordo che quasi ogni giorno si veniva a sapere di donne vittime dei più vari soprusi: si andava da ogni tipo di 'stalking' alle violenze, psicologiche, economiche, fisiche, fino ad arrivare, nei casi limite, alla morte violenta. Era diventato insostenibile il pensiero che tante donne, in tutto il mondo e di tutte le età e condizioni sociali, soffrissero per mano di uomini brutali, feroci, inadeguati... Ecco, l'idea di poter fare qualcosa per eliminare la piaga della violenza di genere mi ha portato a creare 'Hope'.- 

D. -Che cosa ha rappresentato, in concreto, 'Hope'?- 

R. -'Hope' è esattamente quello che il suo nome evoca: speranza. E' stata un'ancora di salvezza per le tante donne in difficoltà che non sarebbero riuscite, da sole, a trovare la forza di uscire dalla spirale della violenza. 'Hope' è nata dalla volontà di credere in un futuro diverso e migliore e questo sia per il genere femminile che per quello maschile. E' in questo senso che ha sempre operato e continua ad operare: per far sì che tutti gli esseri umani, fin da piccoli, fossero aiutati a crescere nel rispetto di sé e di ogni altro individuo, senza distinzioni di sesso.- 

D. -L'associazione ha avuto dunque, fin dal suo nascere, un intento pedagogico?- 

R. -Senza dubbio l'educazione è stato uno degli impegni primari, perché solo la consapevolezza e il riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni persona aiutano a raggiungere la vera libertà: libertà dai condizionamenti, dagli stereotipi, dalle 'maschere'. Se volgo il mio sguardo a quegli anni, che appaiono oggi così lontani, forse la soddisfazione più grande è stata assistere al graduale cambiamento avvenuto sia nel genere maschile che in quello femminile. L'uomo, un tempo così insicuro e debole da sentirsi in diritto di appropriarsi di 'lei' come fosse una proprietà esclusiva, ha via via riconosciuto che la vera forza risiede nel rispetto della volontà altrui; la donna, da parte sua, ha imparato a non sentirsi più vittima sacrificale per trovare invece una rinnovata autostima, un nuovo coraggio sorretto da dignità e determinazione.- 

D. -Come ha operato 'Hope' nei suoi primi anni?- 

R. -Fondamentale è stato il moltiplicarsi dei Centri antiviolenza che, diffondendosi a livello mondiale, hanno creato una rete di sostegno per le donne in difficoltà, facendole sentire meno sole, meno disperate, meno sfortunate: sapere che il proprio problema era simile a quello di tante altre, ha aiutato tantissime donne ad uscire allo scoperto per affrontare e sconfiggere la vergogna, la paura, quel negativo senso di sopportazione che ha rovinato tante vite. Un contributo decisivo è stato inoltre dato a livello di legislazione, poiché le norme e i decreti-legge che si sono susseguiti hanno aiutato a considerare i reati di genere nella loro giusta ottica e, di conseguenza, degni di giusta punizione. 'Hope' ha avuto il merito di 'collegare' e far funzionare al meglio tutto ciò che esisteva in funzione del problema 'violenza sulle donne' ed un ruolo fondamentale, in questo, è stato dato anche dalle tecnologie sempre più elaborate e sofisticate. Ma poco sarebbe cambiato se contemporaneamente il genere maschile non si fosse dotato, pur tra mille resistenze, di una nuova consapevole coscienza, frutto di lunghi anni di educazione, riflessione, attenta considerazione dei mutamenti culturali.- 

D.-Un'ultima domanda. Il motto dell'associazione 'We have hope' sembra ricalcare la celebre frase pronunciata da Martin Luther King, padre della lotta contro la discriminazione razziale, in un famoso discorso del 1963...- 

R. -Esattamente. La frase 'I have a dream' è stata per me (e per tanti della mia generazione) un punto fermo, un faro di luce cui volgere lo sguardo nei momenti più bui e più disperati. Quando tutto sembrava impossibile, quelle semplici quattro parole mi hanno dato la forza di andare avanti nella mia battaglia, sperando fosse così anche per ogni altra donna... La scommessa è stata vinta: ho visto il nascere di una nuova società formata da uomini e donne convinti così anche per ogni altra donna... La scommessa è stata vinta: ho visto il nascere di una nuova società formata da uomini e donne convinti dell'uguale valore e posso per questo considerarmi fortunata. Dedico il frutto della mia creazione a tutte le donne libere e agli uomini liberi del futuro, con un pensiero speciale però a tutte quelle donne del passato le cui sofferenze mi hanno spronato a voler cambiare le cose.- Salutiamo e ringraziamo la signora Celeste Levi per il tempo associazione che è stata fondamentale per combattere la violenza nostri occhi il suo volto fiero e sereno, il volto di chi è consapevole esistenza. e ringraziamo la signora Celeste Levi per il tempo che ci ha dedicato e per la sua associazione che è stata fondamentale per combattere la violenza contro le donne. Rimarrà nei nostri occhi il suo volto fiero e sereno, il volto di chi è consapevole di avere speso bene una lunga esistenza. 

HOPE Associazione contro la violenza sulle donne